Dire “no” non significa necessariamente chiudere, respingere o sottrarsi. Può voler dire, al contrario, prendere posizione, difendere ciò che conta e aprire la strada ad alternative possibili. È questo il filo conduttore del numero 1/2026 di Rivista Solidea, pubblicazione promossa dall’omonima Società di Mutuo Soccorso del Sociale e parte del nostro network, intitolato “Il valore dei NO”.
Il nuovo numero propone una riflessione corale sulla capacità di opporsi a ciò che produce disuguaglianze, esclusione, violenza, spreco e arretramento dei diritti. Un “no” che non resta fermo alla denuncia, ma prova a trasformarsi in proposta, cura, mutualità, partecipazione e costruzione di comunità.
I contenuti della rivista
Il numero si apre con il contributo di Eleonora Artesio, che riflette sul valore della disobbedienza civile e sulla partecipazione come antidoto al ritiro dalla vita pubblica. A seguire, Davide Tabor ripercorre la lotta al manicomio, mostrando come il superamento dell’istituzione manicomiale non sia stato soltanto un rifiuto della segregazione, ma anche l’affermazione di un diverso paradigma di cura. Chiara Marinelli si concentra invece sul contrasto allo stigma nell’ambito della salute mentale, a partire dall’esperienza dell’Associazione Arcobaleno di Torino.
Il tema dell’inclusione lavorativa è al centro del contributo di Marco Maggiora e Simona Cirulli, mentre Stefania Collina e Mauro Masera ragionano sui “no” che la scuola dovrebbe imparare a dire per difendere il proprio ruolo educativo e pubblico. Andrea Couvert propone poi una riflessione sulla casa come diritto e non come merce, mettendo in discussione le logiche che riducono l’abitare a investimento e rendita.
Nella seconda parte della rivista, Albalisa Sampieri racconta la forza dei “no” delle donne attraverso le figure di Antigone, Carla Lonzi e Virginia Woolf. Agnese Vigorelli affronta il tema dello spreco e dell’economia circolare, mentre Loredana Vergassola riflette sul mutualismo come pratica fondata su responsabilità, prossimità e solidarietà. Seguono il contributo di Giulia Zanotti sulla cooperazione come proposta per un’altra idea di sviluppo, quello de La Folamurga sul dissenso come pratica collettiva, artistica e politica, e l’articolo di Guido Bodda dedicato al disarmo nucleare.
Il contributo di Percorsi di secondo welfare
All’interno della rivista trova spazio anche un articolo scritto da Valeria De Tommaso e Alice Sofia Fanelli, ricercatrici del nostro Laboratorio.
Il contributo parte da una constatazione: a sei anni dalla pandemia da Covid-19, i sistemi di welfare occidentali sono immersi in una condizione di policrisi permanente. Crisi sanitarie, transizione demografica, digitale e ambientale, nuove vulnerabilità sociali e tensioni geopolitiche stanno mettendo sotto pressione la capacità delle istituzioni di rispondere in modo tempestivo ed efficace.
In questo scenario, dire no all’arretramento del welfare significa difendere diritti, universalismo e adeguatezza delle prestazioni. Ma significa anche ripensare il modo in cui il welfare viene progettato e organizzato. Secondo le autrici, occorre superare una logica puramente compensativa, che interviene solo quando il bisogno è già emerso, per orientarsi verso un welfare più proattivo, preventivo e capace di anticipare le vulnerabilità.
Un ruolo centrale è attribuito ai dati, alla conoscenza condivisa e alle alleanze territoriali. Il contributo si concentra in particolare sugli Osservatori territoriali, descritti non come semplici archivi di informazioni, ma come piattaforme collaborative capaci di mettere in relazione istituzioni, Terzo Settore, fondazioni, attori sociali e comunità locali.
Le esperienze di Biella, Brescia e Trento, promosse e accompagnate da Percorsi di secondo welfare, mostrano come gli Osservatori possano sostenere la programmazione sociale, rafforzare il coordinamento tra gli attori e trasformare la conoscenza dei bisogni in interventi concreti.