Per la prima volta nella sua storia, l’Unione Europea ha una strategia contro la povertà. È stata presentata a Bruxelles il 6 maggio scorso e ha un obiettivo ambizioso.
“La strategia dell’UE contro la povertà – spiega il comunicato della Commissione Europea – traccia un percorso chiaro per avvicinarsi all’obiettivo dell’Unione, definito nel Piano d’azione relativo al Pilastro europeo dei diritti sociali, di ridurre il numero di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale di almeno 15 milioni entro il 2030, nonché di contribuire all’eliminazione della povertà entro il 2050”.
La strategia è stata presentata insieme ad altri tre elementi, che dovrebbero contribuire a raggiungere gli obiettivi 2030 e 20250:
- una proposta di raccomandazione del Consiglio dell’UE sulla lotta all’esclusione abitativa;
- una comunicazione della Commissione per rafforzare la Garanzia europea per l’infanzia;
- una comunicazione della Commissione per i diritti delle persone con disabilità fino al 2030.
“L’Europa si è sempre contraddistinta non solo per la sua forza economica, ma anche per il suo modello sociale e la sua solidarietà. Nei prossimi anni questi valori saranno messi alla prova e la nostra risposta plasmerà non solo le nostre economie, ma anche la fiducia che i cittadini ripongono nell’Europa”, ha spiegato Roxana Mînzatu, vicepresidente esecutiva della Commissione Europea per i diritti sociali e le competenze, i posti di lavoro di qualità e la preparazione.
“Ecco perché – ha continuato – la strategia dell’UE contro la povertà, la prima nel suo genere, è fondamentale per il nostro futuro: grazie a politiche incisive e alla loro attuazione in tutti gli Stati membri, essa deve contribuire a impedire che le persone cadano in povertà e accelerare gli interventi a favore di coloro che ne sono già colpiti”.
I provvedimenti proposti dalla Commissione sono stati accolti positivamente dalla società civile perché indicano un’attenzione nuova per la povertà da parte delle istituzioni UE. Al tempo stesso, diversi osservatori hanno criticato la mancanza di testi legislativi su cui basare la strategia e l’assenza di nuove risorse per sostenerla.
Le raccomandazioni e le comunicazioni, infatti, sono atti ufficiali UE, ma non sono vincolanti nei confronti degli Stati membri, come invece regolamenti e direttive, e quindi rischiano di rimanere lettera morta.
Per quanto riguarda le risorse economiche, invece, la strategia sollecita un miglior uso dei fondi europei già a disposizione degli Stati e promette di mobilitare anche capitali privati e di altre istituzioni, come la Banca degli investimenti europea. Non vengono stanziati però nuovi fondi aggiuntivi e, anzi, come abbiamo raccontato, il rischio è che il prossimo Bilancio pluriennale dell’UE, che copre il periodo 2028-2034 e che è ora in discussione, tagli pesantemente le voci relative alla politica di coesione e agli investimenti sociali.
Insieme alla strategia contro la povertà, infine, sono stati presentati anche degli interessanti documenti di lavoro dei servizi della Commissione europea relativi alla povertà nell’Ue, ai principi per politiche anti-povertà efficaci e all’implementazione della Garanzia per l’infanzia.