La crescente diffusione delle tecnologie e l’accesso a grandi quantità di dati (big data) hanno aperto nuove opportunità per affrontare le sfide sociali e promuovere cambiamenti sistemici. Tra le iniziative emergenti in questo contesto figura la cosiddetta filantropia dei dati (data philanthropy), che prevede la condivisione gratuita di dati privati e/o l’accesso alle analisi che ne derivano, con l’obiettivo di generare valore collettivo e promuovere il bene comune. Un approccio che implica l’impiego di risorse specializzate – come data scientist, strumenti analitici e competenze tecniche – e il coinvolgimento di attori pubblici e privati – come imprese, governi, università e organizzazioni non profit – per sviluppare soluzioni innovative usando i dati come risorsa strategica per innescare una trasformazione sociale. Ma qual è il perimetro in cui sta avvenendo questa trasformazione? Quali sono opportunità, limiti e prospettive che la caratterizzano? In che modo potrebbe essere accompagnata? Un recente rapporto curato da Percorsi di Secondo Welfare e promosso da Fondazione Lottomatica prova a dare risposta a queste e altre domande. Ve lo raccontiamo brevemente di seguito.
Un quadro normativo in evoluzione
Lo sviluppo della filantropia dei dati è anzitutto influenzato da un contesto normativo in continua evoluzione, che risulta frammentato e privo di standard uniformi.
A livello europeo, il GDPR1 e il DSA2 cercano di bilanciare la collaborazione con la protezione dei diritti individuali, mentre la European Strategy for Data mira a creare un mercato unico dei dati, promuovendo competitività e sovranità. Inoltre, il Data Governance Act (DGA) e il Data Act, che fanno parte di questa strategia, regolano la condivisione dei dati per scopi pubblici, sostenendo l’altruismo dei dati e contrastando la concentrazione nelle mani di pochi attori privati.
In Italia, le normative europee sono state recepite e armonizzate, consolidando un quadro giuridico che tutela i diritti degli individui e disciplina il trattamento dei dati, con l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) che coordina l’attuazione del DGA. Il contesto normativo italiano è poi arricchito da strumenti specifici per la gestione dei dati pubblici, come la promozione dell’utilizzo, riutilizzo e redistribuzione degli open data favorendo trasparenza e accountability.
Benefici e criticità della data philanthropy
In questo contesto, le pratiche di data philanthropy offrono vari benefici sia per chi fornisce e sia per chi riceve i dati. Facciamo qualche esempio.
Gli enti filantropici come le fondazioni possono facilitare l’uso dei dati, sperimentare nuove soluzioni, promuovere collaborazioni e sostenere progetti innovativi, trasformando il patrimonio informativo delle aziende in una risorsa per il bene comune. Al contempo, le imprese3 possono migliorare la loro reputazione, colmare lacune informative e validare i propri dati.
Enti pubblici e organizzazioni come università e istituti di ricerca senza scopo di lucro, hanno invece la possibilità di accedere a dati dettagliati e aggiornati a costi contenuti, facilitando l’analisi tempestiva dei rischi e dei bisogni emergenti e accelerando lo sviluppo di soluzioni innovative a problemi complessi.
Tuttavia, la letteratura presenta alcune criticità di natura etica, informativa, legale e operativa, tra cui l’uso improprio dei dati, problemi di anonimizzazione e discriminazione, oltre a preoccupazioni per la sicurezza informatica e per la competitività delle imprese.
La filantropia dei dati tra definizioni, casi e strumenti operativi
Raccomandazioni per uno sviluppo responsabile
A partire da queste considerazioni, dalla revisione della letteratura e dalle interviste semi-strutturate a esperti/e del settore contenute nel Rapporto di Percorsi di Secondo Welfare, è possibile delineare alcune condizioni che contribuiscono alla promozione di una filantropia dei dati etica e responsabile.
Competenze digitali, alfabetizzazione e cultura del dato
Per sviluppare la filantropia dei dati è essenziale costruire una solida cultura del dato, investendo nella formazione di competenze tecniche e analitiche nelle organizzazioni. Ciò include programmi di alfabetizzazione digitale, apprendimento tra pari e la creazione di toolkit operativi.
Infrastrutture e standard condivisi
Il successo della data philanthropy dipende dalla creazione di infrastrutture sicure e dall’adozione di standard comuni. Ciò implica la gestione etica dei dati, la creazione di procedure condivise e modelli di governance comuni. Un esempio è il TAT Accelerator, una piattaforma internazionale che supporta le organizzazioni anti-tratta mettendole in rete con aziende tecnologiche al fine di sviluppare e aggiornare le proprie competenze. Inoltre, è essenziale promuovere ambienti data-friendly attraverso piattaforme interoperabili, come la piattaforma open data, creata da Fondazione CRC e in programmazione per il 2026. Questa integra e mette a disposizione dati di varia natura al fine di supportare decisioni pubbliche informate.
Reti collaborative e buone pratiche
La creazione di reti collaborative basate sulla fiducia è un altro aspetto fondamentale per allineare visioni, pratiche e strumenti, e per diffondere esperienze virtuose. Un caso significativo è l’iniziativa Data Commons, una piattaforma in fase di sviluppo per la condivisione di dati e risorse promossa da una rete di università, centri di ricerca e organizzazioni filantropiche tra cui Philea, Assifero e l’Università di Ginevra. In questo contesto, l’uso dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie emergenti contribuisce a potenziare l’impatto della filantropia dei dati, soprattutto nel settore della sanità pubblica. Un esempio è rappresentato dall’iniziativa del gruppo ospedaliero Humanitas, che ha implementato l’utilizzo di tecnologie avanzate per migliorare la diagnosi precoce del tumore al seno, contribuendo a trattamenti più precisi e tempestivi. In questo quadro, è importante anche menzionare la promozione dell’integrazione di approcci preventivi, attraverso metodologie di foresight per anticipare e affrontare i rischi e bisogni che caratterizzano la società contemporanea. A tal proposito, Futures Philanthropy di Philea, l’Associazione Europea della Filantropia, rappresenta un’iniziativa virtuosa che facilita la collaborazione tra enti, favorendo la co-creazione di strategie e la condivisione di dati, conoscenze e strumenti per sviluppare soluzioni inclusive e lungimiranti.
Le condizioni per uno sviluppo efficace
In conclusione, la filantropia dei dati può rappresentare uno strumento trasformativo per affrontare le sfide sociali e sostenere l’innovazione, a condizione che sia accompagnata da modelli di governance solidi, inclusivi e partecipativi. L’adozione di principi di equità, trasparenza e responsabilità risulta infatti essenziale per garantire un utilizzo etico dei dati e rafforzare la fiducia tra tutti gli attori coinvolti.
Queste e altre riflessioni sono approfondite nel rapporto “La filantropia dei dati tra definizioni, casi e strumenti operativi. Verso un ecosistema responsabile di condivisione dei dati?”, scaricabile liberamente sul sito di Percorsi di Secondo Welfare.
Note
- Acronimo di General Data Protection Regulation, il Regolamento europeo sulla protezione dei dati).
- Acronimo di Digital Services Act, la normativa quadro europea sui servizi digitali).
- La filantropia dei dati rappresenta un’evoluzione della corporate philanthropy, l’impegno volontario delle imprese a mettere le proprie risorse al servizio della società. In questo caso, le aziende condividono i propri dati invece di denaro o beni, trasformandoli in strumenti per generare un impatto sociale.