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Donare per curare: come si contrasta la povertà sanitaria
Alcune riflessioni sul Primo Rapporto dell'Osservatorio Donazione Farmaci, relativo alla povertà sanitaria nel nostro Paese
16 gennaio 2014

Nei giorni scorsi l’Osservatorio Donazione Farmaci costitutito nel maggio 2013 dalla Fondazione Banco Farmaceutico ha pubblicato il Primo Rapporto Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci. Il documento - curato da ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dell’Università degli Studi di Milano - attraverso il monitoraggio delle attività della rete del Banco Farmaceutico mira a fornire maggiori informazioni su una problematica sociale, la povertà sanitaria, ancora poco conosciuta nonostante i numeri allarmanti raggiunti negli ultimi anni. Tra i fenomeni più interessanti occorre segnalare il ruolo assunto da alcune aziende farmaceutiche, che con le proprie azioni nel corso del 2013 hanno contribuito in maniera fondamentale a rispondere alle esigenze sanitarie dei più poveri.


Povertà assoluta e povertà sanitaria: quale rapporto?

Dall’inizio della crisi, come mostrano i più recenti dati Istat, il numero di persone in situazione di povertà è aumentato in maniera impressionante. In particolare la povertà assoluta – ovvero la condizione in cui si è incapaci di acquistare beni e servizi necessari al raggiungimento di uno standard di vita considerato minimo accettabile nel contesto di appartenenza – interessa (dati 2012) circa 4.8 milioni di persone (8% popolazione, 6.8% delle famiglie), il 60% in più rispetto al 2007.

Le conseguenze sociali di questa situazione sono molteplici - basti pensare al tema della povertà alimentare, cui stiamo anche dedicando un focus di approfondimento, ai problemi abitativi o alle questioni legate all’educazione dei più giovani – ma spesso tra di esse non vengono annoverate la difficoltà legate alla salute. Normalmente, infatti, si pensa che il Servizio Sanitario Nazionale sia in grado di per sé di dare risposta al bisogno di salute di tutti i cittadini, compresi quelli più poveri. Tuttavia anche se una parte dei farmaci sono mutuabili, e dunque acquistabili al costo di un ticket inferiore al prezzo di mercato, esistono classi di medicinali, specialmente se legati alla cura di malattie considerate banali (influenza, raffreddamento, etc.), per le quali è necessario ricorrere a una spesa privata cui non tutti i cittadini riescono oggi a far fronte.

Le famiglie povere, rileva la ricerca, sul fronte sanitario spendono in media l’85% meno delle famiglie non-povere (96,58 € contro 16,34 €), ma dedicano la maggior parte di questa spesa all’acquisto di medicinali. Una famiglia povera utilizza circa il 75% del proprio budget sanitario per l'acquisto dei medicinali, mentre una famiglia non-povera spende invece il 45%. La spesa sostenuta dalla fascia più povera, com’è immaginabile, non permette tuttavia ai più poveri di rispondere completamente alle proprie necessità farmaceutiche, il che li costringe spesso a ricorrere ad enti e associazioni caritatevoli.


La Fondazione Banco Farmaceutico

Dal 2000 la Fondazione Banco Farmaceutico (FBF) cerca di rispondere ai bisogni sanitari inevasi dei più poveri distribuendo gratuitamente farmaci a 1.500 organizzazioni convenzionate, che provvedono poi a destinarle a chi ne fa richiesta. Negli anni della crisi l’impegno della FBF è considerevolmente aumentato, segnando un incremento del 241% tra 2007 e 2013, anno in cui sono stati raccolti ben 1.682.859 farmaci.

Per diverso tempo gran parte dei medicinali necessari a coprire i bisogni dei più poveri sono stati reperiti tramite donazioni effettuate dagli italiani nel corso della Giornata di Raccolta del Farmaco (GRF), evento annuale che si svolge il secondo sabato di febbraio in migliaia di farmacie aderenti su tutto il territorio nazionale. Grazie al contributo di migliaia di volontari e organizazioni del terzo settore, nelle sue 13 edizioni la GRF ha permesso di raccogliere 3.050.000 farmaci, per un controvalore commerciale di circa 20 milioni di euro.

Il costante aumento dei fabbisogni complessivi, nonostante le donazioni durante la GRF siano aumentate del +22% nel periodo 2007-2013, ha tuttavia portato a un allargamento del gap tra i farmaci necessari alle organizzazioni e quelli raccolti presso le farmacie. Se nel 2007 il bisogno superava le donazioni di circa 236.840 unità, nel 2013 questo dato è praticamente raddoppiato, arrivando a quota 460.404 (Fig 1). 
 

Figura 1. Rapporto tra farmaci raccolti nel corso della GRF e bisogno di farmaci, 2007-2013

Fonte: Primo Rapporto Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci 
 

 

Il ruolo crescente delle aziende farmaceutiche

Negli ultimi anni il problema del gap tra farmaci raccolti e farmaci necessari è stato fortunatamente colmato dall’azione di 24 aziende farmaceutiche che hanno garantito una quota molto importante di medicinali attraverso proprie donazioni. Nel corso del 2013 queste aziende hanno donato al Banco Farmaceutico 812.340 farmaci, contribuendo al 75% di tutte le donazioni raccolte nel corso dell’anno appena trascorso. Rispetto a 7 anni fa, quando le aziende garantirono 56.219 farmaci, le donazioni sono aumentate del 1345%.

Queste aziende, in un’ottica di Corporate Social Responsibility, sicuramente sono orientate a donare medicinali per migliorare la propria immagine, ma attraverso la donazione perseguono anche la propria utilità ottenendo alcuni benefici economici derivanti dal mancato immagazzinamento e smaltimento di determinati prodotti. I farmaci in scadenza o non più commerciabili presentano infatti un costo significativo sia in termine di distruzione – circa 1 euro di spesa per ogni chilo di farmaci distrutti – che di immagazzinamento degli stessi - 7 euro euro al mese per ogni pallet. 
 

Figura 2. Provenienza dei farmaci ricevuti e donati dalla FBF, 2007-2013

Fonte: Primo Rapporto Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci 


La crescente disponibilità della aziende a donare farmaci alla rete della FBF si inserisce nel più ampio rafforzamento di reti che coinvolgono soggetti profit e non profit - di cui via abbiamo dato conto già altre volte - che insieme hanno individuato strade percorribili per contrastare efficacemente la povertà in campo farmaceutico così come in altri contesti. L'iniziativa assunta da alcune case farmaceutiche, così come tante altre esperienze innovative presenti nel nostro Paese, deve tuttavia fare i conti con una serie di vincoli normativi e burocratici che rendono il processo di trasferimento dei farmaci lungo e complesso, e che se snellito potrebbe probabilmente permettere di contrastare meglio il fenomeno della povertà sanitaria.


Una legge del “Buon Samaritano” anche in ambito sanitario

A differenza di altri Paesi europei, come abbiamo più volte sottolineato, il nostro sistema di welfare fatica a garantire strumenti di protezione sociale atti a contrastare efficacemente e continuativamente la povertà e i suoi articolari effetti. Per questa ragione, laddove il settore pubblico non riesce a fornire risposte adeguate sul fronte sanitario - ed in particolare sul fronte farmaceutico - realtà appartenenti al settore non profit e al mondo imprenditoriale che si assumono impegni e oneri in questo ambito rappresentano elementi che andrebbero indubbiamente sostenuti e valorizzati.

Anche senza interventi di carattere monetario, che l’attuale congiuntura economica rende tra l’altro fortemente improbabili, lo Stato potrebbe attivarsi per rendere più semplice il trasferimento dei farmaci dalle aziende alle organizzazioni che sostengono le fasce più deboli della popolazione, fornendo un primo importante contributo a questa lotta in cui, per le ragioni sopra elencate, il settore pubblico potrebbe ma non riesce ad essere incisivo.

In un’ottica sussidiaria, il legislatore potrebbe quindi valutare l’approvazione di misure legislative che ricalchino la Legge 155/2003, la cosiddetta “Legge del Buon Samaritano”, grazie alla quale negli ultimi 10 anni, seppur con una certa fatica, sono stati raggiunti importanti traguardi per quel che riguarda il contrasto alla povertà alimentare. Un intervento a “costo zero” che potrebbe certamente rendere meno salato il conto di chi in Italia non ha i soldi sufficienti neanche per comprarsi una scatola di aspirine.

 

Riferimenti

Primo Rapporto Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci

Il sito della Fondazione Banco Farmaceutico

Osservatorio Donazione Farmaci 

Giornata di Raccolta del Farmaco

 

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