PRIMO WELFARE /
Rethinking poverty in the developed world: l’Euro dividendo
28 aprile 2013

PARIGI - Si è svolta dal 18 al 20 aprile la quinta European Public Policy Conference, “Breaking the Cycle: Rethinking Poverty in the Developed World”, che quest’anno verteva appunto sulla necessità di ripensare la povertà, e le relative politiche di contrasto, nei Paesi sviluppati. Abbiamo partecipato anche noi e raccolto diversi spunti di riflessione che condivideremo con voi nelle prossime settimane. A cominciare dall’idea audace, ma molto interessante, con cui Philippe Van Parijs – docente dell’Università di Louvain e fondatore del Basic European Income Network - ha aperto i lavori: “l’Euro dividendo”. 

 

Rethinking poverty in the developed world 

La conferenza nasce dalla necessità di “ripensare” la povertà nello scenario europeo attuale, dove la crisi economica sta spingendo un numero sempre maggiore di persone in povertà mentre, al contempo, le misure di austerity compromettono la possibilità di aggredire questo fenomeno con politiche pubbliche adeguate. Tre le focus areas intorno a cui si è svolto il dibattito: “Reconfiguring Poverty”, cioè re-definire la povertà e i relativi indicatori considerando la costante evoluzione del concetto, che sempre più spesso comprende anche altre dimensioni quali povertà educativa, della salute, ecc.; “Challenging existing policies”, inerente l’efficacia delle politiche attuali, basate perlopiù su trasferimenti monetari – la cui validità è spesso messa in discussione nei tempi odierni, tempi di austerity; “Breaking the cycle”, una sorta di trait d’union delle precedenti finalizzato ad ispirare politiche in grado di rompere il cerchio della povertà nei Paesi sviluppati. Hanno partecipato alla conferenza studiosi di politiche pubbliche, insieme a esperti, policy-makers, docenti universitari e professionisti del settore, per generare una prospettiva nuova con cui sfidare la povertà grazie alla collaborazione e allo scambio tra attori diversi. Ma cominciamo dalla prima delle proposte presentate: “l’Euro dividendo” di Philippe Van Parijs.

 

 Dal Basic Income …


L’Euro-dividend è una forma di basic income, cioè un reddito di base incondizionato. Tre sono gli aspetti che generalmente caratterizzano queto tipo di strumento: è individuale; è universale; è indipendente dal lavoro. Queste caratteristiche lo differenziano da un normale schema di reddito minimo e lo rendono più efficace rispetto ad esso almeno su tre fronti. Innanzitutto perché essendo erogato su base individuale diventa indipendente dalla situazione economica del nucleo familiare - e quindi dall’istituto del matrimonio - in un periodo storico caratterizzato da un’altissima flessibilità dei legami familiari; inoltre, in quanto universale, ovvia ai problemi di stigmatizzazione e di non take up, dal momento che non richiede particolari procedure di attivazione (aspetto peraltro più conveniente anche per le istituzioni addette all’erogazioni, “liberate” dalla verifica dei requisiti). Inoltre, se indipendente dalle condizioni di lavoro, evita la trappola della povertà – e della disoccupazione – nonché “protegge” dallo sfruttamento dei lavoratori. Tuttavia, non è una “panacea” che può risolvere da sola tutti i problemi sociali, ma uno strumento che può, e deve, essere accompagnato ad altre politiche di sostegno. 

 

… all’Euro dividendo


Passiamo ora all’Euro dividendo, che è appunto un modesto basic income pagato a tutti gli individui legalmente residenti in Unione Europea, interamente finanziato da quest’ultima – ma attraverso gli Stati Membri - ed erogato centralmente dall’Unione. La sua entità non deve necessariamente essere uniforme tra Paesi. Può, infatti, essere aumentato a piacere a livello nazionale o sub-nazionale, essere accompagnato da altre prestazioni universali, schemi di assistenza sociale basati sull’accertamento del reddito e a carattere condizionale e naturalmente sistemi di previdenza sociale. In particolare, dovrebbe riflettere le differenze nel potere d’acquisto (e non del Pil nazionale, cosa che annullerebbe l’effetto redistributivo transnazionale). Guardando il costo della vita, ad esempio, l’Italia passerebbe da contribuente netto a ricevente netto.


Come si finanzia? L’idea è che non debba basarsi su un’imposta personale sul reddito su scala europea, per via dell’impossibilità di giungere a un accordo su una definizione uniforme di reddito tassabile. Il metodo più appropriato sembra quello di finanziarlo raccogliendo risorse a livello nazionale attraverso la VAT – l’IVA in Italia – che è la tassa più standardizzata a livello europeo, e redistribuirlo tramite l’Unione. L’utilità dell’Euro dividendo deriva dal fatto che l’Unione Economica e Monetaria non è un’area valutaria ottimale. Nell’area del dollaro, le divergenze tra Stati incapaci di svalutare o rivalutare la propria valuta vengono stabilizzate attraverso i trasferimenti a livello federale e l’emigrazione tra Stati, che è sei volte superiore a quella che si verifica in Europa. Nell’Eurozona tali aggiustamenti non sono possibili e l’unico modo per mantenere una moneta unica sembrerebbe quindi quello di istituire un sistema di trasferimenti transnazionali. Infatti, dal momento che lo strumento dell’aggiustamento valutario non è più disponibile, uno stabilizzatore automatico sotto forma di trasferimenti dalle zone che sono più competitive – e che più guadagnano dalla globalizzazione e dal mercato unico – alle altre rappresenta un modo intelligente di attenuare i rischi e con ciò consentire agli Stati membri di ottenere un più completo vantaggio da mercati maggiormente integrati. In secondo luogo, i trasferimenti transnazionali operano come stabilizzatori della popolazione. Nel contesto linguisticamente e culturalmente diversificato dell’Unione, l’emigrazione della forza lavoro verso gli Stati membri più ricchi ha infatti effetti ben più dirompenti di quanto accada negli Stati Uniti e, di conseguenza, si verifica con minor frequenza e non riesce a svolgere lo stesso ruolo di aggiustamento.


In conclusione, nonostante gli alti costi politici ed economici che un tale sistema richiederebbe, i benefici sembrerebbero numerosi: maggiore equità; maggiore adattabilità alla flessibilità nei rapporti familiari, di studio e lavoro; disponibilità di un ammortizzatore sociale contro gli shock; offerta di un reddito modesto ma sicuro. Infine, l’Euro dividendo favorirebbe la legittimità dell’Unione, incoraggiando quel processo di integrazione tra Paesi e cittadini.

 

Un’utopia?


Ma l’Euro dividendo è un’utopia o è una proposta effettivamente realizzabile? Non allo stato attuale delle cose, ma ciò non significa che non sia possibile. Bisogna prima costruire una mobilitazione transnazionale che ne reclami l’istituzione, allo stesso modo in cui è accaduto anni fa, quando i popoli hanno iniziato a rivendicare la nascita del welfare state.


Un percorso che richiede di perseguire alcuni obiettivi, a cominciare da una società civile europea più coesa che attraverso associazioni, lobby, ecc. sia in grado di creare legami solidi tra tutti gli strati della società, non soltanto tra l’élite economica, politica e culturale. Servono istituzioni europee più rappresentative, basate su meccanismi elettorali a livello comunitario che rendano remunerativo realizzare e difendere pubblicamente l’interesse generale della popolazione europea nel suo complesso. Infine, una delle condizioni centrali per realizzare una generosa politica sociale oltre il livello di Stato nazionale è data dalla presenza di un vivace forum democratico che connetta tutti i cittadini, in modo che possano condividere obiettivi anche con chi vive oltre confine. E’ quindi indispensabile l’uso di una lingua franca – individuata nell’inglese: la capacità di comunicare a basso costo e in maniera efficace in una lingua condivisa sarà essenziale alla mobilitazione che produrrà una solidarietà istituzionalizzata su scala europea. Si tratta di una via certamente complessa ma, riprendendo le parole di Van Parijs, "both the welfare state and the European Union were utopias. New utopias are indispensable to save them both and make them better”.

 

Riferimenti 


Sito
della conferenza Breaking the Cycle: Rethinking Poverty in the Developed World


Basic Income Network


Philippe Van Parijs, Justice for all and the European Union


Philippe Van Parijs, Basic Income: A simple and powerful idea for the twenty-first century

 

I nostri approfondimenti sul tema della povertà


Nuovi poveri, la crisi e le capacità di risposta


Crescono povertà e ineguaglianze: l’Europa fa abbastanza?


Una risposta alla crisi del welfare: intervista a Gino Mazzoli, coordinatore nazionale di Spazio Comune

 

 

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Reddito di Base Incondizionato - Italia | 12.04.2014
Su Facebook c'è questa pagina che tiene aggiornati sull'argomento: https://www.facebook.com/profile.php?id=397501960280968
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Chiara | 29.04.2013
L'euro dividendo è una proposta piuttosto estrema e di difficile realizzazione, come abbiamo scritto e del resto riconosce lo stesso Van Parijs. Al momento non risulta sostenibile, se non - come valutato, ad esempio, da uno studio effettuato in Germania sulla fattibilità di introdurre uno schema di reddito universale nel Paese - sostituendo tutte le altre voci di spesa sociale, cosa che però non sarebbe auspicabile. Tuttavia, è significativo che in un periodo come quello attuale, in cui si va nella direzione di una sempre maggiore compressione dell'intervento pubblico e del contenimento della spesa sociale, ci sia chi propone una soluzione così radicalmente diversa. Attenzione inoltre che, secondo i suoi fautori, una politica di questo tipo non significherebbe necessariamente spendere di più, ma spendere in modo diverso, riconsiderando il ruolo che il welfare europeo può ricoprire nel garantire la giustizia sociale e, di riflesso, la libertà reale degli individui.
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Marco Guerra | 29.04.2013
L'Euro dividendo, come sottolineato anche nella conclusione dell'articolo, attualmente non sarebbe attuabile. Mi chiedo tuttavia se, una volta raggiunti gli obiettivi proposti (cosa che mi sembra assai difficile visto che potrebbero volerci decenni prima che si realizzino) lo sviluppo di un sistema del genere non rischierebbe di compromettere ulteriormente il già fragile welfare state di stampo europeo. Siamo stati obbligati a implementare rigide misure di austerity perchè incapaci di gestire correttamente la nostra stratosferica spesa pubblica, e una volta risolta questa situazione dovremmo tornare a investire in questa direzione? Mi sembra un'ipotesi decisamente poco condivisibile...
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