ENTI LOCALI /
I Distretti famiglia della Provincia autonoma di Trento: una visione d'insieme
Una rete territoriale volta a promuovere e a realizzare azioni concrete a sostegno del benessere familiare e della conciliazione
05 marzo 2018

Il Distretto famiglia è un circuito economico, culturale, educativo, a base locale, all'interno del quale attori diversi - per natura, funzioni, ambiti di attività e finalità - operano insieme con l'obiettivo di promuovere e valorizzare la famiglia con figli (Malfer, 2017).

I Distretti sono stati istituiti dalla legge 1/2011 della Provincia autonoma di Trento "Sistema integrato delle politiche strutturali per la promozione del benessere familiare e della natalità" (legge provinciale sul benessere familiare). Il Trentino si vuole qualificare come territorio attento ai bisogni della famiglia e delle nuove generazioni, e la legge classifica tutto il territorio trentino come Distretto per la famiglia.

I Distretti si configurano come associazioni volontarie di organizzazioni pubbliche e private, dislocate sul territorio e con lo scopo di sostenere il benessere della famiglia e, in quanto rete territoriale per la famiglia, sono riconducibili al Progetto Famiglia promosso in Trentino (Nicoletto e Sartori, 2016). Vi aderiscono quasi il 70% dei comuni del Trentino, e vengono individuati come comuni "Family in Trentino". Essi sono riconoscibili in veste di organizzazioni certificate in quanto utilizzano, nelle loro comunicazioni, il Marchio Family, che viene gestito dall'Agenzia per la Famiglia, che si occupa della valutazione e della verifica periodica del rispetto dei requisiti. In questi anni il lavoro di tessitura della rete dei Distretti Famiglia si è ampliato intensificando la propria complessità, aumentando di conseguenza il proprio impatto sulle realtà che ruotano intorno ad essi.

Si possono individuare due tipi di Distretti (Nicoletto e Sartori, 2016):

  • territoriali: fanno riferimento ad organizzazioni diverse ma facenti parte di un medesimo territorio geografico uniti da un comune interesse, facente capo alla Comunità di valle quale ente capofila territoriale. Sono questi ad esempio i Distretti Val Rendena, Val di Non, Val di Fiemme, Val di Sole, Valsugana e Tesino, Alto Garda, Valle dei Laghi, Valle delle Chiese, Valli delle Giudicarie esteriori e altri;
  • tematici: nati dalla volontà di creare un circuito di pensiero su tematiche specifiche, quali offerte sciistiche, offerte di servizi educativi, lavorativi, agevolazioni quali la citata Family card.


Nuova logica di welfare

I Distretti famiglia rispondono ad una nuova architettura tesa a promuovere un insieme di servizi per "favorire l'assolvimento delle responsabilità nei confronti della famiglia, a sostenere la genitorialità e la nascita, a rafforzare i legami familiari e i legami tra le famiglie, a creare reti di solidarietà locali, a individuare precocemente le situazioni di disagio dei nuclei familiari, a coinvolgere attivamente le organizzazioni pubbliche e private secondo logiche distrettuali" (Malfer, 2017).

La logica di base è strategica, dal momento che l'innesco proviene dal rafforzamento delle politiche familiari per costruire una società locale che abbia in sé le condizioni per generare capitale, inclusione, benessere sociale. L'obiettivo finale è pertanto quello di rafforzare il tessuto sociale, costruendo e rigenerando legami, promuovendo cooperazione e coesione, instaurando rapporti di fiducia, affidabilità e partecipazione, elementi capaci di produrre a loro volta forme di convivenza più accoglienti. Ogni distretto è quindi impegnato a promuovere e a realizzare azioni concrete a sostegno del benessere familiare (Fraccaro, 2015).
 

Linee di azione

L'obiettivo di fondo della legge è la promozione della famiglia riconoscendola come soggetto attivo e propositivo, superando una logica assistenziale e favorendo invece un nuovo approccio nelle politiche pubbliche strutturali. I settori di intervento sono molteplici (casa, lavoro, trasporti, servizi, tempo libero, orari, assistenza, cultura, ecc.) e richiedono di essere coordinati e integrati fra loro.

I soggetti promotori o aderenti possono avere differenti forme giuridiche: possono essere imprese, associazioni di volontariato, esercizi commerciali, enti pubblici, cooperative, e altri che possano avere un interesse a partecipare direttamente. Si tratta quindi di un intervento che ha una vocazione e una composizione mista: vengono coinvolti e stimolati attori diversi, individuali e collettivi, civici, comunitari e istituzionali. Bisogni, potenzialità e benefici vengono intrecciati e resi complementari tra le diverse dimensioni che compongono il tessuto sociale locale. In particolare (Dellai, 2017) la Provincia e gli enti locali promuovono azioni volte a sviluppare linee di intervento articolate.

Fornire agevolazioni e sostegni economici
Una prima linea di azione mira a sostenere economicamente le famiglie sul piano economico:

  • prestiti privi di interessi, assegni familiari e contributi mensili a famiglie con un solo genitore lavoratore, famiglie monogenitoriali, famiglie numerose, famiglie in situazione di temporanea difficoltà economica;
  • intervenire per integrare i costi che vanno dall'educazione dei figli, alle spese mediche, fino anche all'acquisto di mobili o la riparazione di veicoli;
  • introdurre la carta famiglia per agevolare e ridurre i costi di servizi pubblici o privati (ciò richiede un aggiornamento continuo dei servizi telematici e tecnologici;
  • istituire un fondo famiglia destinato al finanziamento degli interventi previsti dalla legge.

Valorizzare associazionismo e partecipazione dei cittadini
Valorizzare associazionismo e partecipazione attiva dei cittadini secondo logiche di solidarietà:

  • agendo sulla fruizione degli spazi e delle strutture pubbliche per accrescere le opportunità di incontro e confronto tra famiglie, riqualificando gli spazi urbani come circuiti di socialità e attività ricreative;
  • attraverso il miglioramento dell'accessibilità e la fruibilità dei servizi pubblici: musei, biblioteche, spazi culturali;
  • favorendo l'aiuto reciproco tra famiglie nel lavoro domestico e di cura familiare;
  • attraverso attività di informazione e comunicazione da parte di organizzazioni di volontariato;
  • costituendo una consulta provinciale per la famiglia con compiti di coordinamento, monitoraggio, e analisi;attivando uno sportello unico per il cittadino e la famiglia per far conoscere diritti e servizi presenti sul territorio.

Ridurre le disuguaglianze fra generazioni
Si tratta di agire sulle distanze percepito o agite, sugli stereotipi, sugli ostacoli a relazioni intergenerazionali costruttive:

  • favorendo l'acquisizione di autonomia da parte di quelle più giovani;
  • creando attività lavorative per studenti durante il periodo estivo;
  • promuovendo l'indipendenza abitativa dei giovani maggiorenni.

Favorire la conciliazione tra i tempi familiari e i tempi di lavoro
La legge ha tra i suoi obiettivi quello di promuovere, sperimentare e diffondere forme di conciliazione tra i tempi familiari e i tempi di lavoro. In particolare:

  • favorire l'accesso e la fruizione dei servizi di conciliazione tra i tempi familiari e i tempi di lavoro;
  • creando e potenziando nuovi servizi (asili nido, baby sitter);
  • attraverso l'utilizzo della certificazione territoriale familiari, strumento al quale aderiscono volontariamente le organizzazioni pubbliche e private che intendono adottare standard di qualità familiare nell'erogazione dei loro servizi;
  • promuovendo, ad esempio attraverso premi, l'adozione da parte di tutte le organizzazioni pubbliche e private di modalità di gestione delle risorse umane che vadano in questa direzione;
  • diffondendo servizi interaziendali di prossimità a supporto dello svolgimento degli impegni familiari.

Promuovere ricerca e formazione
Le azioni di co-promozione della famiglia, i cambiamenti sociali, le difficoltà incontrate e i risultati raggiunti devono essere indagati, compresi, diventare esperienze dalle quali trarre apprendimenti socializzabili. Per questo le politiche per la famiglia attraverso i Distretti famiglia sono accompagnate da ricerche e da attività di formazione:

  • per valutare l'impatto familiare e orientare le strategie complessive tramite un'analisi e una verifica periodica;
  • raccordandosi con istituti, organismi, sia internazionali sia presenti sul territorio (Università degli Studi di Trento), sia coinvolgendo gli attori stessi.


Il Family Audit

Il Family Audit è uno strumento manageriale adottato volontariamente da organizzazioni pubbliche o private, imprese profit o non-profit, di piccole, medie e grandi dimensioni interessate a certificare il proprio impegno nel bilanciare gli interessi dell'impresa con il miglioramento delle condizioni lavorative e familiari dei propri collaboratori e delle proprie collaboratrici (politiche di conciliazione vita-lavoro). Intraprendere il percorso per ottenere il marchio Family Audit porta a mettere in atto misure concrete, appropriate e sostenibili, spesso non particolarmente costose ma portatrici di ritorno economico nel medio e lungo termine (Macchioni, 2017).

L'origine dell'Audit Family & Work si inserisce nel contesto delle democrazie più avanzate dei Paesi occidentali. Francoforte è infatti titolare del marchio berufundfamilie, riconosciuto a livello europeo, avendo sviluppato verso la metà degli anni novanta per la Germania, sull'esempio dell'index americano family-friendly, questo modello di certificazione. In Italia, la Provincia Autonoma di Bolzano, di Trento e la Regione Veneto hanno già introdotto sul proprio territorio questa certificazione, incentivando i datori di lavoro a iniziare questo percorso. Le agevolazioni messe in campo riguardano contributi per coprire i costi dell'audit stesso, e la concessione di maggiori punteggi alle aziende certificate nei bandi dei vari settori dell'economia.

Il processo dell'audit si avvale dell'accompagnamento di una persona esperta, formata e iscritta in un apposito registro presso l'ente territoriale: l'auditore. Viene nominato dalla direzione aziendale un gruppo guida rappresentativo delle diverse costituenti aziendali, con il compito di individuare in maniera critica obiettivi di miglioramento.

Tra gli strumenti, anche un questionario europeo che indaga 8 aree, cuore della vita in azienda: orario di lavoro, organizzazione del lavoro, luogo di lavoro, informazione e comunicazione, management, sviluppo del personale, retribuzioni e prestazioni economiche aggiuntive, servizi per la famiglia. Ne deriva un pacchetto di proposte interconnesse tra loro, che viene poi trasmesso per la valutazione del progetto - e l'assegnazione della certificazione - all'ente territoriale, che si occupa di verificare annualmente lo stato dell'arte (Ghedina, 2013).


Logica win-win-win

Per le molteplici funzioni da essa svolte, la famiglia si configura come un soggetto a valenza pubblica, capace di produrre risorse vitali economiche, psicologiche, relazionali e sociali. Il bene raggiunto è dunque pubblico e l'ottica è win-win-win:

  • per i lavoratori che ottengono vantaggi economici, maggior benessere personale, autonomia nella padronanza del proprio tempo grazie a una maggiore flessibilità;
  • per le organizzazioni, d'altra parte, significa aumento della produttività, fidelizzazione di clienti e dipendenti derivante da un buon clima di lavoro, riduzione della perdita di risorse tramite una diminuzione di assenteismo e turn over;
  • a un livello di analisi macro la famiglia si configura come una fonte di risorse all'interno di un processo che si auto rinforza, e che rinforza anche il tessuto sociale circostante.

La forma del Distretto è capace di valorizzare questo duplice aspetto di bene e risorsa, veicolando sia la fiducia verso le istituzioni, sia la fiducia verso l'altro, trasformando, in ultimo, la partecipazione dei e tra i cittadini in capitale sociale comunitario (Fraccaro 2015).


Bibliografia e sitografia
Secondo meeting dei Distretti famiglia del Trentino, in Secondo Welfare, 12 ottobre 2016.

Bandera L., Partnership pubblico-privato per lo sviluppo locale: il caso dei Distretti Famiglia trentini, in Secondo Welfare, 4 ottobre 2016.

Orlandini M., Il Distretto Famiglia della Provincia Autonoma di Trento, in Secondo Welfare, 13 marzo 2013.

Macchioni E., "Il family audit nelle imprese trentine: una survey sui benefici prodotti da una politica locale di conciliazione famiglia-lavoro", in Autonomie Locali e Servizi Sociali, Il Mulino, fascicolo 1, aprile, 2017.

"Family hub", il contrasto alla povertà educativa passa dall'aiuto ai genitori, Redattore sociale, 11 maggio 2017.

Ghedina M. C., "L'audit famigliaelavoro: analisi degli impatti prodotti nelle aziende tedesche", in Sociologia e Politiche Sociali, vol. 16, 2013, pp. 67-92.

Fraccaro D., "Comunità locale e forme di capitale sociale in campo educativo: il caso del progetto Summerjobs 2016-2017 nella provincia di Trento", in Autonomie Locali e Servizi Sociali, Il Mulino, fascicolo 2, agosto, 2015.

Legge provinciale 1/2011 "Sistema integrato delle politiche strutturali per la promozione del benessere familiare e della natalità". Agenzia per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili", ottobre 2017.

Collana di pubblicazioni del sito di Trentinofamiglia - Agenzia provinciale per la famiglia, natalità e politiche giovanili.

 


Le proposte dei partiti per sostenere la famiglia

Bonus famiglia: tutti gli aggiornamenti definiti dalla Legge di Bilancio 2018

Terza Conferenza Nazionale della Famiglia: il documento unitario di Cgil, Cisl e Uil

Regione Lombardia: confermata la misura Nidi Gratis anche per il 2017-2018

Partnership pubblico-privato per lo sviluppo locale: il caso dei Distretti Famiglia trentini

Il Distretto Famiglia della Provincia Autonoma di Trento
 
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