Il 26 gennaio a Biella, durante un evento ospitato a Palazzo Gromo Losa, sono stati presentati i risultati di Want to BI.
Si tratta del progetto promosso e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella che, tra il 2023 e il 2025, ha sviluppato una sperimentazione innovativa di welfare giovanile rivolta a ragazze e ragazzi tra i 17 e i 25 anni in situazione, o a rischio, di disagio, fragilità psicologica, dispersione scolastica ed esclusione sociale.
Want to BI è stato accompagnato da Percorsi di Secondo Welfare che, oltre a realizzare alcune azioni propedeutiche al suo avvio, si è occupato della valutazione complessiva dell’iniziativa, i cui esiti sono stati raccolti in un report dedicato. Di seguito vi raccontiamo dunque genesi, sviluppo, risultati e lasciti di questo progetto al territorio biellese. E non solo.
Da dove nasce Want to BI
Want to BI è nato nell’ambito di OsservaBiella, l’Osservatorio territoriale del Biellese che nel 2022 ha dedicato un approfondimento ai giovani del Biellese in cui venivano evidenziate fragilità nei percorsi di istruzione, formazione e transizione al lavoro, molte dei quali rafforzatisi a seguito della pandemia di Covid 19.
Su tali basi, la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella ha scelto di promuovere un percorso di coprogettazione territoriale – accompagnato dal nostro Laboratorio – che ha coinvolto enti pubblici, scuole, Terzo Settore, realtà culturali e associazioni giovanili, con l’obiettivo di costruire risposte coordinate, integrate e fondate su una conoscenza condivisa dei bisogni.
Una di queste risposte è appunto Want to BI, che si è configurato come un intervento multidimensionale, orientato a sperimentare un nuovo approccio al welfare giovanile attraverso personalizzazione dei percorsi, integrazione tra servizi, rafforzamento della rete territoriale e valorizzazione del protagonismo delle giovani generazioni.
Un partenariato diversificato per percorsi “sartoriali”
Capofila della rete di Want to BI è stata Fondazione Olly, affiancata da un partenariato ampio e diversificato che ha messo in comune competenze educative, sociali, culturali e di orientamento, costruendo un sistema di governance articolato e partecipato.
Cuore del progetto sono stati i percorsi “sartoriali”, costruiti su misura a partire dai bisogni, dalle risorse e dai talenti delle giovani persone coinvolte. Attraverso il lavoro delle welfare community manager e di un’équipe multidisciplinare, i ragazzi e le ragazze hanno potuto accedere a interventi di supporto psicologico ed educativo, orientamento al lavoro e alla formazione, attività culturali e artistiche, in un’ottica di accompagnamento personalizzato e di prevenzione delle situazioni di maggiore fragilità. Accanto a questo, la mappatura dei servizi territoriali ha reso più accessibile e leggibile l’offerta locale, rafforzando la capacità di presa in carico della rete.
Un elemento distintivo della sperimentazione è stato inoltre il coinvolgimento diretto dei giovani attraverso il gruppo degli Young Ambassador, che ha promosso iniziative peer-to-peer, momenti pubblici di confronto e attività di disseminazione nelle scuole e sul territorio. Eventi dedicati alla salute mentale, al disagio giovanile e alla violenza di genere hanno contribuito ad aprire spazi di dialogo e a rendere i giovani protagonisti attivi della riflessione e dell’azione.
Numeri, dati e considerazioni
Il report spiega che nel corso del biennio 69 giovani hanno avuto un primo contatto con il progetto; 48 hanno intrapreso un percorso personalizzato, 25 lo hanno completato e 18 hanno compilato il questionario finale di valutazione. Complessivamente l’intervento ha visto uno stanziamento complessivo di 200.000 euro di cui 160.000 come contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella – oltre ad un ulteriore contributo per l’accompagnamento alla progettazione – e il 20% come cofinanziamento da parte dei partner.
I dati raccolti mostrano come Want to BI abbia intercettato prevalentemente giovani in fasi di transizione formativa e lavorativa, con livelli di benessere medi o medio-bassi e un forte bisogno di orientamento, sostegno psicologico e rafforzamento delle relazioni sociali. La valutazione evidenzia, per una parte significativa dei partecipanti, un miglioramento della percezione del benessere, una maggiore consapevolezza di sé e una crescente capacità di attivare risorse personali e territoriali.
Accanto agli impatti diretti sui giovani coinvolti, il Rapporto sottolinea gli impatti indiretti del progetto: il rafforzamento della collaborazione tra enti, la costruzione di una governance condivisa, lo sviluppo di un linguaggio comune e di pratiche integrate di lavoro.
Want to BI, in sintesi, ha contribuito a trasformare i dati in strumenti di programmazione e a consolidare un metodo di progettazione e valutazione partecipata utile per orientare future politiche giovanili.
I lasciti di Want to BI
“Abbiamo scelto di partire dai dati e dall’ascolto del territorio per costruire risposte concrete e condivise” ha spiegato Michele Colombo, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, e in tal senso “il progetto ci restituisce un’indicazione chiara: per sostenere davvero le giovani generazioni servono interventi integrati, capaci di mettere in rete competenze diverse e di riconoscere i giovani come soggetti attivi, non solo come destinatari”. Want to BI, inoltre, lascia in eredità una rete territoriale più strutturata, competenze diffuse e un modello di welfare giovanile che pone al centro benessere, partecipazione e corresponsabilità, aprendo nuove prospettive di continuità e sviluppo per il territorio. “Per la Fondazione” ha continuato Colombo, si tratta di “un investimento strategico sul futuro del Biellese e un punto di partenza per rafforzare, nel medio e lungo periodo, politiche più efficaci e inclusive”.
Raffaella Iaselli, Direttrice Fondazione Olly, ha confermato questo punto di vista, spiegando come il progetto abbia permesso di “apprendere gli uni dagli altri facendo rete con gli altri partner di progetto sia pubblici che privati, coordinando metodi, competenze ed esperienze. Il denominatore comune che ci ha dato unità nella direzione è stato il desiderio di essere utili alle ragazze e ai ragazzi coinvolti e speriamo di aver contribuito a creare percorsi di futuri possibili di significato e valoriali”.
Un risultato che, come ha spiegato Franca Maino, direttrice scientifica di Percorsi di Secondo Welfare, è frutto di “un percorso strutturato che, a partire dalle evidenze prodotte da OsservaBiella, ha portato alla costituzione di un tavolo di lavoro territoriale e a un processo articolato di coprogettazione, progettazione esecutiva e coimplementazione”. In questo quadro “i dati hanno rappresentato una base condivisa su cui costruire una visione comune e sviluppare una progettualità innovativa, coerente con i bisogni del territorio. Un elemento qualificante del percorso è stato il coinvolgimento diretto dei giovani, chiamati a contribuire attivamente alle scelte progettuali, rafforzando la capacità del progetto di rispondere in modo mirato e generativo alle fragilità giovanili.”
Anastasia Rita Guarna, ricercatrice senior di Percorsi di Secondo Welfare, ha aggiungo come l’attività di monitoraggio e valutazione condotta dal Laboratorio abbia consentito di “leggere il progetto attraverso la lente dell’innovazione sociale, evidenziandone la portata trasformativa su più livelli”. In particolare, “la valutazione ha messo in luce l’innovazione di prodotto, legata a un’offerta integrata di servizi costruita sui bisogni dei giovani, e l’innovazione di processo, espressa da un modello di lavoro di rete e di governance collaborativa tra gli attori territoriali”. “Un esito particolarmente rilevante” ha concluso Guarna “riguarda la dimensione dell’empowerment, con il coinvolgimento attivo dei giovani come soggetti capaci di incidere sulle scelte progettuali e contribuire in modo diretto alla definizione delle azioni”.