Favorire la riflessione sulle interconnessioni tra dimensione etica e dinamiche economiche in una forma innovativa, offrendo una bussola per muoversi nella nostra contemporaneità. È questo, in breve, l’obiettivo del EconomEthics Podcast, nato nell’ambito dei progetti di Didattica Innovativa dell’Università degli Studi di Pavia grazie al supporto di EDUNEXT, progetto PNRR che ha portato alla creazione di un digital education hub che unisce in rete diversi atenei italiani per rendere digitalmente accessibile un’offerta formativa aggiornata e di qualità.

Ideato inizialmente come supporto didattico per il corso “Impresa, sviluppo e comunità”, insegnamento interdisciplinare coordinato da Enrica Chiappero-Martinetti e promosso dal Collegio Universitario S. Caterina da Siena per analizzare il ruolo economico e sociale delle imprese nei processi di sviluppo territoriale, EconomEthics ha da subito affiancato alla dimensione didattica una spiccata vocazione divulgativa e di approfondimento.

L’intento è quello di affrontare tematiche economiche rilevanti per la nostra contemporaneità con la bussola dell’etica: come spiega il claim di progetto, “se pensi che l’economia non sia neutrale, ma una questione di scelte e responsabilità, questo è il podcast giusto per te”.

L’idea alla base del podcast

Ponendosi in continuità con esperienze pregresse – prima tra tutte quella di “EconomEtica”, centro interuniversitario fondato da Lorenzo Sacconi nel 2004 per sviluppare ricerca interdisciplinare di frontiera a cavallo tra l’etica economica e la responsabilità sociale d’impresa – EconomEthics Podcast intende rilanciare la riflessione sulle interconnessioni tra dimensione etica e dinamiche economiche in una forma innovativa. Per farlo, il podcast dà voce a studiosi, studiose, professionisti e professioniste che quotidianamente cercano di far dialogare economia ed etica nella ricerca e tradurre questo dialogo in interventi concreti.

Per questo tra gli ospiti della prima stagione rientrano figure chiave del panorama nazionale: Enrico Giovannini, già Ministro del lavoro e delle politiche sociali e Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, oltre che co-fondatore e direttore scientifico di AsviS, Ivana Pais, Consigliera esperta del CNEL nominata dal Presidente della Repubblica e Presidente dell’osservatorio OPERA – Osservatorio PolitichE e Relazioni industriali per l’intelligenza Artificiale partecipativa, Leonardo Becchetti, Co-fondatore di NeXt Nuova Economia per Tutti e Direttore del Festival Nazionale dell’Economia Civile, Elena Granaglia, Co-coordinatrice nazionale del Forum Disuguaglianze Diversità, e Benedetta Giovanola, Vicepresidente di SEPAI – Società Internazionale per l’Etica e la Politica dell’Intelligenza Artificiale.

Insieme a loro, e ad altre figure di primo piano nelle loro rispettive discipline, vengono affrontati temi quali politiche pubbliche, impresa, digitale, sviluppo e università con l’obiettivo di affiancare alla classica domanda sul come funzionano questi sistemi altre due domande. La prima, politica: ovverosia per chi funzionano questi sistemi oggi. La seconda, normativa: come potrebbero funzionare meglio e in maniera più giusta.

L’ordito e la trama: come leggere le tematiche trasversali di EconomEthics

Le puntate del podcast si muovono lungo due direttrici. La prima direttrice è verticale: l’etica economica si sviluppa, come i “fili dell’ordito”, lungo macrotematiche riconosciute da più ospiti come centrali nella riflessione odierna e in cui efficienza ed equità non devono essere viste come obiettivi alternativi. Nella prima stagione del podcast, ne sono emersi almeno tre.

Un primo filo è il digitale: Benedetta Giovanola, per esempio, osserva che l’intelligenza artificiale non è un dato tecnico neutrale, perché trasforma il modo stesso in cui pensiamo e agiamo. Per questo va ancorata a un purpose, uno scopo che esce dal perimetro della sola ottimalità paretiana e richiede una “saggezza pratica” per domandarsi che cosa sia una “buona innovazione”.

Un secondo è come misuriamo il progresso. Enrico Giovannini ed Enrica Chiappero-Martinetti mostrano così i limiti degli attuali indicatori a nostra disposizione, monodimensionali e centrati sul PIL, affermando la necessità di adottare indicatori di benessere pluridimensionali e che l’impatto generazionale diventi un criterio fondamentale per ripensare le politiche pubbliche.

Terzo: la sostenibilità aziendale. Il focus è qui sul superamento dello shareholder value – l’idea che l’unico scopo dell’impresa sia massimizzare il valore per chi ne detiene le azioni – a favore dell’impresa come “contratto sociale” tra diversi stakeholder, interni ed esterni, che abitano l’intera catena del valore. Ne parlano, ad esempio, Massimiliano Vatiero, Virginia Cecchini Manara, Angelica Bonfanti e Martino Bonato, i quali discutono di come l’efficienza da sola non garantisca né giustizia, né sostenibilità, né stabilità, né rispetto dei diritti umani, perché le imprese e i mercati reali si confrontano con circostanze non previste dai contratti e molteplici livelli di rischio che richiedono un cambio di paradigma radicale per essere gestiti.

La seconda direttrice è orizzontale. I problemi rilevanti, per dirla con Lorenzo Sacconi, non sono “incapsulati” nei confini di una disciplina: per affrontarli si devono utilizzare prospettive diverse. Nel digitale non basta la competenza informatica ma serve anche il purpose; quando misuriamo gli effetti di una politica, adottare approcci riduzionisti rischia di essere controproducente; in impresa non basta l’ottimizzazione ma serve anche la sostenibilità sociale e ambientale.

E così pure le soluzioni non sono per forza compartimentate. Come ci insegna anche il “Manifesto per una Nuova Economia”, dal racconto dei meriti e dei limiti delle diverse discipline possono nascere spunti per elaborare soluzioni complesse e trasferirle in altri ambiti che affrontano problemi simili. Se prima si parlava dei “fili dell’ordito”, l’idea adesso è quella della “trama” che li collega. Una trama interdisciplinare capace di integrare l’approccio dell’economia e la bussola dell’etica per trattare in maniera olistica questioni complesse, che è poi il cuore dello stesso approccio econom-etico proposto nel podcast.

Spunti per il paradigma del secondo welfare

Svariate sono le questioni trattate in EconomEthics Podcast che rientrano nel perimetro del “secondo welfare” e per le quali gli ospiti discutono soluzioni innovative che alleanze policentriche di attori economici e sociali possono mettere in pista per offrire risposte a bisogni emergenti, sia individuali che collettivi.

Qualche esempio? Ivana Pais, ricordandoci come le piattaforme digitali siano infrastrutture che ridefiniscono le modalità di funzionamento e le regole del gioco dell’economia, sottolinea la necessità di sviluppare buone pratiche partecipative che coinvolgano Terzo Settore, aziende private, sindacati, società civile ed enti pubblici per costruire piattaforme non estrattive e sistemi di intelligenza artificiale equi ed inclusivi. Leonardo Becchetti richiama le potenzialità di un modello energetico più democratico e bottom-up, come quello rappresentato dalle comunità energetiche, per rispondere alle sfide poste dalla transizione ecologica in termini di sostenibilità sociale ed economica, rendendola più giusta e più conveniente per tutti. Elena Granaglia, ricordandoci come l’organizzazione dei servizi sanitari derivi non solo da meccanismi di mercato ma da scelte politiche, chiamate a tenere conto delle asimmetrie informative che caratterizzano la salute, rilegge l’esperienza delle Case della Comunità come possibilità concreta di adottare una forma di governo alternativa dei servizi sanitari territoriali ispirata alla logica dei beni comuni di Elinor Ostrom.

Gli ospiti del podcast dimostrano così di essere, sempre per usare le parole di Sacconi, degli “innamorati di problemi”, e non di soluzioni standard originate dalla riproposizione di tecniche note. Tanto le esperienze di cui parlano quanto l’approccio che adottano possono rappresentare quindi, per gli ascoltatori, uno spunto per ripensare problemi esistenti ed elaborare a propria volta soluzioni innovative che escano dai paradigmi consolidati.

 

 

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