In Italia solo il 31,6% dei giovani tra i 25 e i 34 anni possiede un titolo di istruzione terziaria, contro una media europea del 43%. Un divario educativo strutturale che rende la nostra società più debole di fronte alle sfide presenti e future e che – come mostrano diversi studi – affonda le sue radici nei primi anni di vita. Già dall’infanzia, infatti, le condizioni socioeconomiche della famiglia di origine tendono a orientare aspettative e opportunità, consolidando disuguaglianze che poi si rivelano progressivamente più difficili da colmare.
È a partire da queste evidenze che è stato concepito “Scelte Future”, un programma di lungo termine che, per la prima volta in Italia, mette insieme in un unico strumento tre leve distinte: accesso alla formazione superiore, risparmio incentivato ed educazione finanziaria. L’iniziativa, presentata a Torino da Fondazione Compagnia di San Paolo, Intesa Sanpaolo e Fondazione Ufficio Pio, si rivolge a famiglie con minori possibilità economiche, offrendo loro un’opportunità per accompagnare la crescita dei propri figli.
L’obiettivo del programma, in breve, è sviluppare in questi nuclei dei percorsi fondati sulla costruzione graduale di un capitale dedicato alla formazione attraverso un semplice meccanismo: fin dalla prima infanzia le famiglie versano ogni mese una piccola cifra (tra 5 e 30 euro) a questo scopo, cui se ne aggiunge una equivalente a carico dei promotori, che vanno così a raddoppiare l’accumulo. Un’azione che tiene insieme piani diversi – educazione finanziaria, risparmio incentivato e formazione – egualmente importanti per incidere su quelle dinamiche di esclusione sociale che, come detto, si rivelano sempre più difficili da scardinare.
“Scelte Future” si configura in tal senso come una delle prime applicazioni strutturate in Italia dell’asset building teorizzato da Michael Sherraden, che abbiamo intervistato di recente. Un modello che non si limita a sostenere il reddito di chi ha meno disponibilità economiche ma che punta a costruire risorse capaci di cambiare le traiettorie di vita. In questo caso fin dai primi anni della vita stessa.
Il programma fa inoltre affidamento sulle esperienze consolidate di Percorsi e Will, iniziative sviluppate nel Torinese dalla Fondazione Ufficio Pio negli ultimi dieci anni e al centro del volume Investire nel futuro: asset building e disuguaglianze educative (Egea), curato anche dalla direttrice scientifica di Percorsi di Secondo Welfare Franca Maino (che aveva già scritto un policy paper sull’asset building per Intesa Sanpaolo, che ha evidentemente avuto un peso anche nello sviluppo di “Scelte Future”).
Non è un caso che il programma, dalla seconda parte del 2026, sarà inizialmente sperimentato in Piemonte, con l’obiettivo di coinvolgere 2.000 bambini tra 0 e 6 anni di famiglie con ISEE fino a 15.000 euro, per poi valutare l’estensione ad altri territori dal 2027. A sostenere “Scelte Future” sarà un’erogazione iniziale di 10 milioni di euro, divisi in parti uguali tra Compagnia di San Paolo e Intesa Sanpaolo, mentre la Fondazione Ufficio Pio ne curerà la realizzazione operativa mettendo a disposizione la propria esperienza maturata sul campo. Nel concreto, il programma prevede un percorso digitale di formazione e accompagnamento pensato per l’intero nucleo familiare, con le filiali di Intesa Sanpaolo come primo punto informativo e di orientamento verso la Fondazione Ufficio Pio.