TERZO SETTORE / Volontariato
Volontariato in Italia: un grande popolo che si impegna per una società più coesa
Un quadro composito e particoleggiato dal Rapporto di Fondazione Volontariato e Partecipazione e di Banco Popolare
24 novembre 2015

Il 22 ottobre 2015 presso il Centro Famiglia di Nazareth di Modena è stato presentato il rapporto “I Profili del volontariato italiano. Un popolo che si impegna per una società più coesa”, realizzato dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione in collaborazione con Banco Popolare. L’evento è stato moderato da Elio Silva, editorialista de “Il Sole 24 Ore”.  Porgendo il saluto del Banco Popolare, il presidente Carlo Fratta Pasini, ha ricordato come il volontariato sia uno strumento di coesione sociale, di cui si è percepita l’importanza proprio durante la crisi economica; gli italiani hanno saputo rispondere alle avversità economiche con impegno e solidarietà, invece che con rabbia e frustrazione. Il proficuo rapporto con le organizzazioni di volontariato aiuta il Banco Popolare nel mantenere il proprio ancoraggio territoriale e a intervenire positivamente in favore delle collettività ove opera incidendo sulla vita reale delle persone.


Il Banco Popolare e il terzo settore

Il consigliere d’amministrazione Claudio Rangoni Machiavelli, proveniente dal territorio del Banco di San Gimignano e San Prospero, introducendo il convegno, ha spiegato come il Banco Popolare ha storicamente sviluppato un solido rapporto con il terzo settore. In base allo statuto (art. 5), infatti, deve devolvere una parte degli utili netti ad attività con finalità di beneficenza, assistenza e pubblico interesse. L’erogazione può avvenire o attraverso una fondazione bancaria presente sul territorio o attraverso i comitati di territoriali di riferimento per l’area.

Questo è stato possibile finchè i bilanci del Banco sono stati floridi, ma dal 2008, con la crisi economica, la questione è divenuta problematica, in quanto vi sono stati anni senza distribuzione degli utili, al fine di rafforzare il patrimonio dell’istituto; si è corso il rischio che l’intervento sociale del Banco Popolare cessasse. Per tale ragione, in varie annate, il CdA ha stabilito a priori somme (ovviamente più basse rispetto al periodo “d’oro”) da devolvere alle attività di pubblico interesse nei territori.

Questo è avvenuto fino al 2014, quando viene stabilito di consolidare il rapporto con il terzo settore. In primo luogo, all’interno della direzione generale, è stata costituita una struttura specifica per i rapporti con il volontariato e le cooperative sociali, in secondo luogo sono stati predisposti prodotti specifici per il terzo settore, la linea “Incontro”. È stato infatti rilevato come il terzo settore sia assai significativo dal punto di vista economico e finanziario e necessiti quindi quelle particolari attenzioni, riservate ad altri importanti clienti del gruppo, oltre che prodotti specifici.


Pennellate sul volontariato italiano

Il rapporto è il frutto della necessità di avere dati attendibili e scientificamente rilevanti sul volontariato. Sebbene, infatti, esso sia un fenomeno di una certa importanza, non vi sono rilevazioni significative a livello nazionale; i dati disponibili sono disomogenei, raccolti come metodi differenti quindi non comparabili. È stata avvertita l’esigenza di avere uno strumento di analisi scientificamente valido, basato su dati recenti che fornisse una dettagliata fotografia del volontariato in Italia.

Il report è stato realizzato su due basi di dati, l’Indagine Multiscopo “Aspetti della Vita Quotidiana” dell’ISTAT (in particolare la parte “attività gratuite a beneficio degli altri”) del 2013 e l’indagine “Struttura e Dinamica delle Organizzazioni di Volontariato in Italia” del 2014, promossa da Centro Nazionale per il Volontariato e Fondazione Volontariato e Partecipazione. Il risultato è un lavoro complesso che delinea i tratti fondamentali del “volontario medio” (locuzione esplicitamente ricalcata da “italiano medio”) e le caratteristiche generali del fenomeno, come lo sviluppo territoriale e le aree d’intervento.

In Italia fanno volontariato 6.637.000 persone, il 12% della popolazione, 4.144.000 in organizzazioni generiche e 1.710.000 in Organizzazioni di Volontariato, Associazioni di Promozione Sociale e ONLUS (si tratta in prevalenza di OdV); 2.493.000 persone compiono azioni gratuite verso altre persone (non famigliari) a titolo individuale.  I volontari impegnati nelle OdV sono più attivi nel settore sanità (36,5%) e assistenza sociale e protezione civile (26,1%), i volontari impegnati in organizzazioni di altro tipo sono attivi in ambito religioso (38,1%), attività ricreative e culturali (19,5%) e attività sportive (14,4%). È bene aggiungere che le organizzazioni differenti dalle OdV più diffuse sono le organizzazioni religiose (1.007.000), le associazioni sportive dilettantistiche (349.000) e le associazioni culturali (308.000).

Il volontariato in OdV è diffuso su tutto il territorio italiano (3,2%), i tassi più elevati si registrano nel Nord-Est (4,1%) e nel Nord-Ovest (4,2%), il più basso al Sud (1,7%). Le Regioni con i tassi più alti, invece, sono il Trentino-Alto Adige (7,8%), la Lombardia (4,5%), il Veneto (4,5%), l’Umbria (4,2%). Leggermente diverso il profilo del volontariato fuori dalle OdV: le aree con il più alto tasso relativo ad attività organizzate differenti dalle OdV sono sempre il Nord-Est (6,0%) e il Nord-Ovest (5,1%) ma in relazione al volontariato non organizzato spiccano il Nord-Est (5,9%) e il Centro (5,5%).

È utile soffermarsi sui ruoli svolti dai volontari nelle OdV; il rapporto ha provato a ricondurre tali ruoli e funzioni alle professioni equivalenti svolte nel mondo del lavoro. Il 31% svolge attività attinenti al settore dei servizi come le assistenti sociosanitarie, le baby sitter e le badanti, il 17,9% non svolge un ruolo classificabile, si tratta dei donatori di materiale biologico (sangue, midollo osseo, organi), il 15,2% ricopre funzioni ricondubili a professioni tecniche come l’assistenza sociale e l’infermieristica, il 13,1% effettua attività non qualificate come le pulizie, la raccolta fondi, i lavori domestici, il 6,3% invece lavori d’ufficio e infine si hanno i dirigenti (come i presidenti delle OdV) con il 4,8% e i conducenti d’impianti e veicoli con il 4,6%. L’1% è rappresentato dai volontari che effettuano attività artigianali e agricole.

La media di ore di volontariato nell’arco di quattro settimane è di 20,4 per i volontari delle OdV, 25,6 per i presidenti, 21 per i volontari di altre organizzazioni e 16,6 per i volontari non organizzati. In media i volontari italiani sono attivi da quasi sette anni, eccetto i presidenti delle OdV che hanno alle spalle ben nove anni di volontariato. Se peculiarità del volontariato sono gratuità e spontaneità, acquisiscono importanza i valori e le motivazioni che spingono le persone a diventare volontari.

Per i volontari OdV le motivazioni principali sono la causa sostenuta dal gruppo (71,6%), dare un contributo alla comunità (43,5%), l’urgenza di far fronte ai bisogni (19,4%), stare con gli altri (18,4%), mentre i volontari di altre organizzazioni indicano la causa (55,4%), dare un contributo alla comunità (40,4%), seguire le proprie convinzioni (34,8%) e stare con gli altri (25,6%). Se queste sono le spinte iniziali, vi sono anche motivazioni che sostengono la continuazione del percorso; le principali sono sentirsi meglio con sé stessi (51,3% per i volontari OdV, 48,5% per gli altri), allargare la rete di rapporti sociali (36,2% e 48,5%), vedere le cose in un altro modo (28,4% e 27,9%), aver sviluppato una maggiore coscienza civile e politica (23,6% e 18,2%).

Il rapporto con la politica differenzia i volontari dal resto dei cittadini; i primi infatti trattano di politica con maggiore frequenza (7,2% dei volontari OdV e 7,1% degli altri volontari rispetto al 5,2% dei non attivi).

Il dato relativo alla religiosità mostra un quadro particolare: la frequenza alle chiese dei volontari OdV (2,9%) e dei volontari individuali (2,9%) è di poco superiore a quella dei non volontari (2,1%), spicca invece la frequenza dei volontari delle altre organizzazioni (5,4%).


Il “volontario medio”

Spesso la locuzione “italiano medio” è utilizzata in senso dispregiativo per mettere in evidenza comportamenti negativi ritenuti tipici degli italiani; nel rapporto è stata ribaltata per definire le caratteristiche tipiche degli italiani più virtuosi, i volontari.

Il volontario medio di un’OdV ha un’età media di 48 anni e un buon livello di istruzione (12 anni in media), è più facile che sia un uomo (55,2,%) piuttosto che una donna (44,8%). Leggermente diverso è il profilo dei presidenti delle OdV, i quali in media hanno 58 anni e 13, 4 anni di istruzione ma sono sempre in prevalenza uomini (68,5%). Può essere interessante osservare la suddivisione in fasce d’età; la maggior parte dei volontari si colloca nella fascia 45-54 (21,1%), seguita dalla fascia 35-44 (18,3%) e dalla fascia 55-64 (17,7%), i giovani under 25 sono il 10,7%. Suddividendo i volontari in tre macro fasce si può vedere come i giovani under 35 siano il 23,9%, gli adulti tra 35 e i 64 il 57,7% e gli anziani over 65 il 19%. Emerge un quadro differente analizzando il profilo dei presidenti delle OdV: la maggior parte di essi è compresa nella fascia dei 65-74 (29,7%) e nella fascia 55-64 (29,0%) anche se vi è uno sparuto gruppo di presidenti di età compresa tra i 25 e i 34 (10,3%). La suddivisione in macro fasce mostra comunque una grande difformità tra l’età dei presidenti e l’età dei volontari che rappresentano; i giovani under 34 sono il 4,1%, gli adulti tra i 35 e i 64 il 59,2% mentre gli anziani over 65 36,7%.

La ricerca dedica particolare attenzione anche alle condizioni di vita dei volontari. Vengono quindi indagate la condizione lavorativa, la situazione economica, la salute, i consumi culturali, l’informazione e la soddisfazione per la propria vita e la fiducia negli altri e nelle istituzioni. Si veda quindi la suddivisione per condizione lavorativa; la maggior parte dei volontari sono occupati (48,9%) e ritirati dal lavoro (23,1%), molti meno gli studenti (9,7%), le persone in cerca di occupazione (8,2%) e le casalinghe (7,8%). Nel profilo dei presidenti delle OdV scompaiono casalinghe e studenti mentre crescono i ritirati dal lavoro (47%) seguiti dagli occupati (46,2%). La maggior parte dei volontari impegnati nelle OdV dichiara di vivere in una famiglia con una condizione economica adeguata (62,2%) anche se rimane una grossa fetta che dichiara scarse le proprie risorse (31,1%). Va sottolineato come i volontari in condizioni economiche scarse aumentino prendendo in considerazione le attività diverse dalle OdV, in particolare le attività non organizzate (35,5% i volontari di altre organizzazioni e 40,3% i singoli), pur rimanendo in percentuale minore rispetto ai non attivi (43,6%). La valutazione della propria condizione economica (scala da 1 a 10) mostra infatti un diminuendo: 5,3 per i volontari OdV, 5,1 per i volontari di altre organizzazioni, 4,8 per i volontari individuali e 4,6 per i non attivi.

Sembra che fare volontariato migliori o almeno mantenga stabili le proprie condizioni di salute; i volontari delle OdV in una scala da 0 a 10 si collocano sul 6,2 così come i volontari di altre organizzazioni, a differenza di chi fa volontariato individualmente(6) o non lo fa (5,5).

Il volontario medio frequenta eventi culturali molto più che gli altri suoi connazionali (6,1 punti del volontario OdV rispetto ai 5,1 dei non volontari); il 32,6% dei volontari OdV ha consumi culturali scarsi, il 36% ha consumi culturali medi e il 20,6% consumi culturali alti (per i non volontari rispettivamente i valori sono 56,6%, 29,1% e 9,2%). Simile è il profilo che emerge in relazione alla lettura di quotidiani e riviste (5,4 punti per i volontari OdV rispetto ai 3,8 punti dei non volontari); il 14% dei volontari legge li legge poco o abbastanza, il 27,1% molto e il 15,9% quotidianamente (per i non volontari rispettivamente il 13,3%, il 13,2%, il 17,2%, il 7,9%).

La soddisfazione dei volontari per la propria vita (6,6 per i volontari OdV e 6,7 per i volontari di altre organizzazioni) è più alta rispetto ai non volontari (6%), sia nel complesso che considerando ambiti particolari come la situazione economica (4,7 volontari OdV e 4,8 altri), la salute (7,1 e 7,0), le relazioni famigliari (7,9 e 7,8), le relazioni sociali (7,5 e 7,6) e il tempo libero (6,4 e 6,4); è stata, inoltre, rilevata una maggior positività rispetto all’evoluzione futura della propria vita (6,1 per i volontari organizzati OdV e non, rispetto al 5,4 degli inattivi).

I volontari mostrano anche una più forte fiducia nel prossimo e nelle istituzioni. Il 32,6% dei volontari OdV dichiara di potersi fidare della gente mentre il 66,2% afferma che bisogna stare attenti (i valori dei non volontari rispettivamente sono il 27,6% e 70,5%). Bisogna però precisare che in relazione alla fiducia sono più alti i valori dei volontari di altre organizzazioni (37,6%) rispetto ai volontari OdV (32,6%). La fiducia nelle istituzioni è maggiormente marcata nei volontari rispetto agli altri cittadini; il 27,2% dei volontari OdV ha un livello basso di fiducia, il 36,8% medio e il 20,1% alto mentre il 25,7% dei volontari di altre organizzazioni ha un livello basso, il 37,2% medio e 22,7% alto (rispettivamente i valori dei non volontari sono 26,7%, 34,0%, 19,2%).

In ultimo, i ricercatori, attraverso una cluster analysis, hanno provato a individuare alcune tipologie di volontario. Queste sono:

• I donatori: in genere sono uomini adulti occupati con un livello medio di istruzione e una forte motivazione al sociale; sono diffusi prevalentemente al Sud.
• I giovani neofiti: sono giovani, in genere donne, impegnati nello studio o in cerca nel lavoro, con molto tempo libero a disposizione; sono diffusi in prevalenza nelle Isole.
• I volontari di base: sono pensionati o casalinghe con un titolo di studio basso fortemente impegnati nel volontariato in ruoli tecnici, socioassistenziali e sociosanitari; sono diffusi in prevalenza nel Nord-Est.
• I volontari con ruoli tecnici o direttivi: sono adulti con una professione impiegatizia e molto tempo da dedicare al volontariato attivi in settori come la cultura, l’assistenza sociale, la protezione civile; sono diffusi soprattutto nel Nord Italia.


La tavola rotonda

In seguito alla presentazione dei dati da parte della ricercatrice Paola Cromo, è seguita una tavola rotonda cui hanno partecipato l’on. Edoardo Patriarca (deputato per il PD e presidente del Centro Nazionale per il Volontariato), mons. Erio Castellucci (arcivescovo di Modena-Nonantola), Gian Carlo Muzzarelli (sindaco di Modena), Emanuela Carta (presidente CSV Associazione Servizi per il Volontariato di Modena).

Secondo l’on. Patriarca, il volontariato è l’immagine del buon Paese, non arrabbiato, a volte indignato che affronta la crisi senza spaventarsi. L’Italia ha retto alla crisi proprio grazie al diffuso associazionismo che ha garantito la coesione sociale e promosso relazioni; i volontari infatti non sono solo erogatori di prestazioni, ma costruttori di relazioni. Patriarca ha rilevato però alcuni elementi di fatica, come la difficoltà a “stare o tornare in strada”, cioè non limitarsi a guardare le attività svolte e i risultati raggiunti ma cercare di intercettare i segni dei tempi e rinnovarsi, e la grande frammentazione, vi sono infatti tantissime associazioni spesso di dimensioni molto ridotte che potrebbero aggregarsi e ottenere una maggiore incisività, anche politica.

Mons. Castellucci ha sottolineato come il volontariato possa favorire l’incontro di persone molto diverse tra loro e lo sviluppo di relazioni. L’essenza del volontariato è la relazione e ogni relazione ha due versi, andata e ritorno; attraverso il volontariato vi è sempre uno scambio perché facendo qualcosa per un altro valorizziamo prima di tutto noi stessi. Mons. Castellucci ha indicato come già San Paolo riconosceva che “In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: "Si è più beati nel dare che nel ricevere!” (At 20, 35). Fare qualcosa per l’altro (in particolare l’altro per eccellenza, il povero, il diverso, l’emarginato) valorizza lo stesso volontario che diventa importante per la persona aiutata, con un’altra citazione biblica l’arcivescovo ricorda come Gesù per avvicinare Zaccheo, esattore delle tasse, quindi figura molto emarginata, si fa invitare a pranzo a casa sua, facendolo sentire utile e importante. Sebbene già il dono in sé porta beneficio al volontario o al donatore, è comunque umano aspirare a una qualche forma di riconoscimento come un grazie.

Il sindaco Muzzarelli ha ricordato l’importanza del volontariato nelle politiche cittadine mentre la sig.ra Carta, presidente del CSV descrive il ruolo dei giovani nel volontariato locale.


Conclusioni

Il rapporto mostra un quadro composito e particolareggiato del volontariato italiano, confermando le conclusioni di ricerche precedenti (per approfondire si veda Ambrosini 2004; Frisanco 2004; Ambrosini 2005; Liu, Holosko, Lo 2009; Frisanco 2013; Citroni 2014), aggiungendo interessanti dettagli e gettando le basi per futuri approfondimenti.

In primo luogo è bene sottolineare come dal rapporto emerga un volontariato organizzato (in particolare sotto la forma giuridica dell’OdV ai sensi della legge 266/1991) presente, diffuso e attivo soprattutto nei settori d’intervento tipicamente connessi con il sistema di welfare, come la sanità, l’assistenza e la protezione civile. Questo è confermato anche dalle attività svolte dai volontari che spesso sono riconducibili alle professioni sociali e ai ruoli svolti dai lavoratori del settore (autista, operatore sociosanitario, assistente sociale, infermiere).

Leggermente differente è il profilo del volontariato svolto in altre organizzazioni; il rapporto prende in considerazione realtà molto differenti, non sempre riconducibili al volontariato in senso stretto, ma in cui sono presenti attività di volontariato. Per quel che riguarda le organizzazioni religiose, le associazioni sportive dilettantistiche, culturali, i sindacati, i partiti, i movimenti è importante che tali realtà siano incluse nella ricerca poiché spesso coinvolgono numerosi volontari e promuovono la coesione sociale, però sarebbe opportuno comprendere le attività volontaristiche effettivamente svolte e le finalità delle singole organizzazioni. Tale aspetto emerge in particolar modo indagando i profili dei volontari che, sotto l’aspetto socioculturale, sono assai differenti; i maggiori consumi culturali, la maggiore religiosità e la maggior fiducia nelle istituzioni può essere spiegata dalla presenza nell’insieme delle “attività organizzate non OdV” di organizzazioni specificatamente orientate alla promozione della cultura, dello sport, organizzazioni religiose o politiche.

Il profilo del “volontario medio”, non solo mostra gli aspetti più virtuosi dei cittadini italiani, esprime bene i vantaggi portati dalla pratica del volontariato; i volontari, infatti, godono di migliori condizioni di salute, sono più soddisfatti della propria vita e hanno maggiori speranze rispetto al futuro. Questo può essere spiegato da diversi elementi, in vario modo connessi con il volontariato, come lo sviluppo di una forte rete relazionale, la creazione di legami significativi, il miglioramento dell’autostima, lo sviluppo di competenze relazionali, psichiche ed emotive e non da ultimo, maggiori controlli sanitari (es, per i donatori di sangue e altre forme di volontariato sanitario). A tal riguardo è importante evidenziare la rilevanza delle motivazioni autocentrate nei fattori di spinta e sostegno (per approfondire: Chacòn Fuertes, Arroba Pèrez, Vecina Jimènez 2011); molti volontari affermano infatti di fare volontariato non solo per rispondere a un bisogno della comunità ma per allargare le proprie relazioni e più genericamente sentirsi meglio. Questo dato è confermato da numerosi altri studi.


Alcuni spunti di riflessione

Come già accennato il volontariato migliora il benessere degli stessi volontari e ne fortifica le reti relazionali. È quindi un importante sostegno per persone sole o in situazione di difficoltà personale e sociale, si pensi agli anziani, ai disoccupati o a giovani provenienti da realtà problematiche, prevenendo l’isolamento sociale e favorendo l’integrazione. Andrebbe maggiormente valorizzato nei percorsi di sostegno per i lavoratori disoccupati (come è stato proposto da un imprenditore partecipante al convegno) e per i giovani in difficoltà.

Il volontariato non solo aiuta le persone a sviluppare ulteriori competenze ma valorizza quelle già disponibili mettendole a servizio della comunità. Il profilo dell’età dei volontari mette in luce come molti siano pensionati, che dopo il termine della fase lavorativa del loro ciclo di vita, mettono a disposizione il loro tempo e loro competenze gratuitamente. Tra questi vi sono anche professionisti di alto profilo che supportano le OdV nella gestione economica e amministrativa, spesso divenendone presidenti. Il contributo al volontariato di queste figure è un aspetto da seguire con interesse, in quanto possono mettere a disposizione delle OdV e della stessa comunità risorse molto preziose come le conoscenze, le competenze e una ricca rete di contatti, utili anche per il fundraising.

L’Italia è un Paese con un sistema di welfare pubblico non sempre efficiente e funzionale, ha però un forte terzo settore, il cui cuore pulsante è un diffuso volontariato. I dati del rapporto mostrano come il volontariato sia presente in tutte le Regioni, seppur con volumi differenti, benefici delle competenze dei cittadini, e sia attivo proprio nei principali campi d’intervento del welfare come il settore sanitario, socioassistenziale, educativo e della protezione civile. Questo è la garanzia delle possibilità di crescita e sviluppo di un secondo welfare che garantisca ai cittadini risposte, che il welfare statale per ragioni finanziarie, organizzative, culturali non può fornire. Nella società vi sono risorse umane, morali, culturali che attraverso il volontariato possono essere espresse e valorizzate e che altrimenti rischierebbero di essere sprecate.


Riferimenti

I profili del volontariato italiano. Un popolo che si impegna per una società più coesa

Ambrosini M. a cura di, Per gli altri e per sé, Franco Angeli, 2004, Milano

Ambrosini Maurizio, Scelte solidali, Il Mulino, 2005, Bologna

Chacòn Fuertes F., Arroba Pèrez T., Vecina Jimènez M., Motivaciones del voluntariado: factores para la permanencia y vinculaciòn del voluntariado, in «Documentaciòn Social», n. 160, 2011

Citroni Sebastiano, Associazioni a Milano. Mappatura e analisi dei bisogni del volontariato, Franco Angeli, 2014, Milano

Frisanco R., Volontariato e giovani nel nuovo secolo, in «Sociologia e politiche sociali», vol. 8, n.2, 2004

Frisanco Renato, Volontariato e nuovo welfare, Carocci Editore, 2013, Roma

Liu E. S. C., Holosko M. J., Lo T. W. (a cura di), Youth Empowerment and Volunteerism, City University of Hong Kong Press, 2009, Hong Kong,

 


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