TERZO SETTORE / Fondazioni
Intervista al Segretario Generale della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza
20 dicembre 2012

Marta Petenzi, giovane Segretario Generale della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, ha accettato di rispondere ad alcune domande relative alla filantropia comunitaria sul territorio brianzolo. Attraverso questo dialogo è stato possibile comprendere meglio le modalità operative attraverso cui opera la Fondazione, i rapporti che essa mantiene con il territorio, le risposte approntate per far fronte alla crisi e gli obiettivi che potranno esssere raggiunti in futuro. Per una migliore comprensione delle tematiche trattate si consiglia anche la lettura della scheda di approfondimento dedicata alla Fondazione.

Oltre ai bandi esistono altri strumenti attraverso cui erogate risorse?

Il bando, per una questione di trasparenza e seppur con alcuni limiti, rappresenta lo strumento principale utilizzato dalla Fondazione. Esistono tuttavia alcune risorse, seppur limitate, che vengono allocate con altre modalità, ad esempio con il fondo micro-erogazioni, che è utilizzato per rispondere a problematiche urgenti presenti sul territorio. Se c’è una situazione non risolvibile in tempi brevi o attraverso le tempistiche del bando si fa ricorso a questo strumento per farvi fronte. Le risorse del fondo micro-erogazione, comunque, non sono destinate direttamente alla singola situazione di bisogno ma vengono erogate attraverso la collaborazione di organizzazioni intermedie, che meglio conoscono le situazioni di disagio e di criticità. Abbiamo notato come in questi anni le richieste siano in costante aumento.

I bandi pubblicati attraverso quali risorse vengono finanziati?

Vengono normalmente finanziati attraverso risorse territoriali provenienti da Fondazione Cariplo, ma si sono verificati anche casi di co-finanziamento in partnership con altri soggetti istituzionali, come la Provincia di Monza e Brianza, o altri enti filantropici, come la Fondazione Lambriana. Inoltre, nel corso degli anni, la Fondazione della Comunità di Monza e Brianza ha incrementato gli stanziamenti anche attraverso proprie risorse. In futuro la ricerca di co-finanziatori per bandi assumerà sempre più importanza, in modo da supportare e rispondere con maggior puntualità alle necessità degli enti del territorio.

Come sono i rapporti intercorrenti tra Fondazione Cariplo e la Fondazione di Monza e Brianza?

Sono sicuramente rapporti molto forti, sia perché parte delle risorse che eroghiamo proviene ancora da Cariplo, sia perché è grazie al suo operato che le Fondazioni di comunità, e quindi anche la Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, sono nate e cooperano attivamente per lo sviluppo dei territori in cui sono sorte. La partnership e lo scambio con Fondazione Cariplo, per conto della quale gestiamo anche i fondi emblematici, permette inoltre di attrarre sul nostro territorio risorse importanti in risposta ai bisogni prioritari emergenti . Vi è, inoltre, un importante rapporto di confronto anche con le altre fondazioni comunitarie nate dal progetto Fondazioni di Comunità di Cariplo.

Quindi, nonostante il raggiungimento dell’obiettivo sfida avvenuto nel 2009, una parte delle risorse proviene ancora da Fondazione Cariplo?

Si, usufruiamo ancora di risorse provenienti da Cariplo, ma abbiamo anche mezzi derivanti dalla gestione del patrimonio e ovviamente le risorse raccolte sul territorio attraverso i fondi costituti presso la Fondazione.

E’ cambiato qualcosa nella gestione delle attività della Fondazione dopo la vittoria dell’obiettivo sfida?

Sicuramente il fatto di aver vinto la sfida ha aumentato la nostra responsabilità nei confronti del territorio e della sua comunità. Il patrimonio che gestisce la Fondazione, è giusto ricordarlo, non è semplicemente il patrimonio della Fondazione, ma è quello di tutta la comunità di Monza e Brianza, che ha contribuito direttamente al raggiungimento dell’obiettivo fissato. Il fatto che il patrimonio sia notevolmente aumentato dopo la vittoria della sfida con Cariplo, dunque, ci ha costretti ad una maggiore attenzione nella gestione delle risorse, nella trasparenza delle operazioni e nella valutazione dei progetti finanziati. Per fornire maggiori garanzie a chi si rivolge alla Fondazione ci siamo anche accreditati presso l’Istituto nazionale della donazione, che certifica, quale soggetto terzo, le nostre attività in favore della collettività. I processi che si sono attivati dopo il raggiungimento della sfida, tuttavia, presentano tempi abbastanza lunghi. Per questo ritengo che solo col tempo si potranno cogliere meglio le conseguenze legate a questo fatto.

Qual è la percezione che la comunità ha della Fondazione? Come questa si è evoluta nel corso degli anni?

Sicuramente la prima preoccupazione della Fondazione è stata quella di capire il territorio e entrare progressivamente in rapporto con la sua comunità. Inizialmente, dunque, le attività svolte sono state principalmente di erogazione, attraverso l’utilizzo di bandi molto ampi che avessero come obiettivo l’ambito sociale, in modo da entrare in relazione con chi opera all’interno della comunità brianzola. In questo modo è stato possibile stabilire relazioni dirette con molte organizzazioni operanti sul territorio. Col tempo, anche grazie al ruolo dei suoi presidenti, la Fondazione ha progressivamente cambiato il suo modus operandi, passando da un ruolo più erogativo, di “bancomat della comunità”, a un ruolo più attento alle esigenze e propositivo nei confronti di realtà che si rivolgevano ad essa. Siamo passati così all’emissione di bandi monotematici, concentrati cioè su ambiti specifici, individuati attraverso il confronto con le organizzazioni e le istituzioni. Abbiamo quindi sviluppato un rapporto sempre più stretto col terzo settore, creando momenti di confronto e professionalizzazione reciproca ogni qual volta fosse utile farlo. Oggi la Fondazione è sicuramente riconosciuta come soggetto autorevole nell’ambito delle politiche sociali, ovvero in tutti quei settori in cui vengono indirizzate gran parte delle risorse che eroghiamo.

Esistono strumenti o modalità operative attraverso cui mantenete i rapporti con le organizzazioni che avete incontrato nel corso degli anni?

Sicuramente il livello personale delle relazioni risulta molto importante, ma in questo caso il rischio che si corre è quello che tali rapporti vengano meno nel momento in cui cambiano gli attori posti alla guida delle organizzazioni. Per questa ragione cerchiamo sempre di creare momenti istituzionali che possano favorire il mantenimento dei contatti al di là delle relazioni personali istauratesi. E’ questo il caso di diversi tavoli di confronto istituiti in questi anni - come il tavolo di consultazione costituito in seno alle Asl o i tavoli creati nell’ambito dei piani di zona –, degli incontri periodici con gli assessorati e dei rapporti con le associazioni di rappresentanza del terzo settore, come il CSV di Monza e Brianza o il Forum del Terzo settore. Mantenere relazioni stabiliti con le organizzazioni che operano sul territorio è molto utile, perché in questo modo riusciamo a capire meglio quale siano le migliori modalità da seguire a secondo del contesto e del momento in cui si opera. Da un paio d’anni, inoltre, mandiamo a tutte le realtà con cui siamo entrati in contatto un questionario relativo alla qualità dei rapporti esistenti con la Fondazione, attraverso cui possiamo capire meglio come siamo percepiti e quali aspettative le organizzazioni abbiano nei nostri confronti.

Esistono modalità attraverso cui siete in grado di valutare l’operato delle organizzazioni che usufruiscono delle risorse emesse dalla Fondazione?

Le organizzazioni sono tenute a fornire una rendicontazione di fine progetto e una relazione delle attività svolte attraverso le risorse di cui hanno usufruito. Stiamo tuttavia cercando di migliorare il nostro sistema di valutazione concentrandoci maggiormente sull’output, verificando cioè quali siano stati gli effetti per il territorio dopo l’intervento finanziato. In questo modo miriamo a comprendere meglio benefici o problemi di certe modalità operative, così da strutturare meglio le nostre azioni future. Non è sicuramente un compito facile, poiché i progetti sostenuti sono molti e non sempre si è in grado di valutare pienamente gli effetti di quel che si fa attraverso analisi di tipo quantitativo, come quelle che abbiamo svolto negli anni scorsi.

Come sono i rapporti con le istituzioni?

I rapporti con le istituzioni del territorio sono consolidati. Lo stesso Consiglio di amministrazione è nominato da un Comitato, presieduto dal Prefetto, e composto dai rappresentanti delle più importanti istituzioni (provincia, capoluogo, Confindustria, tribunale, Camera di commercio, università…), e sicuramente la loro presenza è stata importante per il percorso svolto in questi anni. Con le istituzioni vi è uno scambio reciproco e di confronto rispetto alle esigenze ed ai bisogni della nostra Comunità. Inoltre possiamo evidenziare anche il contributo fornito attraverso la costituzione di fondi patrimoniali - che ci hanno aiutato a raggiungere l’obiettivo sfida - da parte della Provincia o del Comune capoluogo, ma anche da parte di tanti piccoli comuni che hanno colto l’importanza del nostro operato.

La crisi ha cambiato il vostro modo di operare sul territorio?

Sicuramente sì. Per diversi anni abbiamo chiesto alle organizzazioni che partecipavano ai bandi di fornire proposte che garantissero un certo grado di innovazione sociale. Tuttavia col perdurare della crisi ci siamo resi conto di molte difficoltà nel fornire proposte innovative in un momento in cui spesso non si riescono neanche a garantire i servizi essenziali. Abbiamo quindi modificato il nostro approccio, sostenendo anche progetti non propriamente innovativi, ma che fossero comunque in grado di garantire un beneficio visibile per il territorio, fermo restando un ruolo sussidiario e non sostitutivo rispetto a quello delle istituzioni pubbliche. Non possiamo nascondere che la crisi sta anche influenzando la raccolta delle risorse da parte delle organizzazioni. Come sa noi finanziamo i progetti al massimo per il 50% del loro valore, lasciando alle realtà che richiedono i fondi l’onere di reperire le risorse mancanti. Inutile dire che le difficoltà in questo momento sono molte, ma soprattutto si percepisce tanta sfiducia da parte delle organizzazioni per quel che riguarda il recupero del denaro necessario a coprire i costi progettuali. Stiamo quindi cercando nuove vie per far fronte a bisogni emergenti, al di là di queste difficoltà da parte delle organizzazioni, stando tuttavia attenti a non sostituirci ad esse, o alle istituzioni, nella fornitura di risposte adeguate.

Ma la vera sfida in questo momento rimane la necessità di continuare a perseguire la mission di promozione della “cultura del dono” e di sostegno alla moderna filantropia. E’ importante svolgere il nostro ruolo di intermediazione filantropica, offrendo strumenti qualificati ai donatori che vogliono contribuire a migliorare la qualità di vita della nostra Comunità. La Fondazione deve, quindi, svolgere un ruolo ponte tra chi dona e vuole partecipare al benessere del nostro territorio e gli enti di terzo settore che quotidianamente operano affinché tutto ciò sia possibile. Solo una comunità coesa e solidale, in cui ogni attore collabora in sinergia, può mettere in campo risposte efficaci per affrontare le conseguenze della crisi che stiamo attraversando.

Potrebbe indicarmi un progetto significativo che avete sviluppato negli ultimi anni?

E’ sempre difficile scegliere un progetto perché sono tante le esperienze incontrate in questi anni. Inoltre il rischio è quello di indicare i progetti più grandi, più noti, mentre invece in questo momento a mio parere sono i progetti promossi dalle associazioni più piccole, che rispondono a esigenze che spesso si rischia di dare per scontate, ad essere i più significativi. Mi viene per esempio in mente un progetto, risalente allo scorso anno, di sostegno alla genitorialità. E’ stata un’esperienza molto importante per la Fondazione, perché ci ha permesso di svolgere un ruolo di aggregazione e progettazione che poche volte avevamo svolto in precedenza. Abbiamo messo intorno a un tavolo tante realtà che non si conoscevano, e che invece oggi si sono costitute in rete e collaborano insieme.

  

Riferimenti

Scheda di approfondimento sulla Fondazione della Comunità di Monza e Brianza

Istituto Nazionale della Donazione

I Bandi emblematici minori

Il progetto "Sostenere la genitorialità" 

 

I nostri approfondimenti sulle Fondazioni di comunità

 Le Fondazioni di comunità in Italia, uno sguardo d'insieme

Piermario Vello, Segretario generale di Cariplo, ci racconta il progetto Fondazioni di comunità

Una Fondazione di comunità per Parma

Fondazione della Comunità novarese: una best practice della filantropia di comunità

La Fondazione della Comunità Veronese

La Fondazione Comunitaria del Ticino Olona

La Fondazione della Comunità di Monza e Brianza