PRIVATI / Aziende
Welfare aziendale: in Italia il suo valore potenziale è di 21 miliardi di euro
A dirlo è primo Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale. In questo articolo vi segnaliamo le principali evidenze della loro ricerca.
25 gennaio 2018

Mercoledì 24 gennaio a Roma è stato presentato il primo Rapporto realizzato da Fondazione Censis e da Eudaimon (provider di welfare aziendale di cui abbiamo parlato qui), in collaborazione con Credem, Edison e Michelin, sul welfare aziendale in Italia. L'obiettivo dell’indagine è stato quello di analizzare e comprendere le principali caratteristiche degli strumenti di welfare aziendale all'interno delle imprese italiane. In questo articolo vi presentiamo i principali risultati.


Quanto vale il welfare aziendale in Italia

Secondo le stime del Rapporto, se le prestazioni e i servizi di welfare aziendale fossero garantite a tutti i lavoratori del settore privato del nostro Paese, esse potrebbero garantire un giro di affari di oltre 21 miliardi di euro. Vi sono però alcune dinamiche che attualmente ostacolano una diffusione capillare del welfare nelle aziende.

Il primo aspetto riguarda la mancanza di consapevolezza e di conoscenza da parte dei lavoratori. Questi strumenti non sembrano infatti essere molto conosciuti dai potenziali beneficiari: solo il 17,9% ha una conoscenza precisa di cos’è il welfare aziendale; mentre il 58,5% lo conosce solo per grandi linee e il 23,6% non sa cos’è. Inoltre, ne hanno una conoscenza minore i lavoratori con livelli più bassi di scolarità (il 47% di quelli con al più la licenza media non sa cos’è), quelli con redditi bassi (44,6%), i genitori single (40,3%), gli occupati con mansioni esecutive e manuali (36,7%) e le lavoratrici (30,1%).


Welfare aziendale o aumenti retributivi: cosa preferiscono i lavoratori italiani?

In base alle rilevazioni realizzate dal centro studi di Fondazione Censis, circa il 60% dei lavoratori sarebbe favorevole alla possibilità di trasformare quote premiali della retribuzione (come il premio di produttività o il premio presenza) in prestazioni di welfare. Ad essere più favorevoli sono i dirigenti e i quadri (73,6%), i lavoratori con figli piccoli, fino a 3 anni (68,2%), i laureati (63,5%) e i lavoratori con redditi medio-alti (62,2%). Meno favorevoli sono invece gli operai, i lavoratori esecutivi e quelli con redditi bassi.

Analizzando la richiesta di servizi di welfare da parte dei lavoratori, si evince che tra le prestazioni più desiderate ci sono quelle relative alla sanità (indicate dal 53,8% degli occupati), quelle relative alla previdenza complementare (33,3%). Poco al di sotto si trovano i buoni pasto e la mensa aziendale (31,5%), il trasporto da casa al lavoro (23,9%), buoni acquisto e convenzioni con negozi (21,3%), convenzioni e rimborsi per l’asilo nido, centri estivi, doposcuola e per le spese scolastiche dei figli (20,5%).

Secondo il Rapporto la scelta dei servizi aziendali è fortemente condizionata dalla composizione familiare del lavoratore: la richiesta di determinate prestazioni di welfare dipende da quelli che sono i bisogni sociali percepiti come maggiormente significativi in quel preciso frangente di vita.

 


Welfare aziendale e provider prima e dopo le Leggi di Stabilità

Welfare aziendale tra dimensione organizzativa e cura della persona

Welfare aziendale e conciliazione vita lavoro in Emilia Romagna

Un welfare aziendale per le donne: il punto di vista del sindacato

Un welfare innovativo e personalizzabile nel nuovo accordo integrativo di Sanofi

Legge di Bilancio 2018: quali sono le novità in materia di welfare aziendale?
 
NON compilare questo campo