Intelligenza artificiale

L’uso di sistemi di intelligenza artificiale generativa sta creando nuove opportunità di apprendimento più flessibili e inclusive. Alessia Borromeo propone un’analisi del quadro normativo di riferimento e approfondisce alcune modalità didattiche emergenti che coinvolgono studenti, docenti e sistemi educativi.
TechSoup ha condotto una ricerca per capire come, nel mondo, le organizzazioni della società civile si pongono nei confronti dell’intelligenza artificiale. Da un sondaggio in nove Paesi, tra Africa ed Europa (Italia compresa), emerge la necessità di trovare risorse economiche, l’urgenza delle competenze e la ricerca di soluzioni personalizzate in linea con i propri valori e le proprie attività.
Piero Ingrosso, presidente della Fondazione PICO, ci racconta di “Cooperazione Digitale”, progetto che ha coinvolto 381 cooperative e che ha permesso di mettere in luce il ruolo cruciale della trasformazione digitale per le realtà cooperative, soprattutto quelle più piccole e vulnerabili.
Quanto previsto dal decreto legislativo 62/2024 costituisce una svolta non solo giuridica ma anche culturale. Luciano Pasqualotto e Angelo Lascioli dell’Università di Verona analizzano l’importanza del Progetto di Vita e riflettono su come la AI possa supportare i servizi coinvolti nella sua elaborazione, contribuendo a dare forma ai contenuti e a rafforzare la coerenza e la qualità delle decisioni.
Luca Baraldi ed Elisa Ricciuti riflettono sul ruolo dell’intelligenza artificiale come leva culturale e organizzativa per rafforzare le competenze trasformative del Terzo Settore su Vita.it.
L’adozione delle AI non è neutra e porta con sé un insieme di dicotomie che vanno individuate e rese visibili per tentare di risolverle. Questo vale anche e soprattutto in ambito sociale. Giorgio Merlo ci aiuta ad approfondirne alcune per capire come si possa governare questo grande cambiamento in atto.
L’intelligenza artificiale porta nuove opportunità al mondo del welfare, in alcuni casi può rivoluzionare interi servizi. Ma rischia anche di generare nuove forme di discriminazione e togliere centralità agli attori del pubblico e del privato sociale. Il welfare italiano è pronto a trarre il meglio da queste tecnologie?