Primo Welfare

Con il termine “primo welfare” ci riferiamo al sistema tradizionale di protezione sociale organizzato e gestito dallo Stato tra fine Ottocento e inizio Novecento per rispondere a rischi e bisogni sociali dei cittadini. Per questo esso è spesso indicato anche come “Welfare State” o “Stato Sociale”

Il primo welfare include una serie di politiche pubbliche e programmi “essenziali” – come pensioni, assistenza sanitaria, tutele contro la disoccupazione, istruzione, politiche per la famiglia, politiche abitative, etc. – che intendono garantire il benessere dei cittadini attraverso la redistribuzione delle risorse e la fornitura di servizi.

Il primo welfare rappresenta quindi la base del sistema di protezione sociale. Su di esso si innestano le evoluzioni e le integrazioni del secondo welfare, che coinvolge attori non-pubblici (Terzo Settore, aziende, corpi intermedi…) per rispondere ai rischi e bisogni in una logica sussidiaria e integrativa rispetto alle politiche pubbliche tradizionali.

Di seguito i nostri articoli in cui approfondiamo dinamiche e esperienze realizzate nel perimetro del primo welfare.

L'ultimo numero della rivista Welfare Oggi - edita da Maggioli - propone riflessioni e strumenti per favorire la collaborazione e la co-progettazione tra amministrazioni pubbliche e Terzo Settore. Tra i temi affrontati anche il ruolo dell'Europa nella promozione di politiche di contrasto alla povertà in Italia, le migrazioni, la riforma del Terzo Settore, le buone pratiche in materia di supporto alla disabilità, all'invecchiamento e alla non autosufficienza.
Riconoscere che quello del lavoro è soprattutto un bisogno fondamentale dell'uomo è decisivo tanto quanto la sua affermazione come diritto. E ciò per la semplice ragione che, come la storia insegna, i diritti purtroppo possono essere sospesi o addirittura negati; i bisogni, se fondamentali, no. I bisogni come reciprocità, fraternità, libertà, amore, non possono essere infatti rivendicati come diritti. Piuttosto, essi sono espressi come pre-requisiti di ogni ordine sociale. Ne riflette Paolo Venturi all'interno del blog Tempi Ibridi.
On June 21st of June the Employment, Social Policy, Health and Consumer Affairs (EPSCO) Council reached a general approach on the Work-Life Balance Directive, proposed more than one year ago by the European Commission. The proposal will be vote in July: it will be the time in which European citizens will see if it will be possible or not for the European Union to make a real step forward towards a more social Europe.
In questo articolo, uscito lo scorso lunedì 4 giugno all'interno del Corriere della Sera, Maurizio Ferrera - Scientific Supervisor del nostro Laboratorio e Docente di Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Milano - si interroga in merito al posizionamento degli italiani rispetto all'Unione Europea. Riportando alcuni dati interessanti, Ferrera mostra come l'alienazione politica e il forte desidero di cambiamento abbiano creato un terreno fertile per l'euroscetticismo.
Pochi giorni fa è stato presentato il Rapporto annuale dell'Istat che fa il punto sulla condizione economica e sociale italiana. L'edizione di quest'anno è molto innovativa perché approfondisce il tema delle reti e delle relazioni tra le persone e gli attori sociali: un aspetto di grande interesse per il nostro Paese e, in particolare, per il settore del welfare, dove la rete costituisce un fattore chiave di sostegno e inclusione degli individui.
Vi proponiamo l'interessante dialogo tra Maurizio Ferrera, docente di Scienza Politica presso l'Università degli Studi di Milano, e Ellen Immergut docente tedesca di Politica Comparata presso l'Università Humboldt di Berlino, sul futuro dello Stato Sociale. Come emerso nel corso del confronto investire sul lavoro dei giovani e sull'integrazione degli immigrali è l'unico modo per assicurare la sostenibilità dei sistemi di solidarietà.
Nel marzo scorso la Corte dei Conti ha pubblicato sul suo sito istituzionale una relazione che ci fornisce un esauriente quadro del sistema di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale nel nostro Paese, delle loro presenze e dei costi necessari a sostenerlo. Francesca Prunotto ha analizzato il documento individuando i dati più interessanti e utili a comprendere le dinamiche in atto.