Negli ultimi anni gli Empori solidali sono diventati una delle risposte più diffuse1 e dinamiche alla povertà alimentare in Italia. Intorno a loro sono nate anche reti, dall’Emilia-Romagna al Veneto, che mettono in comune apprendimenti, fatiche e capacità di advocacy.

Raccontare questo valore, però, è ancora difficile. Le poche valutazioni disponibili si fermano per lo più a ciò che è facile contare: il risparmio delle famiglie, i beni e le persone coinvolte. Restano spesso fuori dall’analisi le dimensioni di cambiamento a cui queste attività contribuiscono e gli altri soggetti rilevanti: chi opera negli Empori in maniera volontaria o retribuita, le organizzazioni, e, più in generale, il territorio. Contare le attività è utile, ma dice poco della capacità di trasformare.

Per non svuotare di senso la pratica valutativa, occorre spostare il focus della valutazione sui processi attraverso cui l’impatto si genera2: non esiste trasformazione senza un orientamento intenzionale che precede e accompagni l’azione3. Intesa così, la valutazione di impatto sociale (VIS) non è un adempimento, ma uno strumento strategico in grado di riorientare l’azione territoriale in chiave migliorativa sulla base delle evidenze.

È in questa prospettiva che è nato il percorso del Centro di Solidarietà di Trento ODV (CdS) con AICCON. Attraverso la lente dell’impatto ci si è interrogati su come contribuire a cambiare il modello territoriale di riferimento, non limitandosi a misurare la dimensione economico-alimentare, ma leggendo in maniera multidimensionale la risposta trentina alla sfida delle povertà.

Trent’anni per leggere il cambiamento

Il trentesimo anniversario di CdS è diventato l’occasione per rileggere il cammino fatto e orientare l’azione futura. In trent’anni i bisogni delle persone sono cambiati e si sono fatti più articolati, più sfaccettati, spesso intrecciati tra loro; e il lavoro del Centro è cambiato con loro.

Il passaggio nel 2023 dai pacchi alimentari all’Emporio solidale è uno dei segni più visibili di questa evoluzione: scegliere direttamente i prodotti secondo le proprie esigenze restituisce una parte di autonomia e si inserisce oggi in un lavoro che comprende ascolto, orientamento e accompagnamento.

Questa evoluzione ha aperto una riflessione sulla capacità trasformativa del Centro: sui cambiamenti a cui contribuisce nella vita delle persone, tra volontari/e, nelle organizzazioni con cui collabora e nel territorio, ma anche sul valore di un patrimonio meno visibile, fatto di informazioni e conoscenze che nascono ogni giorno dalle prese in carico, dalle relazioni e dall’osservazione diretta. Il percorso di advisory con AICCON ha dato a questa riflessione una struttura e strumenti per leggerla in modo più sistematico.

Sussidiarietà e welfare territoriale

Il convegno del 29 maggio, “Comunità e welfare. I 30 anni del Centro di Solidarietà di Trento ODV“, è stato il primo momento pubblico di restituzione di tale percorso e ha permesso di allargare lo sguardo dal percorso del CdS alle trasformazioni del welfare territoriale.

Durante l’evento, Cristina Mezzena ha richiamato un tratto che attraversa la storia del Centro: la centralità e la dignità della persona, dentro relazioni nelle quali la distinzione tra chi offre e chi riceve sostegno racconta solo una parte di ciò che accade. Paolo Venturi, presentando il Rapporto sulla Sussidiarietà ha evidenziato come il welfare non è una componente residuale dello sviluppo, ma una sua premessa. La prossimità diventa così decisiva per intercettare bisogni diffusi e frammentati e costruire risposte territoriali integrate. Tra le criticità richiamate dal Rapporto vi è l’assenza di sistemi informativi capaci di restituire la domanda reale dei territori; tra le direzioni indicate, il monitoraggio dei bisogni su base territoriale e la progettazione integrata.

Da qui la definizione del dato come “spazio condiviso”, un luogo di confronto tra istituzioni e società. Francesca Gennai ha portato la dimensione capacitante della sussidiarietà, descrivendola come un “meccanismo di liberazione ed empowerment che rimette in gioco le persone e la loro struttura di desiderio”. Nella tavola rotonda Flaviano Zandonai ha declinato questi temi sul territorio trentino e ha sottolineato l’importanza delle molte “palestre” di sussidiarietà costruite negli anni, dall’amministrazione condivisa alle case della comunità, e la necessità di saper stare in relazione con soggetti che “non solo risiedono ma sempre più spesso attraversano i nostri luoghi di vita”.

Dentro questa cornice sono state presentate le prime evidenze del percorso di valutazione sintetizzate nel report conclusivo “Trent’anni di prossimità. Evidenze, cambiamenti e traiettorie future“.

Cosa rendono visibili le evidenze

Le evidenze mostrano con maggiore nitidezza qualcosa che il Centro incontrava da tempo nel lavoro quotidiano: la difficoltà economica raramente arriva tutta insieme. Prende forma attraverso piccoli arretramenti ed equilibri che diventano più fragili. La richiesta di sostegno alimentare spesso intreccia redditi insufficienti, costo dell’abitazione, problemi di salute, precarietà lavorativa, fragilità familiari e relazionali. Prima di diventare una richiesta esplicita di aiuto ci sono rinunce silenziose: cure e farmaci, consumi alimentari, attività sportive ed extrascolastiche dei/delle figli/e, occasioni di socialità.

È qui che il lavoro di prossimità acquista anche valore conoscitivo. L’accesso all’Emporio può essere il momento in cui una traiettoria già in corso diventa visibile e può consentire di intercettare altri bisogni, orientare verso un servizio, aprire uno spazio di accompagnamento. I numeri, letti dentro questa trama, acquistano un significato più preciso. Tra le 32 persone beneficiarie coinvolte nel questionario, il 53,1% riferisce un miglioramento nella capacità della propria famiglia di arrivare a fine mese e, tra queste, il 94,1% riconosce al CdS un contributo positivo al cambiamento. Il 57,8% segnala un miglioramento nella conoscenza dei propri diritti e nella capacità di orientarsi tra le risorse del territorio: il sostegno materiale si accompagna quindi a una funzione di orientamento e facilitazione nell’accesso ai servizi.

Anche il volontariato racconta qualcosa che supera il contributo operativo alle attività. Tra volontari/e e collaboratrici, il 69,9% rileva un rafforzamento del senso di appartenenza al CdS e l’80,6% una maggiore conoscenza dei bisogni del territorio. Il volontariato può essere letto, in questo senso, anche come un’infrastruttura sociale: un luogo nel quale partecipazione, apprendimento e conoscenza si alimentano reciprocamente. Tra gli stessi rispondenti, il 72,6% percepisce un miglioramento del riconoscimento territoriale del Centro. Anche la rete racconta un altro pezzo della stessa storia: nel 2025 il 96% dei 25 soggetti mappati mette a disposizione almeno una risorsa.

Dalle evidenze alle scelte

Il lavoro svolto consegna al CdS soprattutto un metodo da rendere ordinario. Significa scegliere indicatori significativi, osservarli nel tempo, fermarsi a leggerli, discuterli e utilizzarli per prendere decisioni data-informed.

La questione che si apre ora riguarda l’uso territoriale di questa conoscenza. È qui che l’idea del CdS come “sentinella” del territorio acquista un significato concreto. Nel contatto con persone e famiglie emergono segnali e ricorrenze che, presi singolarmente, possono apparire come storie individuali; messi in relazione possono raccontare trasformazioni più ampie.

Il passaggio è trasformare questa conoscenza in evidenze leggibili e condivisibili, da mettere in relazione con i dati istituzionali e con ciò che osservano gli altri attori nei luoghi in cui il welfare viene discusso e programmato.

Il valore d’uso strategico

Le traiettorie aperte da questo percorso, approfondite nello short paper di AICCON, vanno oltre il perimetro del CdS e partono da una parola che sta al cuore dell’azione degli Empori: dono. Non come donazione, un trasferimento che si esaurisce nell’atto, ma come relazione che trasforma tutti i soggetti coinvolti: chi riceve, chi offre e il territorio intorno. Valutare l’impatto significa allora partire da questa relazione e comprendere che cosa si genera in termini di cambiamento e trasformazione.

Significa tenere insieme i processi di generazione con quelli di valutazione: in futuro il CdS potrà, ad esempio, integrare la raccolta dei dati nei momenti di relazione e costruire gli strumenti insieme a chi li usa. Significa anche restituire i risultati a tutte le persone coinvolte nel processo, in primis i/le volontari/e, perché anche la valutazione diventi un’occasione di relazione.

La stessa logica vale per le reti di Empori. Nessun Emporio genera impatto da solo, ma all’interno di un ecosistema: una riflessione condivisa sui processi di generazione di impatto e un coerente sistema di indicatori comuni a cui affiancare un set più personalizzato a seconda delle peculiarità territoriali permetterebbe di valutare, ovvero dare valore, alla capacità trasformativa di questi ecosistemi. Ne beneficerebbe in efficacia l’azione di advocacy e di proposta di nuovi modelli di welfare territoriale per il contrasto alle povertà, in grado di tenere insieme la dimensione sociale, economica, ambientale (si pensi allo spreco alimentare), e politico-culturale del fenomeno. Così facendo la VIS potrebbe essere mezzo – e non fine – per promuovere una proposta valoriale e politica4 sul tema degli Empori: spazi che grazie alle relazioni diventano luoghi, non più caratterizzati da logiche assistenziali e compensative, ma vere e proprie infrastrutture di prossimità in grado di trasformare i contesti di riferimento.

 

Note

  1. EURICSE (2026). Gli Empori solidali in Italia: oltre la distribuzione alimentare. Research Report n. 46, EURICSE. Disponibile qui.
  2. De Benedictis, L., Miccolis, S., Venturi, P., Zamagni, S. (2023). La prospettiva civile dell’impatto sociale. Position paper AICCON. Disponibile qui.
  3. Venturi, P. (2026). Intenzionalità e innovazione trasformativa. I quaderni dell’Economia Civile, n.14, AICCON. Disponibile qui.
  4. Venturi, P. (2026). L’impatto che diventa economia. Riflessioni dal percorso Inside Impact, Social Impact Agenda per l’Italia. Disponibile qui.
Foto di copertina: Mathias Reding, Unsplash.com