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Da più di un decennio la povertà dei minori è diventata una delle sfide più serie per il nostro Paese e il suo futuro. L’istituzione del reddito d’inclusione (REI) e, in particolare, del Fondo per il contrasto alla povertà educativa, costituiscono un primo passo per rispondere a tale sfida. A muoversi non è stato però solo lo Stato, ma anche le associazioni della società civile.

Protagonista sempre più vivace del secondo welfare, il mondo del non profit ha prima sensibilizzato il governo, poi lo ha assistito nell’identificare le possibili soluzioni ed ora – a riforme adottate – è attivamente impegnato nell’attuazione delle nuove misure. Nel caso del REI, il ruolo del non profit si concentra essenzialmente sul versante dei percorsi di integrazione lavorativa e sociale. Nel caso del Fondo contro la povertà educativa vi è anche un sostanzioso sostegno finanziario da parte delle Fondazioni Bancarie, che partecipano al Comitato di indirizzo strategico insieme a rappresentanti del governo e del Terzo settore. Save the Children ha dal canto suo fornito un contributo prezioso sia sul piano della raccolta di dati sia delle sperimentazione di iniziative concrete.

Rispetto ad altri Paesi UE, l’Italia si è accorta tardi dell’emergenza minori e, almeno per ora, le risorse sono inadeguate rispetto alle dimensioni e alla gravità del problema. Le innovazioni dell’ultimo biennio sono tuttavia un segnale positivo. Esse rivelano un vero e proprio risveglio della società civile sul fronte del welfare. Le Fondazioni bancarie sono in realtà attive da quasi un trentennio. Hanno nel tempo finanziato e orchestrato un elevatissimo numero di iniziative di inclusione a livello territoriale. Lo stesso si può dire del Terzo Settore e, su scala più ridotta, di Save the Children.

La novità di oggi è il tentativo di fare sistema, di operare da protagonisti sul piano nazionale. Non per sostituire lo Stato, che deve introdurre e tutelare i diritti. Ma fungendo da complemento e (come nel caso del REI e del Fondo povertà) insieme da «vedetta» (nel caso Cariplo, si può aggiungere «lombarda») per individuare tradizionali bisogni non coperti e i nuovi rischi emergenti.

Questo articolo è stato pubblicato sul Corriere della Sera del 29 gennaio e qui riprodotto previo consenso dell’autore.