Che cosa accade quando un nuovo bosco entra in un territorio non solo come infrastruttura verde, ma come occasione per costruire relazioni e attivare cittadini, associazioni, scuola e istituzioni? È la domanda al centro del percorso di community engagement avviato a Pozzo d’Adda, in provincia di Milano, attorno al nuovo bosco realizzato nell’ambito del programma Forestami.
Questo percorso triennale, oggi al termine del suo primo anno, è stato al centro di un incontro durante la Milano Green Week 2026. Qui Pares ha raccontato del progetto – finanziato da Fondazione Alia Falck – mettendo in evidenza l’esperienza di facilitazione e accompagnamento in corso.
In tale occasione è stato raccontato di un bosco giovane che sta mettendo radici e di una comunità che sta imparando a fare altrettanto. Un’esperienza che mostra come la forestazione urbana possa diventare anche un dispositivo di partecipazione, che vi raccontiamo nell’articolo che segue, mettendo in luce la sfida e i fattori che ne hanno reso possibile l’avvio del progetto, oltre agli ingredienti necessari perché continui a vivere.
La sfida e i fattori abilitanti
La sfida principale del progetto è costruire un legame di affezione tra i cittadini e un bosco nuovo, appena immaginato e poi piantato insieme: un bosco giovane, fatto di piccole piante. L’obiettivo è creare una vera e propria alleanza tra la comunità e il bosco: un nuovo organismo vivente che chiede di essere accolto e curato con rispetto, e che allo stesso tempo aiuta la comunità a ritrovarsi e consolidare i propri legami. Questo anche grazie alla sua collocazione: il nuovo bosco è infatti un ponte verde tra diverse parti dell’abitato, grazie alla sua posizione strategica. Riconsiderando questo primo anno di progetto, abbiamo identificato tre elementi abilitanti che hanno reso possibile lo sviluppo delle attività: una Pubblica Amministrazione coinvolta, un tessuto di realtà già presenti sul territorio, un metodo preciso di attivazione.
Una Pubblica Amministrazione coinvolta
Forestami ha avviato la collaborazione con il Comune di Pozzo d’Adda nel 2022, attraverso la sottoscrizione di un protocollo d’intesa finalizzato all’incremento del capitale naturale del territorio. Da questo accordo è nato un percorso condiviso che ha permesso di progettare, realizzare e promuovere interventi di forestazione e rinaturalizzazione di ampi spazi, contribuendo a rafforzare la rete ecologica locale, migliorare la qualità ambientale del contesto, favorendo la biodiversità e offrendo nuovi spazi naturali a beneficio della comunità. In questo senso Forestami ha ritenuto fondamentale coinvolgere l’Amministrazione comunale come primo interlocutore per definire le direzioni del progetto di ingaggio e poter coinvolgere scuola, associazioni e cittadinanza. Il Comune è stato dunque mediatore centrale che ha consentito al progetto di entrare nei discorsi del paese, facilitando l’incontro con Pares e Forestami.
Le energie già presenti sul territorio
Il secondo fattore abilitante è la presenza di realtà già attive: associazioni, gruppi, il Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi, la scuola. Si tratta di presìdi capaci di accogliere e includere il bosco nel proprio fare quotidiano. Sono state proprio queste realtà i primi interlocutori del progetto, mettendo a sistema intorno al bosco risorse ed energie associative già presenti sul territorio e proattive.
Il metodo: attività semplici e simboliche
Il terzo fattore abilitante è il metodo utilizzato. A ogni incontro è stata proposta un’attività partecipativa, perlopiù simbolica, per mettere le persone nelle condizioni di dare un proprio contributo, immaginando prima il bosco e poi, una volta piantato, abitandolo di significati. Scrivere una parola, immaginare il bosco tra 5 anni, contribuire alla poesia del bosco nascente: gesti che hanno permesso alle persone di non sentirsi semplici destinatarie, ma parte attiva di un processo.
Il nodo: il tempo lento del bosco che cresce
L’ostacolo più grande è insito nella natura stessa del progetto: un bosco nuovissimo, fatto di piante ancora molto piccole. Per vederlo nella sua pienezza servirà del tempo.

La distanza tra l’immaginario del “bosco” – alberi alti, chiome, fronde capaci di fare ombra – e la realtà di un campo fitto di giovani piante, è il vero scarto su cui si è lavorato: come creare un legame di affezione con qualcosa che cresce lentamente?
La prima risposta è stata il fare insieme.
In occasione della piantagione del 29 novembre 2025 e di gran parte delle attività, è stato fondamentale poter contare sulla collaborazione della cooperativa sociale La Goccia che ha coprogettato insieme a Forestami e realizzato l’intervento di forestazione e la sua manutenzione per 5 anni. La partecipazione della cooperativa è stata importante sia per passare informazioni e conoscenze a cittadine e cittadini, sia per indirizzare e guidare le attività operative. La piantagione ha rappresentato il momento più importante, pratico e simbolico insieme: chi vi ha partecipato è entrato a far parte di un processo lento, sentendosi compartecipe di qualcosa che nasce e cresce.
In generale, la prima annualità si è sviluppata attraverso passaggi graduali, di intensità crescente: conoscere e immaginare, vedere da vicino, piantare insieme, costruire le community, vivere una giornata pubblica co-progettata.
Un percorso costruito per intensità crescenteConoscere e immaginare. La mappatura delle realtà del territorio e i primi incontri con il Comune, le associazioni e la scuola sono stati i primi momenti di conoscenza reciproca, un modo per creare relazioni e riconoscere possibili alleanze. Vedere da vicino. Successivamente, un incontro con la presentazione istituzionale dell’intervento complessivo di forestazione e dell’avvio del percorso di partecipazione e il sopralluogo sul campo ha permesso ai cittadini di mettere meglio a fuoco il progetto. Piantare insieme. La piantagione partecipata, aperta a grandi e piccoli, è stata il primo momento importante di attivazione, accompagnato dalla scrittura collettiva della “poesia del bosco nascente”: il bosco è così diventato, fin dalla nascita, anche un deposito di parole e immaginari condivisi. Costruire le community. La chiamata a raccolta dei cittadini ha permesso a una ventina di persone di ritrovarsi e riflettere sul significato dell’essere community. Sono così nate le prime quattro community di cittadini attivi, spazi aperti di attivazione leggera, non gruppi rigidi. Vivere insieme una giornata pubblica. Una giornata pubblica co-progettata dalle community ha rappresentato il momento di maggior coinvolgimento: i partecipanti sono passati da destinatari a protagonisti, mostrando che il bosco può diventare uno spazio abitabile già oggi. |
La forza e la fragilità delle community
La costruzione delle community di cittadini attivi rappresenta un elemento strategico e, al tempo stesso, sfidante e delicato del processo: sarà con questi gruppi che si lavorerà nei prossimi 2 anni.
Le prime 4 community, con nomi simbolici, si sono presentate alla comunità nella giornata pubblica: il Gruppo di Cammino (adulti e pensionati), Giovani Radici Libere (i ragazzi del Consiglio Comunale, con un booksharing), Cresciamo con il Bosco (le famiglie, con un laboratorio di disegno) e il Gruppo Amplificatore, che ha diffuso il programma tra i cittadini.
Il principio condiviso è quello dell’attività leggera: alle community non si chiede di fare di più, ma di accogliere il bosco nella propria attività ordinaria, creando anche rete tra realtà diverse – come il Gruppo di Cammino, che può fare plogging insieme ad altre realtà del territorio.
La giornata pubblica è stata il momento più significativo dal punto di vista del protagonismo dei cittadini. Sono passate 55 persone a guardare, partecipare o mettersi in gioco, ma il valore della giornata sta nel fatto che sia stata pensata e costruita dalle community, che in quell’occasione hanno anche raccolto idee per il nome del bosco.

Gli ingredienti per durare nel tempo
Una domanda importante che ci siamo posti fin da subito è stata: che cosa serve perché un progetto come questo continui a vivere quando chi lo sta accompagnando non sarà più presente? Porsi la questione aiuta a orientare fin dall’inizio il lavoro verso gli ingredienti indispensabili perché il progetto possa mettere radici profonde. La metafora è chiara: il bosco cresce piano piano, e così i legami di comunità, che hanno bisogno di tempo e cura, sapendo che non tutti i semi attecchiscono.
I 6 ingredienti per far crescere il bosco e la comunità
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Un bosco che cresce e una comunità che si ritrova: entrambi sono appena agli inizi, entrambi hanno messo radici. Quello che serve ora è il tempo – lento e fertile – e la cura di chi sceglie di restare. Il resto, come per ogni bosco, verrà crescendo.
| Questo contributo è parte del Focus tematico Collaborare e partecipare, che presenta idee, esperienze e proposte per riflettere sui temi della collaborazione e della partecipazione per facilitare cooperazione e coinvolgimento. Curato da Pares, il Focus è aperto a policy maker, community maker, agenti di sviluppo, imprenditori, attivisti e consulenti che vogliono condividere strumenti e apprendimenti, a partire da casi concreti. Qui sono consultabili tutti i contenuti del Focus. |