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Il costo dell’indipendenza: giovani e casa in Italia

In Italia la crisi abitativa colpisce in modo particolare i giovani, aggravandone la vulnerabilità economica e sociale. L’accesso alla casa incide infatti sulle opportunità di studio e di lavoro e sulle scelte familiari, ritardando l’autonomia e limitando la mobilità sociale. Tra costi elevati, sovraffollamento e precarietà, emerge un disallineamento tra domanda e offerta abitativa. Servono dunque politiche pubbliche strutturali per garantire accessibilità all’abitare ed equità intergenerazionale.
Una ragazza beve da una tazza a letto, in una mansarda, guardando fuori dalla finestra. Immagine di copertina di un articolo di Chiara Agostini e Chiara Lodi Rizzini in "Fuori di casa", il secondo numero della rivista Nessi di Percorsi di secondo welfare, dedicato al rapporto tra giovani e abitare

In linea con quanto avviene nel resto d’Europa, l’Italia sta affrontando una crisi abitativa che, pur colpendo tutte le fasce d’età, ha implicazioni particolarmente rilevanti per le giovani generazioni. Il mancato accesso alla casa – o l’accesso in condizioni inadeguate – compromette, ad esempio, le opportunità di istruzione e di lavoro, la possibilità di vivere una vita indipendente rispetto alla famiglia di origine, la scelta di avere uno o più figli. Anche se guardiamo a quanti, nonostante tutto, riescono a rendersi indipendenti, il quadro è critico: i giovani spendono una parte consistente del loro reddito per l’alloggio, sono più esposti al rischio di morosità e vivono in abitazioni di qualità inferiore rispetto a quelle delle fasce d’età più alte. L’accesso alla casa diventa così un fattore di rischio che può aggravare le condizioni di generazioni già molto esposte a fenomeni di povertà e vulnerabilità, che vedono fortemente compromesse le proprie possibilità di autodeterminazione e per le quali le opportunità di mobilità sociale sono limitate.

I giovani: chi sono e come stanno?

Quando si parla di giovani emerge una certa complessità nell’individuare in maniera univoca i confini attribuiti a questa fascia di popolazione. Infatti, i giovani non sono un gruppo omogeneo. Inoltre, chi intendiamo come “giovane” varia a seconda del periodo storico, del contesto nazionale e della prospettiva di studio da cui si osserva il fenomeno. In ragione di questo, anche sul piano statistico c’è una certa eterogeneità: le Nazioni Unite definiscono “giovani” la popolazione 15-24 anni, Eurostat quella 15-29 anni, mentre ISTAT, distinguendo tra “giovani” e “giovani adulti”, quella 15-34 anni.

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