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INPS: al lavoro per diventare un’officina del welfare

Alla presentazione del XXV Rapporto annuale il Presidente dell'INPS Gabriele Fava ha descritto un sistema solido, grazie soprattutto alla crescita degli occupati, che punta sul concetto di welfare generativo

Il 9 luglio 2026, nella Sala della Regina della Camera dei deputati, il presidente Gabriele Fava ha presentato il XXV Rapporto annuale dell’INPS, alla presenza della Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone. Nella sua relazione, Fava si è soffermato sulla lettura aggiornata dell’evoluzione demografica del Paese, sull’andamento del mercato del lavoro e sulle prestazioni erogate dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, mettendo a fuoco le trasformazioni del welfare italiano e le sfide legate alla sostenibilità del sistema previdenziale. Nei giorni scorsi diversi media hanno rilanciato la presentazione con toni allarmistici, parlando di un welfare a rischio e di problemi strutturali che porteranno al collasso del sistema. È una lettura che merita di essere ridimensionata, perché restituisce solo una parte – e non la più importante – del messaggio dell’Istituto.

Il messaggio di fondo infatti è che i conti reggono grazie soprattutto a un record di occupati, pari a 27,2 milioni – di cui circa 24 milioni assicurati INPS – fondamentale per la tenuta futura del sistema pensionistico. “La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre o coefficienti: si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro” ha sottolineato Fava, ricordando che “non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito“.

Questo non vuol dire che il sistema non sia contraddistinto da debolezze e contraddizioni, come il divario di genere nelle pensioni, che però “nasce prima“, in carriere frammentate e salari più bassi, e come la denatalità definita “la domanda più radicale che una comunità possa porsi“. Fava ha spiegato che sono nodi strutturali da correggere a tendere, non i sintomi di un dissesto imminente. Anche e soprattutto per questo la famiglia, che resta “uno dei pilastri della protezione sociale italiana”, va sostenuta con un vero ecosistema, non con singoli bonus.

Fava ha quindi voluto ricordare come l’INPS stia lavorando per andare oltre il suo ruolo di ente erogatore per diventare una “grande infrastruttura attiva del welfare nazionale“. Per farlo, l’Istituto punta ad essere una officina del welfare “fatta di luoghi, strumenti e competenze che non si limitano a erogare prestazioni, ma costruiscono percorsi, connessioni e soluzioni”. Un vero e proprio “motore pubblico che ricompone prestazioni, dati e diritti in percorsi di tutela effettiva” adottando il paradigma del welfare generativo (che molto ha in comune con quello di secondo welfare, ndr) che intercetta il bisogno prima che diventi frattura.

 

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Foto di copertina: Clark Young, Unsplah.com