Con il sopraggiungere della pandemia, molti giovani che avevano lasciato il loro piccolo paese dell’Italia interna hanno mitizzato e, talvolta, realizzato il “ritorno”, in controtendenza rispetto all’esodo di lungo periodo. In molti casi, infatti, l’obbligo del #iorestoacasa (DPCM 10 aprile 2020) era più disagevole in 60 metri quadri senza balcone in un quartiere periferico della città, piuttosto che in una casa di campagna, nella frazione del paesello d’origine. Il desiderio di verde e di spazi aperti, coniugato al vincolo della distanza (quella fisica, non sociale), ha spinto molti a “tornare a casa” e tanti altri a “restare a casa”, invitando tutti a ripensare al proprio “senso di casa”. Si tratta di un ripensamento che assume tratti di maggiore complessità per coloro che sono migrati: lontani da casa (quella d’origine), ma pur sempre a casa (quella d’approdo), hanno messo in discussione il proprio abitare e il proprio muoversi tra gli spazi di vita. A riguardo, una ricerca empirica sul Molise interno (Carbone e Di Sandro 2024a), promossa dal Dipartimento di Scienze della Formazione di Roma Tre e sostenuta attraverso il cofinanziamento di numerosi enti locali e associazioni del territorio, prova a dar conto della complessità che caratterizza i vissuti giovanili nell’intersezione tra spazi e tempi di vita quotidiana.
Regimi di mobilità giovanili e biografie accidentate
A distanza di tempo, in questa fase avanzata di fuoriuscita dalla pandemia, è doveroso confrontarsi sui movimenti giovanili da e verso le aree interne. Anche se le statistiche ufficiali non aiutano del tutto, basta interpellare chi vive abitualmente in paese per conoscere i nomi di chi è tornato, è rimasto e non è più partito. I numeri hanno tradito le aspettative. Per ogni qualcuno che è tornato molti altri sono partiti. Da solo l’immaginario non basta. Senza risorse e senza opportunità, dai paesi in spopolamento si continua ad andar via. La passata stagione pandemica, però, è stata anche in grado di provare il potere suggestivo dell’immaginario, capace di muovere e creare. Anche chi non è tornato con il corpo ha spostato un pezzo della propria mente nel paese di origine. Nuove territorializzazioni hanno avuto luogo, anche senza che si sia realizzato quell’atteso fenomeno del “rientro”.