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Giovani senza casa e case senza giovani: il paradosso veneziano tra crisi demografica e nuove politiche dell’abitare

A Venezia cresce il patrimonio immobiliare inutilizzato a causa del calo demografico, dell’esodo e dell’invecchiamento della popolazione. Eppure le giovani generazioni faticano ad accedere alla casa in città. Inquadrando questa situazione nel rinnovato quadro delle politiche abitative europee e italiane, il contributo mostra come la crisi dell’abitare non sia spiegabile solo attraverso la turistificazione, ma anche attraverso l’assenza di politiche attive, la debolezza delle infrastrutture sociali e i processi di zonizzazione urbana. Tra criticità e buone pratiche, l’articolo propone una lettura possibilista e orientata alle policy del nodo casa.
Due giovani guardano il Canal Grande a Venezia. Immagine di copertina di un articolo di Maurizio Busacca per "Fuori di casa", il numero 2 della rivista Nessi di Percorsi di secondo welfare, sul rapporto tra giovani e abitare

Il 2025 si chiude segnando un punto di svolta per le politiche abitative in Europa e in Italia. Dopo decenni in cui la “questione casa” è stata relegata ai margini dell’agenda politica, affidata quasi esclusivamente alle dinamiche di mercato, le istituzioni sembrano essersi risvegliate bruscamente. Il Piano Casa varato dall’Unione Europea nel dicembre 2025 e i paralleli sforzi del Governo italiano – in sintonia, per una volta, con le amministrazioni delle grandi città guidate dal centrosinistra – certificano che l’abitare è tornato ad essere un diritto sociale fondamentale e un pilastro per la coesione delle comunità. In questo scenario in rapida evoluzione, Venezia si offre come un laboratorio al tempo stesso straordinario e crudele, dove le contraddizioni globali atterrano con una violenza specifica, rendendo visibile ciò che altrove rimane latente. Venezia rappresenta dunque un osservatorio privilegiato per leggere queste trasformazioni. Qui il problema casa assume tratti particolarmente acuti, ma al tempo stesso mette in luce una contraddizione che riguarda molte città europee: mentre i giovani faticano a trovare una casa accessibile, stabile e dignitosa, cresce un patrimonio immobiliare inutilizzato o sottoutilizzato, prodotto dal calo demografico e dall’invecchiamento della popolazione residente.

Il mito del “tutto turismo”: la realtà del patrimonio inutilizzato

A Venezia, così come in molte altre città turistiche, la narrazione pubblica tende spesso a spiegare questa situazione facendo riferimento quasi esclusivo alla turistificazione e alla diffusione degli affitti brevi. Senza negarne l’impatto, questa lettura rischia però di essere riduttiva. Alcune ricerche mostrano infatti che solo una parte del patrimonio edilizio viene assorbita dal mercato turistico e che a Venezia questo avviene in modo fortemente selettivo: alcuni sestieri centrali e alcune tipologie di immobili risultano particolarmente attrattivi, mentre ampie porzioni della città restano ai margini di questa dinamica.

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