Il 2025 si chiude segnando un punto di svolta per le politiche abitative in Europa e in Italia. Dopo decenni in cui la “questione casa” è stata relegata ai margini dell’agenda politica, affidata quasi esclusivamente alle dinamiche di mercato, le istituzioni sembrano essersi risvegliate bruscamente. Il Piano Casa varato dall’Unione Europea nel dicembre 2025 e i paralleli sforzi del Governo italiano – in sintonia, per una volta, con le amministrazioni delle grandi città guidate dal centrosinistra – certificano che l’abitare è tornato ad essere un diritto sociale fondamentale e un pilastro per la coesione delle comunità. In questo scenario in rapida evoluzione, Venezia si offre come un laboratorio al tempo stesso straordinario e crudele, dove le contraddizioni globali atterrano con una violenza specifica, rendendo visibile ciò che altrove rimane latente. Venezia rappresenta dunque un osservatorio privilegiato per leggere queste trasformazioni. Qui il problema casa assume tratti particolarmente acuti, ma al tempo stesso mette in luce una contraddizione che riguarda molte città europee: mentre i giovani faticano a trovare una casa accessibile, stabile e dignitosa, cresce un patrimonio immobiliare inutilizzato o sottoutilizzato, prodotto dal calo demografico e dall’invecchiamento della popolazione residente.
Il mito del “tutto turismo”: la realtà del patrimonio inutilizzato
A Venezia, così come in molte altre città turistiche, la narrazione pubblica tende spesso a spiegare questa situazione facendo riferimento quasi esclusivo alla turistificazione e alla diffusione degli affitti brevi. Senza negarne l’impatto, questa lettura rischia però di essere riduttiva. Alcune ricerche mostrano infatti che solo una parte del patrimonio edilizio viene assorbita dal mercato turistico e che a Venezia questo avviene in modo fortemente selettivo: alcuni sestieri centrali e alcune tipologie di immobili risultano particolarmente attrattivi, mentre ampie porzioni della città restano ai margini di questa dinamica.