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Porto 15 a Bologna: forme di abitare inedite per le comunità e le amministrazioni

Il contributo analizza l’esperienza del cohousing pubblico attivo in città dal 2017, tra le prime sperimentazioni italiane a regia interamente pubblica. Il progetto combina un impianto top-down con dinamiche di auto-organizzazione comunitaria. Pur essendo frutto di un’iniziativa istituzionale, Porto 15 ha sviluppato pratiche collaborative, relazioni di solidarietà e forme di apertura al territorio che ne hanno ridefinito nel tempo obiettivi e strumenti, influenzando anche le politiche abitative locali. Inserito nel Piano per l’Abitare del Comune di Bologna, il modello ha assunto una funzione generativa, ispirando altri interventi di cohousing.
Giovani sotto i portici di Bologna. Immagine di copertina di un articolo di alessandra motta per il secondo numero di nessi, la rivista di percorsi di secondo welfare, dedicato al rapporto tra giovani e abitare

Porto 15 a Bologna è una delle più note sperimentazioni di cohousing a livello nazionale a direzione interamente pubblica1, frutto dell’azione congiunta di una serie di attori istituzionali, che hanno finanziato il progetto con circa 2 milioni di euro. La creazione di Porto 15 nasce da un processo avviato nel 2008, in seguito a un avviso pubblico per la selezione di progetti volti a incrementare la disponibilità di alloggi per i giovani nelle città metropolitane. L’iniziativa è stata promossa dal Dipartimento per le politiche giovanili e le attività sportive in attuazione del Piano nazionale giovani. Su impulso dell’Assessorato alla Casa del Comune di Bologna, è stato creato un partenariato tra l’Azienda per i Servizi alla Persona (ASP) e l’Azienda Casa Emilia-Romagna (Acer), che nel 2015 ha avviato la ristrutturazione di un immobile nel quartiere Porto-Saragozza. Il gruppo ha poi scelto la Cooperativa SuMisura di Torino per l’assistenza tecnica e l’accompagnamento dei futuri cohouser. Il primo bando pubblico per l’assegnazione degli alloggi ristrutturati è stato pubblicato nel 2016, mentre il secondo nel 2024.

Per il primo bando, l’accesso a Porto 15 è avvenuto tramite autocandidatura, riservata a giovani2 con i seguenti requisiti: età tra i 18 e i 35 anni; di cittadinanza italiana o di uno Stato UE (o, diversamente, permesso di soggiorno di lungo periodo o almeno biennale); residenza anagrafica o domicilio per lavoro o studio nella Città Metropolitana di Bologna; ISEE compreso tra 6.000 € e 40.000 €. Inizialmente, sono stati ritenuti idonei circa 40 nuclei3 per 18 alloggi disponibili. Dopo un percorso di accompagnamento alla vita in comunità di circa 15 mesi, 21 nuclei hanno confermato l’intenzione di partecipare al progetto. Altri, invece, hanno deciso di non proseguire a causa della durata del percorso, di aspettative non allineate con il progetto o per la necessità di una sistemazione immediata. Poiché il numero dei nuclei eccedeva gli alloggi, è stato avviato un processo di autoselezione, durante il quale i coabitanti hanno scelto chi avrebbe fatto parte della comunità. In questo modo, 3 nuclei sono stati esclusi, mentre 18 hanno fatto il loro ingresso negli appartamenti, avviando – nel 2017 – non solo la loro esperienza di abitare collaborativo, ma anche la costituzione di un’omonima associazione, Porto 15 APS, con l’obiettivo di promuovere e supportare le attività del cohousing e le pratiche di abitare collaborativo a livello locale e nelle reti nazionali e internazionali.

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