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Oltre l’accoglienza: la subalternità abitativa dei giovani bangladesi a Roma come baluardo per il diritto all’abitare

Il contributo esplora la discriminazione abitativa dei giovani migranti bangladesi nella città di Roma, dove il mercato immobiliare e le politiche abitative emergenziali li spingono verso condizioni di precarietà. Nonostante la protezione internazionale, molti, soprattutto i neomaggiorenni, restano vulnerabili all’irregolarità giuridica e a forme di sfruttamento, come il “caporalato abitativo”. La mancanza di residenza amministrativa, fondamentale per il rinnovo del permesso di soggiorno, esacerba ulteriormente la situazione. La difesa dell’abitare migrante diventa, dunque, una battaglia per il diritto alla casa per tutta la popolazione.
Un giovane bangladese guarda un murales. Immagine di copertina di un articolo di Vincenzo Carbone e Stefano Portelli su "Fuori di casa", il secondo numero della rivista Nessi di Percorsi di secondo welfare, dedicato al tema giovani e abitare

“La proprietà si riserva di decidere eventualmente a chi affittare l’immobile e SOLO per precedenti problematiche NON vuole affittare l’immobile a persone di nazionalità bengalese” si legge in un annuncio immobiliare sul portale online. 

Nonostante la discriminazione su base etnica o nazionale sia un reato penale, la crescita del discorso xenofobo, anche da parte istituzionale, oggi legittima queste forme di razzismo. Il mercato immobiliare è discriminatorio: le agenzie immobiliari spesso ricevono indicazioni di “non affittare ai neri” (Davoli e Portelli 2025) e il risultato è che alcune minoranze sono ghettizzate in quartieri o aree specifiche. A pagarne un prezzo molto alto sono spesso i giovani, più precari e ricattabili.

Abbiamo incrociato diversi casi di discriminazione abitativa di giovani del Bangladesh a Roma nel corso dei nostri lavori sull’intersezione tra questione abitativa e migratoria (Carbone et al. 2025), nonché nel nostro impegno in diverse organizzazioni per il diritto alla casa (Spin Time, Assemblea di Autodifesa Abitativa. La discriminazione abitativa non è naturalmente un problema solo italiano. Negli USA le agenzie immobiliari bianche affittano solo ai bianchi, traslando sul piano abitativo la “linea del colore” (Kwate et al. 2013; Korver-Glenn 2017). In Francia, l’ossessione per la mixité non impedisce l’etnicizzazione delle periferie, e una ricerca di SOS Racisme mostra che la metà delle agenzie immobiliari adotta criteri razziali (Poupeau 2026). I ghetti etnici sono la norma in città “globali” come Londra o Berlino, e la gentrificazione esacerba le discriminazioni (Huse 2018). Anche in Italia, l’accesso all’edilizia pubblica può essere discriminatorio, come mostrato da diverse sentenze della Corte Costituzionale (145/2023, 77/2023, 44/2020, 147/2024).

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