L’abitare è tornato a essere una delle principali “soglie” dell’autonomia giovanile in Italia. L’accesso alla casa – o l’accesso in condizioni inadeguate – incide sulle opportunità di studio e lavoro, sulle scelte familiari e, più in generale, sulla possibilità di costruire traiettorie di vita indipendenti. A fronte di redditi spesso instabili e di una vulnerabilità economica già elevata, i giovani che riescono a rendersi autonomi sostengono costi abitativi elevati, affrontano rischi di morosità e vivono più spesso in alloggi di qualità inferiore. Ne deriva un circolo vizioso: l’uscita tardiva dalla famiglia d’origine attenua in parte l’impatto dei costi, ma può anche frenare mobilità, investimenti formativi e progettualità, con effetti di lungo periodo sulla mobilità sociale e sull’equità intergenerazionale.
In questo quadro, la “questione casa” non è solo un problema di prezzi, ma anche di disallineamento tra bisogni e offerta: città che concentrano opportunità ma diventano inaccessibili (anche per redditi medi), e territori dove l’abitare costa meno ma mancano servizi, lavoro e connessioni. Le nuove generazioni, inoltre, stanno ridefinendo significati e pratiche dell’abitare: cresce l’interesse per l’affitto rispetto alla proprietà e per soluzioni collaborative e sostenibili che condividono spazi e risorse.
Il secondo numero di Nessi, la rivista di Percorsi di Secondo Welfare, si colloca qui: abitare e giovani come campo in cui si intrecciano rischi sociali, trasformazioni culturali e scelte di policy. Serve una regia pubblica capace di regolare i mercati (anche quelli degli affitti brevi), rilanciare l’edilizia accessibile e accompagnare sperimentazioni locali, tenendo insieme accessibilità, qualità e inclusione. Nessi esplora tali tematiche attraverso riflessioni teoriche e casi studio offrendo una panoramica articolata delle problematiche abitative e delle possibili soluzioni.
Ad aprire la prima sezione di Nessi #2, come sempre dedicata a inquadrare teorie, riflessioni e dinamiche sul tema analizzato, è il contributo di Chiara Agostini e Chiara Lodi Rizzini che analizza la crisi abitativa giovanile in Italia. Le autrici esplorano come l’accesso alla casa, o la sua scarsità, influisca negativamente sulle possibilità di studio, lavoro e indipendenza, esponendo i giovani alle difficoltà economiche legate agli affitti elevati e alla precarietà. Il loro contributo evidenzia l’urgenza di un approccio integrato tra istituzioni e attori locali per garantire soluzioni abitative accessibili e promuovere l’equità intergenerazionale.
Si prosegue la riflessione con il contributo di Giuliana Costa, che esplora le dinamiche abitative degli studenti universitari fuori sede a Milano, con particolare attenzione al mercato privato degli affitti. L’autrice analizza le dimensioni relazionali che emergono nell’incontro con coinquilini, proprietari, agenzie e intermediari, evidenziando come tali rapporti influenzino l’esperienza abitativa. Il contributo si concentra sulle difficoltà incontrate dagli studenti, tra truffe, conflitti e problemi burocratici.
Infine, Vincenzo Carbone e Stefano Portelli esplorano la discriminazione abitativa che colpisce i giovani bangladesi a Roma, un fenomeno che mette in luce la più ampia problematica dell’accesso alla casa delle minoranze etniche. Attraverso storie individuali e l’analisi delle politiche pubbliche, gli autori mostrano come la ghettizzazione e l’isolamento spaziale siano ostacoli concreti all’integrazione e all’autodeterminazione.
La seconda sezione, dedicata alle pratiche, ci porta ad approfondire modi inediti di abitare che emergono in contesti diversi, rivelando risposte innovative alle difficoltà abitative.
Maurizio Busacca analizza la situazione abitativa a Venezia, dove l’accesso alla casa per i giovani è ostacolato dalla crisi demografica, mentre il patrimonio immobiliare rimane vuoto. La turistificazione è uno dei fattori che contribuisce a questo paradosso, insieme alla carenza di politiche abitative efficaci e alla debolezza delle infrastrutture sociali. L’autore esamina la competizione per gli alloggi nelle periferie di Mestre e Marghera tra giovani, studenti e migranti, proponendo politiche per favorire l’accesso ad alloggi a lungo termine, bilanciando nuove forme di abitare e il recupero del patrimonio esistente.
Porto 15 a Bologna è uno dei primi progetti di cohousing completamente pubblici in Italia. La progettualità, spiega Alessandra Motta, ha sviluppato dinamiche di auto-organizzazione, vedendo la creazione di una comunità in grado di influenzare le politiche locali e generare nuove opportunità per i giovani. L’articolo evidenzia come il progetto abbia risposto alla crescente pressione abitativa, ispirando iniziative analoghe in Italia e all’estero, con l’obiettivo di migliorare l’accesso alla casa per le generazioni future.
In chiusura, Vincenzo Carbone e Mirco Di Sandro esplorano l’abitare multilocale tra i giovani del Molise, evidenziando come la mobilità abitativa stia diventando una caratteristica delle biografie giovanili in contesti di precarietà. Costretti a dividersi tra più luoghi per conciliare studio, lavoro e affetti, i giovani ridefiniscono le geografie dell’abitare, sfidando la visione tradizionale della mobilità unidirezionale verso le città e rimettendo in discussione i concetti di stabilità e identità.