TERZO SETTORE /
Il futuro del fundraising: intervista a Stefano Malfatti
Un bel confronto col vincitore del Global Award for Fundraising 2014
25 ottobre 2014

Un fundraiser di frontiera capace di intravedere il futuro della raccolta fondi e tracciare un nuovo sentiero per il terzo settore. Stiamo parlando di Stefano Malfatti, responsabile Fundraising della Fondazione don Gnocchi, il cui lavoro nel campo dei lasciti testamentari è stato riconosciuto come l'eccellenza del settore a livello mondiale. Il territorio italiano, infatti, é considerato molto ostile a questo genere di donazione e la promozione del tema in maniera diffusiva gli ha spalancato le porte per la vittoria del prestigioso Global Award for Fundraising all'International Fundraising Congress (IFC).

Malfatti, che ha partecipato per la seconda volta in tre anni a questo evento per la raccolta fondi che mette insieme oltre 1.000 professionisti del settore provenienti oltre 60 paesi, ha vinto l’ambito premio grazie ad “un approccio pieno di energia” e ovviamente ai suoi recenti successi, ovvero il raddoppio delle entrate da lasciti testamentari alla Fondazione Don Gnocchi, che negli ultimi cinque anni hanno superato quota 20 milioni di euro passando in numeri assoluti da una decina a 25 l'anno grazie allo sviluppo di azioni innovative, tra le quali la creazione del sito web dedicato.


Malfatti, la sua specializzazione sono i lasciti testamentari, qual è la strategia per riuscire ad agganciare e curare la relazione con questi donatori?

Parlare dell’opportunità di scrivere il proprio testamento e fare in modo che una percentuale sempre maggiore di cittadini lo faccia, con grande senso di responsabilità rispetto ai tanti patrimoni che, laddove non ci sono eredi, rischiano di entrare nelle mani dello Stato che non riesce a sfruttarli al meglio e disperde un patrimonio significativo. Spiegare che, attraverso anche un piccolo dono nel testamento si puó fare un enorme bene e sostenere attività meritorie, credo sia la chiave migliore.

Può tracciarci uno scenario del fundraising nel nostro Paese? Cosa prevede per il futuro?

Credo che bisognerà aumentare il numero dei canali attraverso i quali diffondere messaggi ai donatori. Carta e web hanno ormai margini di incremento limitati. Bisogna immaginare smartphone, tablet, radio e tv come canali veri e propri attraverso i quali promuovere le cause. Non limitarsi piú all’utilizzo di un paio di canali, ma diffondere messaggi a tappeto.

Quali sono le organizzazioni che ne hanno bisogno?

Il mondo della cultura ha bisogni forti ma ha anche grande forza e autorevolezza per aggregare risorse dal privato e dalle aziende. Bisognerebbe cercare intensamente filantropi veri e propri cui fare adottare parte del nostro inestimabile patrimonio. Viceversa credo che la politica non abbia margini ampi di raccolta salvo grossi sforzi di accountability e grandi bagni di umiltà per ritornare tra la gente e non solo per protestare.

Quanto è importante verificare i risultati nel fundraising?

Il Fundraising richiede e poggia le sue basi su vere e proprie strategie di management in cui i numeri hanno un grande ruolo e la loro analisi deve essere rigorosa per orientare al meglio le attività da programmare.
Non sempre il risultato, nel senso del mero ricavo economico, è un indicatore utile e univoco. Ad esempio anche la diffusione di un particolare messaggio è ritenuto un ottimo risultato in termini di raccolta fondi nel senso piú prospettico del termine.

Quali sono le aree di attività e i progetti che riescono ad ottenere più facilmente contributi?

Noi operiamo nell’ambito della salute e dell’assistenza che sono tematiche immediatamente riconoscibili.
I progetti migliori sono quelli concreti, che puntano a un problema specifico e che propongono soluzioni immediate a problemi molto chiari e non eccessivamente complessi.

In Italia si parla sempre di più di “Secondo Welfare” ovvero di azioni capaci di coniugare il ridimensionamento della spesa pubblica con il coinvolgimento crescente di attori privati e del terzo settore. Come il fundraising può avere un ruolo importante in questo cambio di paradigma?

Il fundraising ha un ruolo chiave. Solo con la professionalità e l’autorevolezza di chi si è preparato per intercettare risorse e gestire denaro, si possono risolvere alcuni problemi di sostenibilità di un terzo settore che, ormai di fatto, ha cominciato ad occuparsi da solo di alcuni problemi di competenza pubblica.


Riferimenti

Fundr@isingLink, il blog di Stefano Malfatti

International Fundraising Congress

Il sito della Fondazione Don Gnocchi dedicato ai lasciti testamentari

 
 

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PATRIZIA TOSTI | 27.10.2014
Condivido il contenuto e l'esperienza di Stefano Malfatti. Personalmente, provengo da una Fondazione non profit in cui circa venti anni fa il Presidente, davvero illuminato, intercettava potenziali donatori per lasciti testamentari. Per me è stato un esempio vivente di fund-raiser che ricalca perfettamente quanto dice Stefano. Ho visto allo stesso modo in Irlanda una grande attenzione ed azioni di fund-raising che coinvolgevano anche la sfera testamentaria. Condivido queste indicazioni e mi complimento con Stefano Malfatti per l'impegno ed i risultati raggiunti. Congratulazioni! Patrizia Tosti
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