TERZO SETTORE / Fondazioni
La filantropia americana? Vale 1000 miliardi di dollari
01 marzo 2013

Come molti ricorderanno sul finire dello scorso anno si è molto parlato del cosiddetto Fiscal Cliff, letteralmente il “baratro fiscale”, che da un giorno all’altro avrebbe potuto inghiottire l’economia americana. Il 1° gennaio 2013, infatti, sarebbero dovuti entrare in vigore importanti tagli alla spesa pubblica e, contemporaneamente, decadere molti sgravi fiscali introdotti dall’amministrazione Bush a metà degli anni 2000 per favorire la crescita economica. La mediazione del presidente Obama ha permesso l’accordo al fotofinish tra deputati democratici e repubblicani ed impedito, almeno per ora, che i numerosi provvedimenti previsti entrassero in vigore contemporaneamente. Lo scampato pericolo non ha tuttavia affievolito il dibattito sulle misure necessarie a ripianare lo stratosferico debito pubblico USA, dibattito in cui sono state chiamate in causa anche le realtà filantropiche americane. Sono infatti allo studio del Congresso diversi disegni di legge che rischiano di ridimensionare i benefici fiscali di cui attualmente godono le nonprofit. Negli Stati Uniti le donazioni effettuate in favore di organizzazioni del terzo settore sono generalmente oggetto di sgravi tributari importanti e, in alcuni casi, possono essere dedotte fino al 100% dalla dichiarazione dei redditi. Il dibattito intorno a questo tema ha portato diversi osservatori a chiedersi quali potrebbero essere le conseguenze se gli sgravi attualmente previsti fossero cancellati dal Congresso.

The Philanthropic Collaborative (TPC), un’organizzazione che raccoglie diverse fondazioni, associazioni e istituzioni interessate a comprendere meglio quale sia l’impatto sociale ed economico della filantropia negli Stati Uniti, ha provato a rispondere a parte del quesito andando a vedere quale sia il peso delle fondazioni per il sistema americano. Sul finire del 2012 TCP ha pubblicato Economic Impacts of 2010 Foundation Grantmaking on the U.S. Economy, un rapporto che valuta l’impatto delle Fondazioni di erogazione sull’economia americana. Lo studio, curato da Steven Peterson, Clinical Assistant Professor of Economics all’Università dell’Idaho e Benjamin Fujii, Research Assistant presso il medesimo Ateneo, ha indubbiamente fornito dati molto interessanti. Lo studio cerca di individuare i benefici prodotti dalle Fondazioni erogative valutando sia gli effetti tangibili nell’immediato sia quelli che, spesso trascurati, richiedono molti anni prima di poter essere visibili. Attraverso quattro livelli di analisi (effetti di breve periodo diretti, di breve periodo totali, di medio-lungo periodo diretti e di medio-lungo periodo totali) il rapporto individua molte interessanti dimensioni attraverso cui identificare il peso socio-economico di queste realtà filantropiche.

Per quel che riguarda il breve periodo, ad esempio, sono stati elaborati dati relativi alle erogazioni effettuate su base annua, alla creazione di nuovi posti di lavoro e al pagamento delle tasse destinate agli Stati e al governo federale. I numeri dimostrano come nel corso del 2010 le Foundations Grantmaking siano state in grado erogare 37.85 miliardi di dollari e abbiano permesso la creazione, diretta o indotta, di 973.112 posti di lavoro, che hanno contribuito all’aumento del Pil americano per $ 63.58 miliardi. La ricerca indica come tale sviluppo abbia inoltre contribuito ad aumentare le entrate fiscali, sia a livello statale che federale, per circa $ 3.3 miliardi.

Il peso della filantropia erogativa appare ancora più consistente se si vanno a vedere gli effetti generati in maniera indiretta e nel lungo periodo. Le erogazioni delle Fondazioni sono state, infatti, in grado di sostenere tantissime realtà del terzo settore che, col passare degli anni, hanno garantito importantissimi risultati da un punto di vista occupazionale, produttivo ed economico. Basandosi su un precedente studio di Robert Shapiro e Aprna Mathur (The Social and Economic Value of Private and Community Foundations) che ha sviluppato un modello di analisi capace di individuare gran parte dei ritorni degli investimenti effettuati grazie alle erogazioni delle Fondazioni, è stato possibile estrapolare alcuni dati molto interessanti che indicano gli effetti di programmi finanziati negli anni scorsi e attualmente conclusi. Se ad esempio si prendono in considerazione i programmi di aiuto allo studio è facile costatare come essi non creino ritorni economici nell’immediato, ma nel contempo è verificabile come le erogazioni effettuate in questo ambito siano in grado di diminuire la criminalità giovanile, permettano ai giovani di raggiungere alti livelli di istruzione e, conseguentemente, favoriscano l’ottenimento di migliori posti di lavoro. Economicamente questo significa meno spese per le famiglie e i servizi sociali, lavoratori maggiormente istruiti, più produttivi e, quindi, più “redditizi” per le casse pubbliche – più è alto il reddito dei cittadini più alti sono gli introiti derivanti dalla tassazione.Stando ai dati presentati, le transazioni ultimamente riconducibili alle erogazioni effettuate dalle Fondazioni valgono ben $ 968,87 miliardi e sono state in grado di creare 8.888.624 posti di lavoro. In termini percentuali questi numeri valgono il 3.9% del Pil USA e, a seconda del criterio di misurazione che si sceglie di utilizzare, tra il 5 e il 7% della forza lavoro impiegata negli Stati Uniti.

Quando si parla di terzo settore si corre spesso il rischio di indicare esperienze sociali molto positive che, però, risultano difficilmente quantificabili da un punto di vista meramente monetario. Un problema non di poca importanza in un momento in cui, non solo negli Stati Uniti, occorre decidere dove e quanto sia utile investire o, al contrario, si è costretti ad effettuare tagli legati alla scarsità di risorse disponibili. La ricerca promossa da TCP compie un passo importante in questo senso, fornendo dati capaci di indicare la capacità economico-finanziaria di un settore, quello della filantropia, che si è dimostrato molto più importante di quanto immaginato non solo socialmente ma anche economicamente. Prima di applicare misure che potrebbero danneggiare un settore che vale 4 punti percentuali di Pil e quasi 9 milioni di posti di lavoro, dunque, le istituzioni americane saranno chiamate a valutare con attenzione le misure che dovranno introdurre ed attuare nei prossimi mesi.

 

Riferimenti

The Philanthropic Collaborative

Peterson S., Fujii B. (2012), Economic Impacts of 2010 Foundation Grantmaking on the U.S. Economy, The Philanthropic Collaborative

Shapiro R., Mathur A. (2008)The Social and Economic Value of Private and Community Foundations, Sonecon


 

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