PRIVATI / Investimenti nel sociale
I CARE: nuove prospettive per i lavoratori nel settore dei servizi alla persona?
14 aprile 2013

Dopo più di due anni di lavoro comune, i partner internazionali del progetto ICARE - Improving Mobility and Career Paths for Personal Care and Social Workers hanno presentato i risultati della sperimentazione, durante la Conferenza Finale tenutasi lo scorso 21 marzo a Bergamo.

Il progetto – che fa parte delle iniziative finanziate dalla Commissione Europea nell’ambito della sperimentazione ECVET per il riconoscimento delle competenze e l’apprendimento permanente – apre nuove possibilità lavorative e di sviluppo professionale per le sempre più numerose persone impiegate nel settore socio-sanitario e dei servizi alla persona, e offre un framework per la valutazione delle competenze che può essere prezioso anche per chi è chiamato a valutare questi lavoratori, e naturalmente per le famiglie e le strutture che li assumono.

I lavoratori nel settore dei servizi alla persona in Europa

All’interno dell’Unione Europea un gran numero di lavoratori e lavoratrici – specialmente del settore socio-sanitario e assistenziale - si spostano da un paese all’altro. Come si legge nel dossier “Badanti: la nuova generazione”, già nel 2008 in Italia lavoravano 774.000 mila assistenti familiari, di cui 700.000 straniere, retribuite dalle famiglie italiane per ben 9 miliardi e 352 milioni di euro. E’ quindi ormai evidente che – come abbiamo già altrove sostenuto- la domanda di servizi alla persona sia già in crescita, e lo sarà ancor di più nei prossimi anni (considerate anche le previsioni demografiche).

E non dimentichiamo il “lato del mercato”: la domanda di servizi socio-assistenziali è destinata a essere “aggredita” da un mercato in crescita, che già oggi offre soluzioni di diverso tipo, da quelle di natura assicurativa alle strutture private e i servizi domiciliari. Si tratta tuttavia di un settore estremamente “delicato”, che richiede attenta supervisione da parte delle autorità, e adeguata formazione e selezione degli operatori.

Come gestire dunque al meglio il mercato europeo di persone, servizi e conoscenze? Nonostante le competenze acquisite in altri contesti - strutture e sistemi formativi dei paesi d’origine - e ambiti di apprendimento - formale, non formale e informale - i lavoratori, così come le strutture che li accolgono, sono ostacolati dall’assenza di un sistema condiviso per la valutazione, il trasferimento, la validazione e il riconoscimento dei risultati dell’apprendimento. A questo si aggiunga la frequente mancanza di un’offerta formativa sufficientemente flessibile, che consenta la veloce integrazione dei lavoratori nel mercato del lavoro e lo sviluppo del capitale umano lungo tutto l’arco della vita.

Il modello ECVET

Il sistema ECVET European Credit System for Vocational Education and Training, che fa parte delle azioni della DG Education and Training della Commissione Europea per il life long learning, mira a facilitare la validazione, il riconoscimento e l’accumulo di competenze e conoscenze acquisite nel corso di soggiorni all’estero o in altri contesti formativi, per renderle parte integrante del processo di acquisizione di una qualifica professionale. ECVET ha come obiettivo ultimo il miglioramento della compatibilità tra i sistemi formativi europei e le differenti qualifiche, attraverso un approccio basato sulle conoscenze effettive e i risultati dell’apprendimento (learning outcomes) piuttosto che sui tempi e le modalità di apprendimento. Tra le azioni per lo sviluppo del framework ECVET, anche la costituzione di “NETECVET”, il network delle agenzie nazionali per il Lifelong Learning Programme, e il finanziamento da parte del Leonardo da Vinci Programme di alcuni progetti pilota che coinvolgono diversi settori occupazionali.

L’obiettivo ultimo è quello di arrivare alla costituzione di un “toolbox”, un insieme cioè di strumenti – affidabili e testati nei diversi contesti – per l’utilizzo di una metodologia comune in Europa per la valutazione delle competenze, specialmente se acquisite durante la propria esperienza lavorativa o in percorsi di formazione non universalmente riconosciuti.

Il progetto I CARE e i risultati

I CARE, nato nel 2011 dalla partnership tra organizzazioni di quattro paesi europei - Fondazione Cefass, Fondazione IKAROS, Federsolidarietà e Cisl/Anolf Brianza per l’Italia; NQA - Consiglio Nazionale per la Formazione Professionale degli Adulti e TILS per la Romania; VHS Cham per la Germania; e SIC! Foundation per la Polonia - è proprio uno dei progetti finanziati dalla Commissione Europea all’interno del bando comunitario per il finanziamento di iniziative pilota volte a sperimentare il sistema ECVET.

Lo scopo del progetto era infatti proprio quello di adattare il già esistente sistema lombardo di qualifiche professionali nei settori socio-sanitario e assistenziale al sistema europeo, nel tentativo di produrre un modello di valutazione e riconoscimento delle competenze - soprattutto quelle acquisite in maniera informale e non-formale – condivisibile tra i diversi paesi coinvolti.

I due anni di intenso lavoro comune e costante scambio tra i partner hanno portato allo sviluppo di un modello per la valutazione e il riconoscimento delle competenze - basato sul concetto dei risultati dell’apprendimento, learning outcomes – studiato sui cinque profili professionali scelti come riferimento per la sperimentazione: ASA, OSS, assistente familiare, assistente alla poltrona, e baby sitter. I test formulati e somministrati ai candidati, realizzati attraverso il coinvolgimento diretto di personale specializzato e in base all’analisi dei diversi profili professionali nazionali, si compongono sia di una parte pratica – che prevede la simulazione di situazioni reali - che di una teorica. Si tratta di una procedura efficace ma al tempo stesso economica - sia in termini di tempo che di risorse finanziarie e organizzative - per l’accertamento delle competenze acquisite dalle persone nel settore di riferimento. La fase di testing nei paesi partner ha dimostrato che il modello I CARE può essere applicabile nei diversi contesti, per i cinque profili professionali scelti. L’ultimo passo per il progetto consiste ora nel promuovere la creazione di un consorzio stabile di istituzioni dei diversi paesi per l’adozione e lo sviluppo del modello di riconoscimento e trasferimento delle competenze.

La particolarità del modello I CARE consiste poi nella sua duplice utilità: sia in ambito pubblico e formativo, che all’interno del mercato del lavoro. Lo strumento non è infatti utile solamente per l’accertamento delle competenze da parte degli enti pubblici e di formazione, ma può essere anche prezioso per una veloce e al tempo stesso puntuale valutazione da parte degli enti coinvolti nella fornitura di servizi socio-assistenziali, delle agenzie per il lavoro, e per gli stessi utilizzatori dei servizi. A quale famiglia non piacerebbe poter contare su una “certificazione pratica” nell’eventualità di dover assumere un’assistente familiare per un parente anziano o una baby sitter per un figlio piccolo?

La conferenza finale

La Conferenza Finale del Progetto I CARE si è tenuta a Bergamo lo scorso 21 marzo 2013 per presentare i risultati, e discutere delle potenzialità e della sostenibilità del progetto biennale – con particolare attenzione al caso italiano - con specialisti ECVET, formatori, rappresentanti delle istituzioni, professionisti e rappresentanti delle parti sociali e del mercato del lavoro.

La giornata ha mostrato, grazie agli interventi dei partner e alle numerose testimonianze dei professionisti coinvolti e di alcuni dei candidati che si sono sottoposti al processo di certificazione, il potenziale del sistema ECVET nella valorizzazione delle competenze acquisite dalle persone nel corso delle loro vite e nonostante i talvolta numerosi spostamenti geografici.

La conferenza si è conclusa con una tavola rotonda per discutere delle possibili applicazioni del modello I CARE, della sua sostenibilità e degli sviluppi futuri in relazione sia al campo del vocational training che delle politiche del lavoro. La discussione è stata moderata da Giuseppe Guerini (Presidente di Federsolidarietà Nazionale, partner del progetto), con la partecipazione di Mimma Pelleriti (ANOLF Bergamo), Delia Rinaldi (Assessorato Istruzione, Formazione, Lavoro e Sicurezza, Provincia di Bergamo), Giorgio Mottinelli (Obiettivo Lavoro), Giacomo Meloni (UST CISL Bergamo), e Mounir Baati (European Training Foundation).
 

 

Riferimenti

Il sito del progetto I CARE

Il sistema ECVET European Credit System for Vocational Education and Training

Il network NETECVET

Il Leonardo da Vinci Programme

Il sito dei progetti pilota

L’ECVET Magazine 

Il sito di European Training Foundation
 

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