POVERTÀ E INCLUSIONE /
L'appello dell'Alleanza contro la povertà: il Governo vada avanti con il Reddito di Inclusione
L'eliminazione del REI a favore del Reddito di Cittadinanza potrebbe produrre rischi in termini di risorse, accesso ai servizi ed equità
27 settembre 2018

L'Alleanza contro la povertà ha presentato le sue proposte al Governo in vista della prossima Legge di Bilancio. In particolare, L'Alleanza chiede all'Esecutivo di compiere scelte che possano finalmente dotare il Paese di una misura di contrasto alla povertà assoluta in grado di offrire risposta a tutti coloro che si trovano in tale condizione. Nello specifico l'Alleanza auspica che il Governo parta dal Reddito di Inclusione, operativo dalla scorso 1° gennaio, piuttosto che introdurre una nuova misura come il Reddito di Cittadinanza.


Reddito di Inclusione e Reddito di Cittadinanza: un differente target

Il Reddito di Inclusione (REI) attualmente in vigore mira a contrastare la povertà assoluta. In Italia, le persone che si trovano in questa condizione sono 5 milioni, pari all’8,4% di individui che vivono nel nostro Paese. I fondi resi disponibili per l’anno corrente e per i successivi due renderanno la misura accessibile a circa la metà delle persone in povertà assoluta. In questo quadro, l’Alleanza auspica che tramite adeugate misure il REI sia rafforzato ed esteso agli ulteriori 2,5 milioni di poveri assoluti che sarebbero esclusi dalla misura.

Anche se il target del Reddito di Cittadinanza (RdC) non è ancora stato reso noto, un’ipotesi ragionevole è che esso corrisponda alla popolazione in povertà relativa. Si tratta allora non solo delle persone incapaci di accedere a beni e servizi considerati essenziali per avere uno standard di vita "minimamente accettabile" (cioè in povertà assoluta) ma anche di quanti sono in condizione di disagio perché impossibilitati ad effetture spese pari alla media nazionale (pari nel 2017 a 1.085,22 euro mensili per una famiglia di due persone). Attualmente le persone in povertà relativa sono 9,4 milioni, pari al 15,6% degli individui che vivono in Italia.

Poiché nel breve periodo non saranno quasi certamente disponibili le risorse necessarie a raggiungere un target così ampio, secondo l'Alleanza è necessario evitare che la misura sia accessibile a gruppi che, seppur in condizione di disagio, non sono in povertà assoluta, continuando a concentrandosi su chi si trova nelle situazioni più critiche.  


Le scelte da evitare

L'Alleanza ha voluto sottolineare alcuni punti fondamentali utilia a comprendere la situazione in cui si trova attualmente il nostro Paese in tema di contrasto alla povertà e i rischi a cui si andrebbe incontro se si dovesse cercare di smantellare il REI per implementare una nuova misura come il RdC.

La "riforma della riforma"
Il REI, frutto di una riforma progressiva degli strumenti di contrato alla povertà avviata nel 2013, è operativo da meno di un anno ed è importante che il Governo non stravolga quanto fatto sino a ora. Una “riforma della riforma” porterebbe a smontare il REI per dar vita al RdC, ma il sistema del welfare locale ha bisogno di stabilità. Modificare strutturalmente l’impianto del REI significherebbe assestare un colpo fatale alla possibilità di costruire una politica contro la povertà adeguata.

Il ruolo dei Centri per l’Impiego
Tra le ipotesi di “riforma della riforma” vi è quella di affidare l’attuazione della misura ai Centri per l’Impiego (CpI) e non, come avviene ora, ai Comuni. Diversi sono i motivi per cui una scelta di questo tipo non è auspicabile. In primo luogo, la povertà assoluta è una realtà multidimensionale e non è quindi riconducibile esclusivamente alla mancanza di lavoro ma piuttosto ad una varietà di condizioni (es. abitative, relazionali, legate alla presenza in famiglia di figli o altri componenti fragili e così via). In questo quadro, solo i servizi sociali dei Comuni dispongono di competenze utili a inquadrare il fenomeno e, di conseguenza, a definire percorsi d’inclusione ad hoc. In secondo luogo, nell’immediato, si metterebbe a rischio la possibilità di erogare la misura a tutti i richiedenti. Considerando la debolezza dei CpI, il loro rafforzamento (previsto dall’Esecutivo) richiederà tempo prima di dare frutti. Allo stato attuale quindi, i servizi sociali comunali sono i soggetti più indicati per la gestione della misura. In terzo luogo, si ridurrebbe paradossalmente la possibilità di elaborare efficaci percorsi d’inclusione lavorativa. Se i CpI svolgessero funzioni di coordinamento e gestione, quest’attività assorbirebbe risorse ed energie che sarebbero inevitabilmente distolte dall’obiettivo di definire percorsi di inclusione lavorativa.

Un welfare sempre più frammentato?
Concentrarsi sull’introduzione di una nuova misura, così come la scelta di lasciare il REI così com’è senza apportare miglioramenti progressivi, potrebbe portare a una frammentazione delle risposte. L’esito di una scelta di questo tipo andrebbe in direzione opposta a quella di cui le persone e le famiglie in povertà hanno bisogno: un sistema integrato, stabile e sempre più incisivo.

Un welfare discriminatorio
È noto che un’ipotesi messa in campo dal Governo, prevede l’assegnazione del Reddito di Cittadinanza esclusivamente ai cittadini italiani in povertà. Una decisione che per altro è inapplicale, sottolinea l'Alleanza, poiché contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione italiana così come con la normativa Europea.

La priorità ai penultimi
Il REI intende abbracciare una fascia ampia di persone in condizione di disagio. Poiché nel breve periodo non saranno tuttavia disponibili le risorse economiche necessarie a coprire l’intera popolazione potenzialmente interessata, sarà necessario decidere a chi dare priorità. Il pericolo è che priorità sia attribuita a gruppi che, sia pure in difficoltà, non versano in povertà assoluta. In linea con il principio di equità, l’Alleanza ritiene necessario dare precedenza a coloro i quali versano in condizioni peggiori.


Le opportunità da cogliere

L’Alleanza auspica quindi che il Governo parta dal REI per rafforzarlo e migliorarlo e per questo indica una serie di azioni utili a questo scopo. Si tratta di richieste già avanzate dall’Alleanza ai precedenti Governi e non accolte.

Raggiungere tutti i poveri
Come detto, in Italia vivono in povertà assoluta 5 milioni di individui, pari all’8,4% della popolazione. Nel quadro attuale hanno il diritto al REI 2,5 milioni di persone. Si tratta della metà degli individui in povertà assoluta ed è necessario che l’accesso alla misura sia esteso anche ai rimanenti 2,5 milioni. Il principio guida in questo caso è l’universalismo: è necessario dare una risposta a tutti i poveri.In particolare, da un lato, è necessario assicurare in ogni area del Paese il diritto alla misura in maniera corrispondente alla diffusione della povertà assoluta. Dall’altro, bisogna assicurare la possibilità di ottenere la misura con continuità, abolendo quindi l’interruzione di 6 mesi, prevista dopo il primo anno e mezzo di fruizione.

L’importo della misura
Attualmente, i valori dei contributi economici previsti dal REI sono lontani dal coprire la distanza tra il reddito disponibile alle famiglie e la soglia di povertà assoluta. Perché questo accada, l’importo medio mensile deve salire dagli attuali 206 a 396 Euro. Il principio guida è in questo caso l’adeguatezza: nessuno deve più restare privo delle risorse necessarie a raggiungere una condizione di vita minimamente accettabile.

I percorsi d’inclusione: migliori condizioni per realizzarli
Tre azioni sono necessarie, secondo l’Alleanza, per migliorare le condizioni in cui si definiscono i percorsi d’inclusione destinati ai beneficiari del REI. In primo luogo, la normativa sul REI ha previsto un “Fondo servizi” destinato al potenziamento dell’organico dei comuni. Tuttavia, i vincoli attuali, relativi alla possibilità di assumere da parte degli enti locali, lo rendono in parte non utilizzabile a questo scopo. Bisogna allora consentire l’utilizzo delFondo servizi” nella sua interezza per rendere possibile l’assunzione a tempo indeterminato di professionalità sociali qualificate.

In secondo luogo, è necessario affrontare i ritardi riguardanti l’inclusione lavorativa. I Centri per l’Impiego sono chiamati a svolgere un ruolo centrale nei percorsi d’inclusione ma soffrono di storiche debolezze. È quindi necessario mettere in campo un’azione di ampio respiro per il loro rafforzamento. Considerando inoltre che efficaci percorsi d’inclusione lavorativa sono ostacolati dalle difficoltà esistenti nel costruire sinergie tra servizi sociali comunali e CpI, si ritiene necessario adottare una strategia nazionale che promuova la collaborazione attiva delle Regioni.

Infine, l’Alleanza suggerisce di valorizzare il contributo che gli utenti temporaneamente non occupabili possono offrire alla collettività. Il REI prevede la loro partecipazione a progetti utili alla collettività e riguardanti il patrimonio ambientale, culturale e pubblico. Questa possibilità dovrebbe essere promossa con maggiore incisività e allo stesso tempo dovrebbe evitare il rischio di utilizzo improprio di progetti di questo tipo.


I finanziamenti

Una misura destinata a tutti i poveri assoluti e adeguata negli importi richiede una dotazione di 8,5 miliardi di euro l'anno. Sinora sono stati stanziati 2.059 milioni nel 2018, 2.545 nel 2019 e 2.745 a partire dal 2020. Occorre prevedere, dunque, una dotazione aggiuntiva a regime di circa 5,8 miliardi annui. L’imminente Legge di Bilancio dovrebbe sciogliere il nodo dei finanziamenti, stabilendo che (al più tardi a partire dal 2021) la misura sia dotata stabilmente degli ulteriori 5,8 miliardi necessari. In sostanza, il Governo deve assicurare ora, in modo strutturale, i finanziamenti necessari per una misura universale e adeguata.


I rapporti tra gli attori: un “tagliando partecipato”

L’Alleanza infine auspica che, nel rafforzamento del REI, il Governo coinvolga tutti gli attori impegnati nella lotta alla povertà a livello locale: comuni e regioni, attori pubblici e Terzo Settore, parti sociali e associazioni. L’esperienza dei territori può infatti offrire numerosi spunti su specifiche criticità da affrontare. In sostanza, bisogna evitare l’errore di riformare le politiche senza valorizzare il sapere concreto di chi è chiamato a metterle in pratica. Si propone, dunque, di realizzare un “tagliando partecipato” sull’attuazione del Rei allo scopo di raccogliere ulteriori indicazioni per il miglioramento della misura.

 


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