Nel lavoro sociale contemporaneo, poche questioni sintetizzano le sfide del welfare quanto l’abitare. La casa non è solo un bisogno primario: è una leva decisiva di inclusione, autonomia e dignità.

È da questa consapevolezza che in Brianza è nato un modello capace di trasformarsi nel tempo: il Sistema a Rete per l’Abitare Sociale, un percorso che nasce da una crisi e si consolida come buona pratica.  Ideato e promosso da NATUR&, Meta e dal Consorzio Comunità Brianza, il Sistema a Rete per l’Abitare vede oggi partecipi altri 7 enti: Novo Millennio, Sociosfera, Treeffe, Pop, Spazio Giovani, San Vincenzo, Fraternità Capitanio.

Di seguito vi raccontiamo questa realtà attraverso il punto di vista di tre rappresentanti del Sistema a Rete restituiscono che, da prospettive diverse ma complementari, vogliono restituire il senso di questo percorso. Una storia che nasce da una crisi, ma che si consolida come buona pratica di relazioni, cultura e giustizia sociale.

Da emergenza a progettazione condivisa

All’origine del Sistema a Rete per l’Abitare Sociale c’è una frattura. La storia inizia nel 2011, durante la crisi migratoria legata agli eventi in Libia. In quel momento, centinaia di donne e uomini (più uomini che donne) arrivano (anche) sul territorio brianzolo e necessitano accoglienza immediata. Cooperative, associazioni e istituzioni si attivano rapidamente, mettendo a disposizione alloggi e competenze, un grande slancio di umanità e partecipazione che mobilita la Brianza e apre case, luoghi e contesti.

Due anni dopo, alla fine del 2012, raggelante, arriva una svolta critica: il Governo italiano dispone la chiusura dei Centri di accoglienza straordinaria (CAS). Questo avrebbe potuto significare interrompere percorsi ancora fragili e lasciare circa 100 giovani uomini per strada senza alcuna prospettiva abitativa, proprio nel pieno dell’inverno. Le realtà coinvolte nell’accoglienza – dal privato sociale al pubblico istituzionale – operano una scelta politica che esce dagli schemi e decidono di costruire una risposta alternativa, anche sostenendola economicamente.

Nasce così il progetto Zaccaria, che garantisce continuità e dimostra l’efficacia del lavoro condiviso: dopo la chiusura dei CAS, il Terzo Settore dà per quattro mesi accoglienza gratuita a questi uomini; alcuni enti pubblici e privati mettono risorse proprie; viene mantenuta l’ospitalità con progetti individualizzati di uscita.

Da qui prende forma un circolo virtuoso di fiducia che porta nel corso del 2013 alla nascita del Sistema a Rete per l’Abitare, anche grazie al sostegno della Fondazione Cariplo. Il principio è semplice quanto innovativo: le organizzazioni del Terzo Settore affittano abitazioni sul mercato privato e le mettono a disposizione per progetti sociali – non più legati alla sola dimensione dell’accoglienza dei migranti, ma a diverse situazioni di fragilità – fungendo da ponte tra cittadini, istituzioni e piccoli proprietari. Non si tratta solo di gestire alloggi, ma di costruire una vera rete con un investimento strategico in questa direzione. Il progetto inoltre mette a sistema il fatto che il Terzo Settore, prendendo in affitto appartamenti privati e mettendoli a disposizione di accoglienze commissionate dall’ente pubblico, diventa intermediario tra bisogni diversi e garante economico tra privato e pubblico. A questo metodo imprenditoriale si affianca una scelta di gestione a rete che struttura una partnership orizzontale, con una facilitazione unica e la creazione di strumenti condivisi. Nel tempo poi la modalità verrà fatta propria anche dagli enti pubblici che si strutturano con l’acquisizione e la rimessa in esercizio di beni immobili confiscati alla mafia o con il convenzionamento e la co-progettazione con il terzo settore.

La casa come punto di ripartenza, umana e sostenibile

Il valore del Sistema a Rete per l’Abitare emerge soprattutto nell’impatto su chi viene ospitato, che è determinato proprio la stabilità abitativa si fa condizione abilitante del cambiamento.

Casa Dho di Seveso all’interno del Parco Dho. È la sede legale e operativa di NATUR&-ETS, che ospita una comunità educativa per adolescenti ed è il punto di riferimento per le ospiti dei 7 appartamenti di housing che fanno riferimento a questo ente del Sistema a Rete.

Non si tratta solo di fornire un tetto, ma di creare le condizioni per cui possano essere riattivate risorse, competenze e relazioni: la casa è uno spazio in cui è possibile essere fragili, ma anche ricostruire sé stessi. Per questo, al centro del lavoro della Rete c’è la cura della relazione educativa, intesa come elemento imprescindibile di ogni intervento.

Per poter portare avanti tutto questo, il Sistema tiene in equilibrio due dimensioni: l’umanità del servizio e la sostenibilità economica. Se da un lato guida l’attenzione all’umano, dall’altro richiede strumenti e azioni coerenti con il mercato. Integrare queste dimensioni è una delle principali sfide del welfare.

Una rete più della somma delle parti

Il Sistema a Rete si distingue per la qualità delle relazioni tra i soggetti coinvolti.

La rete si fonda su una doppia dimensione: interna, fatta di professionalità complementari che operano in modo paritetico e circolare, nel fornire risposte efficaci e di spessore; ed esterna, presentandosi con una riconoscibile identità corale, unica seppur plurale. Il punto centrale è la decisione di concorrere per un medesimo obiettivo al di fuori della usuale competizione che oggi è distintiva anche del Terzo Settore.  I capisaldi di questo agire sono quattro:

  • selezione condivisa delle situazioni da accogliere;
  • matching tra bisogni e competenze delle cooperative;
  • orientamento a sviluppare cultura sul tema dell’abitare;
  • manutenzione continua del Sistema.

La condivisione di competenze e informazioni, che diventano patrimonio comune, rappresenta un altro elemento chiave: non esistono “proprietà” organizzative, ma un sapere collettivo che si costruisce e si evolve nel tempo e resta patrimonio della rete. Il doppio livello – operativo e strategico – consente decisioni rapide e coerenti. Questo approccio supera la frammentazione delle politiche abitative, offrendo risposte integrate a bisogni complessi. Questa configurazione consente di superare dunque alcuni problemi tipici della naturale filiera dell’abitare o delle politiche abitative, offrendo risposte integrate a necessità non facili da gestire unitariamente.

Corte Tanzi ad Albiate (MB), sede di progetti di Housing Temporaneo e gestita da Spazio Giovani Impresa Sociale. Dispone di 8 unità abitative usate dal Sistema.

Occorre tuttavia ricordare come l’obiettivo non sia solo offrire alloggi, ma contribuire a cambiare il modo in cui il territorio interpreta il tema della casa. Promuovere l’abitare come diritto significa infatti pensarlo non solo come risposta all’emergenza, ma come parte di un sistema più ampio, capace di prevenire le fragilità e sostenere percorsi di autonomia. In questo senso, ogni intervento genera un valore che va oltre il singolo beneficiario: chi esce dai percorsi abitativi porta con sé competenze ed esperienze che arricchiscono l’intera comunità, a partire dalla disponibilità dei piccoli proprietari delle case che sono a disposizione del progetto.

Il futuro: continuare a pensare insieme

Guardando avanti, è fondamentale continuare a porsi domande e ad attivarsi per individuare risposte guidate da quel senso profondamente umano ed etico – oltre che fortemente politico – che ha avviato un processo di evoluzione costante.

Formazione, valutazione, apprendimento continuo e confronto costituiscono il fulcro vitale del Sistema a Rete. La sfida è stare al passo con un contesto in rapido cambiamento e con fragilità abitative sempre più complesse.

La dimensione collettiva aiuta a mantenersi ancorati al dato storico di realtà e innovare, ma richiede un continuo lavoro di riflessione. Esperienze come questa indicano una direzione: solo alleanze solide tra soggetti economici e orientate alla generatività permettono di affrontare le sfide contemporanee, dando concretezza al concetto di giustizia sociale come pratica quotidiana fatta di scelte concrete.

 

 

Foto di copertina: Daniel Deiev, Unsplash.com