PRIMO WELFARE / Inclusione sociale
Giustizia sociale al palo. Il costo più alto sulle spalle delle nuove generazioni
La condizione sociale dei Paesi europei è peggiore rispetto al periodo pre-crisi. La giustizia intergenerazionale il nodo più critico
02 febbraio 2016

La Fondazione Bertelsmann anche ques'anno ha pubblicato il rapporto che misura la giustizia sociale in Europa attraverso un apposito indice, chiamato Social Justice Index.


Il Social Justice Index

Il Social Justice Index è costruito considerando sei differenti dimensioni: 1) la prevenzione della povertà, 2) l’equità dell’istruzione, 3) l’accesso al mercato del lavoro, 4) la coesione sociale e la non discriminazione, 5) la salute, 6) la giustizia intergenerazionale. A queste dimensioni sono associati 27 indicatori quantitativi e 8 qualitativi. Per la costruzione degli indicatori, i dati quantitativi utilizzati sono di fonte Eurostat ed EU-SILC, mentre quelli qualitativi sono il frutto della valutazione realizzata da più di 100 esperti nei vari settori.

Le dimensioni che compongono l’indice sono state ponderate sulla base della loro rilevanza rispetto al concetto di giustizia sociale. In particolare, la prevenzione della povertà è stata individuata come dimensione cruciale e per questo le è stato attribuito un peso pari a tre. In linea con lo stesso principio, all’istruzione e all’accesso al mercato del lavoro è stato invece attribuito un peso pari a due, mentre alle rimanenti dimensioni (coesione sociale e non discriminazione, salute, giustizia intergenerazionale) un peso pari a uno.


Il trend generale: la giustizia sociale nell’UE

Dopo un periodo di generale declino della giustizia sociale (in cui l’indice, a livello aggregato, è passato dal 6,05 del 2008 al 5,58 del 2014), il 2015 ha registrato un leggero miglioramento (5,63). Tuttavia, questo non sembra evidenziare l’ampia diffusione di una maggiore giustizia sociale all’interno dei paesi europei. La condizione sociale di questi paesi rimane infatti significativamente peggiore rispetto al periodo pre-crisi. Inoltre, anche se il dato aggregato mostra un miglioramento, in undici paesi (Svezia, Finlandia, Paesi Bassi, Austria, Germania, Lussemburgo, Slovenia, Malta, Cipro, Portogallo e Spagna) le cose sono ulteriormente peggiorate rispetto al 2014.

In linea con quanto rilevato lo scorso anno, al top dell’indice si collocano Svezia, Danimarca, Finlandia e Paesi Bassi. Tuttavia, anche questi paesi hanno visto un significativo peggioramento della giustizia sociale nel contesto della crisi economica.
Grazie al buon risultato raggiunto nel campo della salute, la Repubblica Ceca si colloca al quinto posto seguita dall’Austria che (nonostante alcune debolezze riguardanti in particolare l’istruzione) mostra un buon livello di inclusione sociale. Nella settima posizione si colloca invece la Germania che continua tuttavia a mostrare dei problemi nell’accesso all’istruzione e nel campo della giustizia intergenerazionale.


Figura 1. L’indice di giustizia sociale nei paesi membri Fonte:Schraad-Tischler D. (2015), Social Justice in the EU (p. 6)


I giovani e la giustizia intergenerazionale

Considerando i sotto-indicatori, i dati più interessanti riguardano la giustizia intergenerazionale. Nella maggior parte dei paesi europei la condizione sociale dei bambini e dei giovani è peggiorata (in alcuni casi significativamente) con la crisi economica.

A partire dal 2007, la percentuale di bambini e giovani a rischio di povertà ed esclusione sociale è cresciuta (dal 26,4% del 2007 all’attuale 27,9%) mentre, nello stesso periodo, il rischio di povertà degli anziani è diminuito (passando dal 24,4% al 17,8%). Inoltre, i bambini e i giovani in condizione di grave deprivazione materiale sono significativamente più numerosi rispetto agli anziani. La differenza si aggira attorno ai quattro punti percentuali (11,1% contro i 6,9%). Questo trend si lega al fatto che in molti paesi europei le pensioni non sono state ridotte o sono state ridotte meno rispetto ai salari delle persone più giovani.

La difficile condizione che interessa i giovani europei, in particolare quelli che appartengono ai paesi del Sud, emerge se si prende in considerazione il fenomeno dei cosiddetti NEET (ovvero di coloro che non sono occupati e non sono impegnati in percorsi di istruzione o formazione). In Italia, i NEET sono il 32% dei giovani, in Spagna il 24,8%. I paesi del Sud Europa registrano inoltre tassi di disoccupazione giovanile particolarmente elevati. In Spagna e in Grecia i giovani disoccupati sono oltre il 50%, in Italia il 42,7%.

A questi gap si aggiunge poi quello che deriva dalla crescita del debito pubblico. A livello aggregato il debito è infatti passato dal 65,5% del 2008 all’attuale 87,7%.

Come sintetizzato nella figura 2, al top dell’indice di giustizia intergenerazionale troviamo i paesi scandinavi (Svezia, Finlandia e Danimarca). Le performance peggiori riguardano invece l’Italia e la Grecia, che si collocano rispettivamente al ventisettesimo e al ventottesimo posto.


Figura 2. La giustizia intergenerazionaleFonte: Fonte:Schraad-Tischler D. (2015), Social Justice in the EU  (p. 60)

Cosa dovrebbe esser fatto

Il rapporto sostiene che i paesi membri e i policy makers europei dovrebbero tener conto del fatto che la giustizia sociale è utile a promuovere la crescita. In questo quadro l’UE dovrebbe adottare una strategia di lungo periodo volta a sostenere la relazione virtuosa fra giustizia sociale e crescita economica. In futuro, è quindi fondamentale che l’UE (come del resto già annunciato dalla stessa Commissione) riconosca l’importanza che gli indicatori sociali assumono nel quadro dei processi di coordinamento macroeconomico. In particolare, i policy makers europei dovrebbero adottare una serie di misure volte a: 1) prevenire la povertà infantile; 2) investire nella costruzione di sistemi di istruzione (rivolti anche alla prima infanzia) equi e inclusivi; 3) sviluppare la crescita dell’occupazione; 4) promuovere la coesione sociale attraverso l’adozione e l’implementazione di una legislazione volta a combattere le discriminazioni al fine di ridurre le ineguaglianze delle opportunità; 5) sostenere lo sviluppo di politiche sanitarie di qualità e inclusive; 6) supportare la giustizia intergenerazionale attraverso l’investimento in strutture a supporto della genitorialità (come gli asili per l’infanzia), la riduzione del debito pubblico e l’ampio ricorso alle energie rinnovabili.
 

Riferimenti

Schraad-Tischler D. (2015), Social Justice in the EU – Index Report 2015. Social Inclusion Monitor Europe, Bertelsmann Stiftung

 


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