POVERTÀ ALIMENTARE /
Brutti ma buoni: oltre le apparenze contro lo spreco
In Canada Loblaws sconterà prodotti “ugly” per evitare sprechi e aiutare il risparmio. Una bella idea già testata con successo in Francia. E da noi?
31 marzo 2015

Normalmente gli agricoltori vendono frutti e vegetali visivamente sgradevoli ad aziende dell’industria alimentare che li trasformano in succhi, minestre o altri generi di derivati in cui l’aspetto estetico risultata un fattore ininfluente. Tuttavia, soprattutto nel caso di piccoli coltivatori, questa strada non è sempre percorribile. Anche per questa ragione, come documenta anche l’Environment Program ONU, ogni anno tra il 20 e il 40% dei prodotti meno attraenti viene gettato via dagli agricoltori perché al di sotto di standard estetici stabiliti da istituzioni, distributori e venditori al dettaglio. 

Con la campagna No Name Naturally Imperfect off la catena canadese Loblaws ha deciso di affrontare questo problema proponendo ai propri clienti prodotti forse poco attraenti dal punto di vista estetico, ma pienamente garantiti sotto il profilo della qualità e del gusto, ad un prezzo inferiore rispetto alla merce più “bella”. Così, in diversi punti vendita dell’Ontario e del Quebec, saranno venduti frutti e vegetali ugly a prezzi ribassati del 40% rispetto a quelli visivamente più piacevoli. L’iniziativa prenderà il via con la vendita di mele e patate, ma i manager della catena sperano che il programma serva come trampolino di lancio per altri tipi di frutta e verdura. La mossa, secondo Ian Gordon, Vice Presidente di Loblaws, porterà un risparmio ai consumatori, che potranno accedere a prodotti buoni e sani a costi agevolati, ma anche al Governo canadese, che ogni anno spende circa 31 miliardi dollari per lo smaltimento dei rifiuti alimentari.

Il management di Loblaws, che parla (anche) francese, ha probabilmente preso spunto da un’iniziativa simile nata la scorsa estate in Francia. Qui i supermercati Intermarché hanno lanciato la campagna Les fruits & légumes moches (La frutta e la verdura brutta) per sensibilizzare la propria clientela all’acquisto di cibo visivamente poco attraente ma perfettamente valido per qualità e gusto. Intermarché ha “celebrato” la frutta e la verdura brutta attraverso una campagna pubblicitaria strutturata, organizzando appositi spazi nei punti vendita per assaggiare frullati, succhi, zuppe e minestre fatti con i “brutti”, ed offrendo tali prodotti a costi inferiori del 30% rispetti ai “belli”. La melanzana sfigurata, la patata ridicola, l’orribile carota, la mela grottesca e il limone fallito negli ultimi mesi hanno conquistato i consumatori francesi, evitando così di portare al macero tonnellate di prodotti visivamente sgradevoli ma di ottima qualità.

 

Le iniziative nate in Francia e Canada offrono uno spunto certamente interessante, che potrebbe essere seguito senza grande sforzo anche dalla grande distribuzione italiana. Da un lato la vendita di frutta e verdura a prezzi più accessibili potrebbe rappresentare un’opportunità veramente interessante per tante famiglie che faticano a mettere insieme il pasto con la cena, senza rinunciare a prodotti sani e di qualità. Dall’altro lato, una simile iniziativa potrebbe favorire lo sviluppo di un’educazione ai consumi maggiormente responsabile e attenta ad evitare lo spreco nelle diverse forme in cui questo può presentarsi. Si aspettano quindi candidati per dare una seconda chance a quei prodotti discriminati solo per il loro aspetto esteriore, la cui unica colpa è di essere brutti, anche se buoni.


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