IL PROGETTO
Ragioni, obiettivi e prospettive di Percorsi di secondo welfare
15 luglio 2011

Il progetto in breve

Percorsi di secondo welfare è un laboratorio di ricerca nato nell’aprile 2011 su iniziativa del Centro di Ricerca Luigi Einaudi di Torino in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano. Il nostro progetto si propone di ampliare e diffondere il dibattito sul secondo welfare in Italia studiando, approfondendo e raccontando dinamiche ed esperienze capaci di coniugare il ridimensionamento della spesa pubblica con la tutela dei nuovi rischi sociali, in particolare attraverso il coinvolgimento crescente di attori privati e del terzo settore.

Grazie a un costante ed articolato lavoro di approfondimento svolto dal nostro giovane gruppo di ricerca, nei suoi primi anni di vita il laboratorio ha prodotto centinaia di contributi originali, interviste, working paper ed articoli scientifici, oltre ad aver contribuito a realizzare numerosi eventi e convegni intorno ai temi del secondo welfare. Gran parte delle ricerche svolte nei primi quattro anni di progetto sono state raccolte nel Primo e nel Secondo Rapporto sul secondo welfare in Italia che, oltre a una prima rassegna delle esperienze di secondo welfare presenti nel nostro Paese, offre interpretazioni e valutazioni delle dinamiche più interessanti sviluppatesi negli ultimi anni intorno a questo fenomeno.

Il laboratorio è stato pensato in collaborazione con il Corriere della Sera ed è realizzato grazie al supporto di importanti partner isituzionali – tra cui fondazioni filantropiche, aziende, assicurazioni, sindacati e enti locali - appartenenti ad ambiti diversi ma egualmente interessati allo sviluppo del secondo welfare.

 


 

Ragioni, obiettivi e prospettive di Percorsi di secondo welfare

Sempre più spesso in Italia nascono e si sviluppano programmi di protezione e investimenti sociali a finanziamento non pubblico che si aggiungono ed intrecciano al welfare pubblico, integrandone le carenze in termini di copertura e tipologia di servizi. Queste esperienze di secondo welfare coinvolgono una vasta gamma di attori economici e sociali - quali imprese, sindacati, enti locali, organizzazioni del terzo settore – capaci di affiancarsi al primo welfare, di natura pubblica e obbligatoria, che negli ultimi anni si è trovato sempre più in difficoltà nel rispondere ai crescenti rischi e bisogni sociali dei cittadini. 

Percorsi di secondo welfare
vuole essere uno spazio di ricerca, raccolta e analisi di quelle best practices che possano favorire il dibattito e la condivisione di quelle esperienze che, oggi più che mai, risultano cruciali al fine di conciliare con successo la necessità di un ridimensionamento della spesa pubblica con la tutela dei nuovi rischi sociali.


1. Il contesto: il welfare state sotto pressione

Come in molti altri Paesi europei, anche in Italia il welfare state si trova oggi soggetto a due grandi pressioni che condizionano l’efficacia delle sue azioni. La prima proviene dai vincoli di bilancio che, oltre a impedire incrementi di spesa, impongono misure di contenimento dei costi che molto spesso vanno a colpire il fronte degli interventi sociali. La seconda è invece connessa alle rapide trasformazioni della struttura dei bisogni sociali, in particolare per quel che riguarda dei cosiddetti “nuovi rischi” - non autosufficienza, precarietà lavorativa, mancato sviluppo o obsolescenza del capitale umano, esclusione sociale e difficoltà di conciliazione fra responsabilità lavorative e familiari, soprattutto per le donne – cui il welfare pubblico pare oggi incapace di fornire risposte adeguate.

A questa doppia pressione i governi europei hanno provato a rispondere facendo ampio riferimento alla Strategia di Lisbona promossa dall’Unione Europea, orientandosi in particolare verso interventi di “riequilibrio” interno della spesa sociale. In quest’ottica quasi tutti i Paesi UE hanno cercato di riformare i propri sistemi di protezione sociale: hanno messo mano al sistema pensionistico, soprattutto per rispondere alla sfida demografica e ai problemi di sostenibilità finanziaria futura; hanno riformato i mercati e le politiche del lavoro nazionali; hanno cercato di promuovere “investimenti sociali” per donne e bambini, non-autosufficienti e individui poveri ed indigenti. Il bilancio complessivo di questa pur importante stagione di riforme resta però insoddisfacente. Ad esclusione dei Paesi anglo-scandinavi, la struttura interna della spesa sociale è infatti ancora molto simile a quella di dieci anni fa nella maggior parte d’Europa.

L’Italia ad oggi presenta ancora una spesa pensionistica iper-trofica e forti squilibri a sfavore delle politiche orientate a rispondere ai rischi e bisogni sociali del cosiddetto “nuovo welfare”. La strategia di modernizzazione sin qui seguita si basava, forse, su una premessa troppo ambiziosa ed irrealistica, quanto meno sul piano politico. Prendendo atto dei vincoli finanziari, si era dato per scontato che le riforme potessero avvenire unicamente attraverso “ricalibrature” interne al welfare pubblico: meno pensioni, più servizi sociali; meno ai padri, più ai figli; meno risarcimenti, più opportunità. Qualche passo in questa direzione, come detto, è stato fatto ma la via della ricalibratura si è scontrata con l’enorme forza di resistenza degli interessi costituiti intorno ai cosiddetti “diritti acquisiti”.


2. Lo sviluppo del secondo welfare

Dove guardare quindi per consentire una transizione verso un sistema maggiormente inclusivo e orientato a rispondere ai nuovi rischi e bisogni sociali che contraddistinguono la nostra società? Una strategia promettente oggi appare essere quella del secondo welfare: mix di protezioni e investimenti sociali a finanziamento non pubblico, fornite da una vasta gamma di attori economici e sociali collegati in reti caratterizzate dal forte ancoraggio territoriale, ma aperte al confronto e alle collaborazioni trans-locali, che vanno progressivamente affiancandosi al primo welfare di natura pubblica ed obbligatoria.

Per meglio comprendere quali siano i tratti salienti del secondo welfare è anzitutto utile comprendere quali siano le differenze rispetto al primo welfare, in cui figurano i regimi di base previsti dalla legge e i regimi complementari obbligatori di protezione sociale che coprono i rischi fondamentali dell’esistenza, ovvero quelli connessi alla salute, alla vecchiaia, agli infortuni sul lavoro, alla disoccupazione, al pensionamento e alla disabilità. Nell’ambito del primo welfare rientrano quindi le prestazioni e i servizi considerati “essenziali” per una sopravvivenza decorosa e per un’adeguata integrazione nella comunità, nonché per garantire il godimento dei diritti fondamentali di cittadinanza.

Nella sfera del secondo welfare, invece, rientra il settore della protezione sociale integrativa volontaria, soprattutto nel campo delle pensioni e della sanità, nonché quella parte dei servizi sociali - con confini da definire pragmaticamente: bisogno per bisogno, territorio per territorio, comunità locale per comunità locale – che il settore pubblico non è oggi in grado di garantire. In quest’ottica primo e secondo welfare non devono essere visti come due compartimenti stagni, ma come due sfere fra loro intrecciate, che sfumano l’una nell’altra a seconda delle politiche e delle aree di bisogno e in cui la seconda si configura come integrativa rispetto alla prima.


3. Attori, risorse e prospettive del secondo welfare

Quando si parla di secondo welfare, dunque, non si tratta di sostituire spesa pubblica con spesa privata, ma piuttosto di mobilitare risorse aggiuntive per rispondere a bisogni e aspettative crescenti in un contesto socio-economico sempre più complesso, di cui più sopra sono stati delineate le principali problematicità. Il welfare statale - i suoi fondi, il suo personale, i suoi standard di prestazione - non viene messo in discussione nella sua funzione redistributiva di base, ma integrato da risorse provenienti dall’esterno e destinate laddove vi sono domande non soddisfatte.

Tali risorse – in primis economico-finanziarie, ma anche organizzative e umane orientate all’innovazione sociale – possono essere fornite a diverso titolo da un ampia gamma di attori: assicurazioni private e fondi di categoria, il sistema delle imprese, i sindacati, il variegato mondo del terzo settore, gli enti locali, fondazioni bancarie e altri soggetti filantropici. Tendenzialmente orientato a rispondere alle esigenze di specifiche categorie, gruppi di persone e comunità territoriali, il secondo welfare dovrebbe svilupparsi su un pavimento regolativo definito a livello locale e, successivamente, a livello nazionale e comunitario.

Per la sua stessa natura, il secondo welfare deve essere infatti ispirato da logiche di sviluppo spontaneo, basate su iniziative associative, sperimentazioni contrattuali e di mercato (o “quasi-mercato”), intraprendenza dei corpi intermedi e dei territori. Vi sono tuttavia due seri rischi su cui occorre riflettere. In primo luogo, il rischio di un incastro “distorto” e opportunistico fra primo e secondo welfare (con implicazioni negative in termini di efficienza ed equità). In secondo luogo, il rischio che emerga una configurazione incompleta e/o troppo disordinata del secondo welfare, incapace di cogliere e sfruttare complementarità e sinergie e dunque far funzionare in modo ottimale la logica della sussidiarietà orizzontale e verticale. Da qui la necessità non solo di un inquadramento locale, ma di un più ampio ragionamento che possa abbracciare le prospettive e le problematicità proprie del secondo welfare.


4.
Gli obiettivi del nostro progetto di ricerca

Quale ruolo possono svolgere i diversi soggetti del secondo welfare per fronteggiare i nuovi bisogni sociali? Quali esperienze possono essere correttamente inserite in questo ambito? Quali esperienze, progetti e misure possono rappresentare nella sua complessità il secondo welfare italiano? Per rispondere a questi quesiti nell’aprile 2011, su iniziativa del Centro di Ricerca Luigi Einaudi di Torino ed collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, è nato il Laboratorio di ricerca percorsi di secondo welfare. Esso si propone di ampliare e diffondere il dibattito sul secondo welfare in Italia studiando, approfondendo e raccontando dinamiche ed esperienze capaci di coniugare il ridimensionamento della spesa pubblica con la tutela dei nuovi rischi sociali.

L'attività del laboratorio è volta ad individuare, approfondire, documentare e diffondere tendenze emergenti, esperienze e "buone pratiche" che possano favorire una riflessione strategica su un nuovo "mix" di politiche capace di rispondere efficacemente ai bisogni sociali nel rispetto dei vincoli di bilancio. L’idea di un laboratorio nasce dalla volontà di fornire uno stimolo più incisivo e diretto non solo al dibattito, ma anche alla concreta promozione di un “secondo welfare” in Italia. Gli obiettivi del progetto sono così sintetizzabili:

1) Gestione e promozione del sito internet del progetto quale punto di riferimento per addetti ai lavori e attori che a diverso titolo sono impegnati nello sviluppo del secondo welfare. Grazie ad un archivio costantemente aggiornato e in continua evoluzione, www.secondowelfare.it raccoglie contributi che, attraverso il racconto di esperienze, progetti ed attività significative, sono in grado rendere immediatamente comprensibili le dinamiche in atto dentro e fuori il nostro Paese nell’ottica del secondo welfare;
2) produzione di contributi originali, pubblicazione di interviste, organizzazione di eventi ed occasioni di incontro, in stretta collaborazione con i partner coinvolti nel progetto, che possano sviluppare il dibattito sul secondo welfare;
3) elaborazione di rapporto biennali nel quale illustrare lo “stato dell’arte” delle esperienze di secondo welfare già in atto o in fase di implementazione, con il supporto di dati e schede informative, ma anche valutazioni e riflessioni progettuali. Nel novembre 2013 è stato pubblicato il Primo Rapporto sul secondo welfare in Italia, che offre una rassegna delle esperienze di secondo welfare presenti nel nostro Paese, oltre a interpretazioni e valutazioni delle dinamiche più interessanti sviluppatesi negli ultimi anni.


5. L’organizzazione

Percorsi di secondo welfare è nato in seno al Centro di Ricerca Luigi Einaudi di Torino, che garantisce il fondamentale supporto tecnico-amministrativo necessario alla sua realizzazione, e in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano e il Corriere della Sera. Le attività del Laboratorio sono realizzate grazie al sostegno di importanti partner istituzionali: Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo, Fondazione Cariparo, Fondazione CRC, Fondazione CON IL SUD, Forum ANIA Consumatori, Edenred, Luxottica, Cisl Lombardia, Cisl Piemonte e Comune di Torino.

Costituiscono il gruppo di ricerca Franca Maino (direzione del progetto), Lorenzo Bandera, Giulia Mallone, Chiara Lodi Rizzini, Ilaria Madama, Patrik Vesan, Stefano Ronchi, Chiara Agostini, Giulio Pasi, Barbara Payra, Federico Razetti, Elena Barazzetta e Paolo Pantrini. La supervisione scientifica è affidata al prof. Maurizio Ferrera.

Il Laboratorio ha sede presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano (facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali, via Conservatorio 7, Milano).


6. Testata registrata

Dall'estate 2015 Percorsi di secondo welfare è registrato come testata presso il Registro dei Giornali e Periodici del Tribunale di Torino (iscrizione n. 16 del 4 luglio 2015). Tale registrazione garantisce il riconoscimento, anzitutto giuridico, di un lavoro di informazione iniziato nel 2011 che si è tradotto in una produzione online sempre più frequente e che rappresenterà, ci auguriamo, una opportunità in più per attestare capacità e competenze sia dei nostri ricercatori che degli ormai numerosi collaboratori esterni.


 
  

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