GARANZIA GIOVANI /
Selfiemployment: qualcosa di più di una semplice toppa?
La misura potrebbe incentivare l'auto-imprenditorialità dei più giovani. Ma servono alcuni accorgimenti
14 dicembre 2015

Il 31 dicembre 2105 rappresenterà la data ultima per l’impegno delle risorse messe a disposizione per le iniziative programmate in seno alla Garanzia giovani. Non si tratta però della fine di tale strategia di policy, anche perché la sua implementazione continuerà fino al 2018 e perfino oltre, se saranno individuate ulteriori risorse.

Gli ultimi mesi dell’anno hanno rappresentato per il Ministro Poletti, più che un tempo di bilanci, un’occasione per realizzare o mettere in cantiere alcune iniziative, anche al fine di correggere il più possibile il tiro, cercando di arginare le forti critiche che hanno accompagnato la realizzazione della Garanzia giovani.

Tra queste iniziative possiamo, ad esempio, segnalare “Crescere in digitale” (di cui abbiamo parlato nel Secondo Rapporto sul Secondo Welfare) e “Garanzia Hack”, un concorso riservato agli iscritti alla Garanzia giovani e volto alla costruzione di un prototipo di “application” che possa migliorare l’accesso ai servizi e alle misure della stessa Garanzia giovani. Come riportato dalla “Repubblica degli stagisti”, l’iniziativa purtroppo non ha avuto un buon riscontro dal momento che a fronte di 500 iscritti, solo 35 persone hanno partecipazione effettivamente alla competizione.

Si tratta di progetti limitati con riferimento al bacino interessato. Ciò nonostante, a differenza del disegno originale della Garanzia giovani incentrato principalmente su elementi “sovrastrutturali” relativi alla definizione di principi di governance comuni e alla standardizzazione degli interventi, essi sono stati esplicitamente costruiti a partire dall’utenza target, ovvero i Neet.

Un ulteriore tentativo di rilancio last minute della Garanzia giovani è stato presentato qualche settimana fa dal Ministro del Lavoro Poletti e dall’amministratore delegato di Invitalia Arcuri. Si tratta di “Selfiemployment”: un fondo rotativo nazionale per finanziare iniziative di auto-impiego e di auto-imprenditorialità il cui target sono gli under-30 iscritti a Garanzia giovani. Il fondo opererà attraverso il credito agevolato, erogando prestiti a tasso zero per importi da 5 mila a 50 mila euro e partirà con una dotazione di 124 milioni.

Questa iniziativa risponde a un’esigenza specifica: quella di dare piena attuazione a una fra le misure (in teoria) più innovative della Garanzia giovani, vale a dire il sostegno all’auto-imprenditorialità che viene annoverato a pieno titolo, come ha fatto anche il recente decreto legislativo 150/2015 di attuazione del Jobs Act, tra gli interventi di politica attiva del lavoro.

Tale misura era infatti rimasta perlomeno fino ad ottobre del 2015 una delle tante promesse mancate della Garanzia. Alcuni giovani erano stati coinvolti da qualche amministrazione regionale in percorsi di accompagnamento all’auto-imprenditorialità ai quali però non si era accompagnata alcuna concreta misura di aiuto finanziario a chi avesse voluto proseguire concretamente su questa specifica strada.

In altre parole, se la Garanzia giovani aveva la pretesa di offrire diverse “porte” di ingresso nel mercato del lavoro, quella dell’auto-imprenditorialità si era mostrata fino ad oggi una porta di fatto sbarrata, al pari di altre misure previste, ma poi non concretamente realizzate, come quelle relative alla mobilità internazionale.

 

I possibili rischi di Selfiemployment

Se dunque accogliamo con favore lo “sblocco” di un intervento atteso da tempo, Selfiemployment, così come appare configurata, presta il fianco ad alcune critiche che potrebbero finire con l’inficiare il suo valore. Questa iniziativa si propone infatti come uno strumento per introdurre nel nostro Paese una misura a sostegno di nuove attività di lavoro autonomo avviate da giovani.

Tuttavia forte è il rischio di una mancata sinergia con gli strumenti a sostegno dell’imprenditorialità giovanile e femminile o del microcredito e, vista la dotazione limitata di risorse, di una estrema polverizzazione degli interventi. Crediamo che per dispiegare in pieno il suo potenziale il progetto Selfiemployment debba avere alcune caratteristiche specifiche: semplicità di accesso e certezza delle risorse, focalizzazione degli interventi, responsabilizzazione dei giovani.

In primo luogo, semplicità di accesso e certezza delle risorse. Per determinare un cambiamento nei comportamenti delle giovani generazioni supportandoli nell’auto-imprenditorialità è necessario che la misura sia stabile, attiva in tutto il territorio nazionale, con meccanismi di accesso estremamente chiari. In tal senso, la struttura finanziaria di Selfiemployment non sembra adeguata a raggiungere questi obiettivi in particolar modo per la natura episodica e non strutturale dei fondi. Una misura di questo tipo potrebbe essere finanziata, a regime, con le risorse della Cassa Depositi e Prestiti (CDP), anche in virtù della revisione della missione di CDP. Inoltre crediamo che il fondo debba rivolgersi a tutti gli under-30, il focus sui “NEET”, generato dai fondi utilizzati nella fase di avvio, rischia infatti di rendere poco fruibile e scarsamente efficace l’intera misura.

In secondo luogo, focalizzazione degli interventi. Selfiemployment dovrebbe individuare dei settori e delle tipologie di imprese coerenti con gli obiettivi di politica economica e sociale del Paese, anche in considerazione della limitata dotazione di risorse iniziale. Il fondo potrebbe, ad esempio, finanziare iniziative orientate all’innovazione tecnologica e sociale individuando come target della misura i giovani under-30 che intendono costituire o esser soci di start-up innovative, spin-off accademici, imprese sociali e cooperative sociali. È importante ricordare che per iniziative “più basilari” sono attive altre misure regionali o nazionali come quelle legate al microcredito.

In terzo luogo, la responsabilizzazione dei giovani. Per garantire certezza delle risorse è necessario porre vincoli chiari e semplici, introducendo un automatismo nell’erogazione del finanziamento. In tal senso riteniamo importante vincolare una quota rilevante del finanziamento erogato ai giovani alla capitalizzazione della start-up e richiedere il finanziamento di una piccola quota del piano di sviluppo della start-up (almeno il 10%) da parte di un istituto finanziario.

Infine, in considerazione del tipo di intervento e del target di riferimento di Selfiemployment, è importante che Invitalia garantisca rapidi tempi di risposta alle domande di finanziamento dei giovani, allineati con i normali tempi impiegati dagli istituti di credito per finanziare le start-up. Un’eccessiva lentezza nelle risposte deluderebbe le aspettative dei giovani e diminuirebbe l’efficacia della misura in quanto, con molta probabilità, diversi progetti valutati positivamente da Invitalia, se finanziati in ritardo, potrebbero non essere realizzati.
 

 


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