WELFARE CONTRATTUALE /
Welfare locale e contrattazione sociale: il caso di Lodi
Grazie all’attività dei suoi pensionati, il sindacato esce dai luoghi di lavoro per negoziare il welfare con le amministrazioni locali.
11 novembre 2014

Può sembrare strano, ma è proprio durante la crisi che il sindacato “esce” dai luoghi di lavoro per “allargarsi” al territorio. Non si limita più a discutere di orari, flessibilità, riorganizzazioni e questioni salariali, ma interagisce direttamente con le amministrazioni locali per garantire equità e servizi sociali all’intera cittadinanza. Se inizialmente la contrattazione sociale territoriale tra i sindacati dei pensionati e gli enti locali riguardava principalmente le condizioni dei cittadini anziani, oggi organizzazioni sindacali e amministrazioni concordano non solo tassazione e servizi socio-sanitari per la non autosufficienza ma si impegnano a definire insieme il bilancio cittadino e la sua più equa ripartizione tra vecchi e nuovi bisogni.

Un esempio? Il verbale d’intesa firmato nel luglio 2014 dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali confederali territoriali Cgil, Cisl e Uil, quelli dei rispettivi pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil e l’amministrazione comunale di Lodi. Gli incontri tra i rappresentanti sindacali e gli assessori comunali al bilancio e alle politiche sociali del Comune sono stati organizzati per condividere, proprio in un momento che impone la riflessione puntuale circa l’utilizzo delle risorse disponibili, le politiche di indirizzo dell’amministrazione in merito al bilancio del 2014.

Il documento contiene i criteri di imposizione delle imposte - validi per tutti i 44.000 residenti del Comune di Lodi - negoziati tra le parti con l’obiettivo di tutelare i redditi più bassi attraverso la definizione di fasce di esenzione e il miglioramento del criterio di progressività. E’ mantenuta l’esenzione dall’addizionale comunale per i redditi fino a 15.000 euro annui, a beneficio di circa 12.000 cittadini, soprattutto anziani e incapienti. Il criterio di applicazione della Tari agevola le famiglie con figli a carico, mentre per la Tasi sono introdotte detrazioni per la prima casa, per figli conviventi e per portatori di handicap e invalidi.

A dimostrazione della volontà dei sindacati dei pensionati di tutelare non soltanto gli anziani ma tutte le fasce più deboli della cittadinanza, gli obiettivi condivisi nell’ambito delle politiche sociali si articolano in quattro aree: minori e famiglie; disabilità; adulti in difficoltà; anziani.

A tutela del reddito delle famiglie con minori, l’amministrazione comunale ha stanziato 100mila euro in più del 2013 - per un totale di 1.899.000 euro - destinati a comunità educative, asili nido comunali, centri estivi per ragazzi con disabilità e doposcuola. L’aumento della spesa è stato necessario per mantenere il costo delle rette invariato rispetto al 2013. Per fare fronte poi all’emergenza abitativa – resa drammatica dalla crescente difficoltà a pagare affitti e mutui – l’amministrazione ha avviato, grazie anche a un cofinanziamento regionale, quattro progetti finalizzati al sostegno delle famiglie in difficoltà economica. Per il futuro, le parti intendono discutere circa la possibilità di recuperare immobili pubblici da mettere a disposizione dei cittadini in emergenza abitativa. In aggiunta alle esenzioni fiscali predisposte per le famiglie con membri disabili, circa 1.8 milioni di euro sono destinati a centri diurni e strutture residenziali, nell’auspicio però che si riesca a sviluppare – come si legge nel documento - “un sistema pubblico-privato “forte” che sappia coinvolgere tutti i soggetti sociali interessati per introdurre un sistema di compartecipazione dei costi e con criteri di accesso alle prestazioni il più equo possibile”.

E’ stabilito un aumento di 100.000 euro a favore dell’area “adulti in difficoltà”, che non include solo gli anziani ma tutti i cittadini - sempre più numerosi - “caduti” nella vulnerabilità economica per svariati motivi, dalla perdita del lavoro alla separazione dal coniuge. Per loro, 442.000 euro impiegati in dormitori e alloggi, raccolta e distribuzione di cibo, e programmi di integrazione sociale.

E’ l’area anziani a subire invece, sorprendentemente, una riduzione delle risorse di 200.000 euro. Un “risparmio” reso possibile dal trend di riduzione degli inserimenti nelle RSA ottenuto grazie all’intesa tra Cgil, Cisl e Uil regionali e l’amministrazione regionale per aumentare l’investimento per lo sviluppo dei servizi domiciliari per gli anziani, finalizzato proprio alla valorizzazione della scelta della domiciliarità. I circa 1.4 milioni di euro stanziati dal Comune per gli anziani sono dunque suddivisi in parti pressoché uguali tra inserimenti in RSA e servizi di assistenza domiciliare.

Inserita nel bilancio comunale anche la nuova voce “bisogni trasversali”: 935.539 euro per azioni e interventi mirati, che spaziano dal sostegno a chi perde il lavoro alla predisposizione dell’ampliamento del servizio civile per i giovani, per arrivare a progetti sperimentali per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Alcuni esempi? Un sostegno economico di 400 euro al mese per i disoccupati che si rendono disponibili a svolgere attività per il Comune, contributi per le spese di affitto, e l’apertura straordinaria degli asili per i genitori che lavorano durante le festività e nei fine settimana.

Infine, le parti si impegnano a incontrarsi nuovamente per verificare e discutere insieme i risultati delle azioni di monitoraggio con riferimento all’impatto delle politiche sui cittadini e all’utilizzo dei servizi, in vista della negoziazione del bilancio 2015.


Per approfondire:

La negoziazione delle politiche sociali a livello territoriale in Italia: quale ruolo per il sindacato?

Il testo dell’intesa (allegato)

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