TERZO SETTORE / Volontariato
I Centri di Servizio per il Volontariato e la comunicazione sul web
16 febbraio 2012

Origine e funzioni dei Centri di Servizio per il Volontariato

La realtà dei Centri di Servizio per il Volontariato

La ricerca "La comunicazione al centro: un'indagine sulla rete dei Centri di Servizio per il Volontariato"

Riferimenti

 

Origine e funzioni dei Centri di Servizio per il Volontariato

I Centri di Servizio per il Volontariato (CSV), previsti dalla legge 266/1991, sono stati istituiti progressivamente nel corso degli anni, arrivando a coprire tutto il territorio italiano con la sola eccezione della Provincia autonoma di Bolzano. L’art. 15 della legge prevede in particolare che le fondazioni di origine bancaria e le casse di risparmio, per il tramite degli enti locali, finanzino annualmente, con un quindicesimo dei loro profitti, il sistema dei Centri di servizio. Il D.M. 8 ottobre 1997 ha provveduto a specificare le modalità per la costruzione dei fondi speciali per il volontariato presso le regioni. Le risorse annualmente destinate ai Centri di servizio confluiscono in un fondo presso ciascuna regione e vengono amministrate da un Comitato di gestione in cui siedono i rappresentanti delle fondazioni e delle casse di risparmio, degli enti locali, del Ministero del Lavoro e delle organizzazioni di volontariato.
Il Decreto ministeriale del 1997 stabilisce che i Centri di servizio “hanno lo scopo di sostenere e qualificare l’attività di volontariato. A tal fine erogano le proprie prestazioni sotto forma di servizi a favore delle organizzazioni di volontariato iscritte e non iscritte nei registri regionali” ed in particolare:
a) approntano strumenti e iniziative per la crescita della cultura della solidarietà, la promozione di nuove iniziative di volontariato e il rafforzamento di quelle esistenti;
b) offrono consulenza e assistenza qualificata nonché strumenti per la progettazione, l’avvio e la realizzazione di specifiche attività;
c) assumono iniziative di formazione e qualificazione nei confronti degli aderenti ad organizzazioni di volontariato;
d) offrono informazioni, notizie, documentazione e dati sulle attività di volontariato locale e nazionale.

La realtà dei Centri di Servizio per il Volontariato in Italia

Il “Quarto rapporto intermedio biennale sul volontariato”, pubblicato nel corso del 2011 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, segnala l’ormai capillare presenza dei Centri di servizio sul territorio nazionale. L’insieme delle organizzazioni di volontariato utenti dei 78 Centri di servizio nazionali ammonta a circa 40mila unità su base annua, e il 70% di queste risulta iscritto nei registri regionali del volontariato.
Tra le principali attività svolte dai Centri di servizio si segnalano:
- servizi logistici (copisteria, supporto informatico, telefono e fax, sale riunioni e spazi di lavoro, prestito e comodato di attrezzature)
- servizi di consulenza (fiscale, contabile, assicurativa, legale, ma anche per progettazione, comunicazione e reclutamento)
- servizi di formazione (giornate seminariali e corsi strutturati)
- servizi di orientamento ed accompagnamento (promozione del volontariato e del servizio civile soprattutto negli ambienti scolastici)
- servizi di promozione nei confronti dell’opinione pubblica (convegni, conferenze, spettacoli, mostre)
- servizi di comunicazione (web, radio, televisione, comunicati stampa)
- servizi di rete (promozione di partnership e coordinamento con enti locali ed altre realtà del Terzo settore).
Per quanto attiene il personale, il 62% di coloro che operano nei Centri di servizio sono dipendenti, possiedono un titolo di studio elevato (il 60% è laureato) e si tratta di persone relativamente giovani (39 anni in media).
I Centri di servizio sono allo stesso tempo “agenzie tecniche a sostegno degli organismi di volontariato” e “spazi di partecipazione” per le varie anime del settore. Queste istituzioni - uniche nel panorama internazionale (Peruzzi, 2012) - sono diffusamente ritenute uno dei fattori di maggiore forza del volontariato italiano, in particolare grazie alla capacità dei CSV di costruire reti e promuovere sinergie tra le organizzazioni aderenti: «Una struttura quale quella dei Centri [è] ben adatta a sostenere un volontariato “molecolare” come quello italiano caratterizzato da una crescente presenza di piccole organizzazioni, con pochi volontari, che si differenziano sempre più fra loro per tipo di attività svolta, e che sempre meno sono coinvolte all’interno delle tradizionali “reti” e “culture” di relazioni. […]. I Centri possono essere una modalità di supporto sia logistico (locali, spazi, ecc.) che promozionale (si pensi ad esempio ai fondi per progetti delle organizzazioni di volontariato, così come alle attività di formazione per gli aspiranti volontari), così come una base su cui costruire strategie di partecipazione ed advocacy più incisive nei tavoli locali di confronto con le istituzioni pubbliche» [Pavolini, 2009, cit. in Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, “Quarto rapporto intermedio biennale sul volontariato”, p. 43].

La ricerca “La comunicazione al centro: un’indagine sulla rete dei Centri di Servizio per il Volontariato”

L’attività dei Centri di Servizio per il Volontariato, è stata recentemente oggetto di una interessante ricerca promossa da CSVnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato). Lo studio, dal titolo “La comunicazione al centro: un’indagine sulla rete dei Centri di Servizio per il Volontariato”, è stato svolto sotto il coordinamento della Professoressa Gaia Peruzzi, dell’Università la Sapienza di Roma e mira ad indagare le caratteristiche della comunicazione online dei CSV, sul presupposto dell’importanza, per queste istituzioni, di un utilizzo consapevole ed efficace delle risorse del web, nella prospettiva di rafforzare la loro capacità di agire nell’interesse delle organizzazioni di volontariato diffuse sul territorio.
Gaia Peruzzi sintetizza così il disegno della ricerca: «La comunicazione online dei Centri di Servizio per il Volontariato come porta, strategia di penetrazione delle dinamiche identitarie, organizzative, relazionali e promozionali dei Centri e del Coordinamento che essi costituiscono: questa è l’idea che sta alla base dell’indagine […], il sito, vetrina di presentazione di tutte le attività di un’organizzazione, è stato individuato come il luogo e insieme il canale che consente di approcciare, e che può restituire, una visione globale dell’identità di ciascun soggetto e, nel complesso, della rete». Le domande-guida dei ricercatori hanno riguardato le seguenti tematiche: l’immagine comunicata e i servizi erogati dai singoli Centri attraverso il sito; le reti tra i Centri, il coordinamento CSV-net e il territorio; i bisogni e le competenze di comunicazione dei centri di servizio; la comunicazione organizzativa; l’utilizzo dei social network e dei media digitali.
A tale fine, i ricercatori hanno proceduto al monitoraggio dei siti dei Centri di Servizio, alla somministrazione di un questionario sul lavoro quotidiano degli uffici dei CSV preposti alla comunicazione, e allo svolgimento successivo di interviste mirate a testimoni privilegiati del processo comunicativo.
Sulla base delle risultanze, i Centri di servizio si confermano istituzioni molto attive e gestite in modo professionale. Ciò ha favorito “un approdo” consapevole e competente alle tecnologie del web. I siti dei CSV sono ricchi di informazioni e vengono gestiti efficacemente da operatori frequentemente titolari di competenze specifiche nel campo della comunicazione. Emerge, tuttavia, una debolezza di fondo, che offre preziosi spunti di riflessione per il futuro della comunicazione dei Centri di Servizio: « […] I siti dei Centri di Servizio per il Volontariato parlano infatti più alla testa che al cuore dei propri pubblici: quanto sono diligenti nello specificare le leggi e i compiti cui sono deputati, tanto sono sbrigativi e formali nei riferimenti alle origini storiche e ai principi valoriali su cui si fondano il volontariato e la cittadinanza attiva. Sicuramente essi incarnano bene lo spirito di formalità indispensabile a garantire credibilità e autorevolezza alla propria mission; non riescono però a evitare del tutto quell’impressione di freddezza che è tipica delle organizzazioni burocratiche. Non è un caso che, fra tutti i servizi erogati, quelli che i nostri Centri evidentemente faticano a implementare sono l’uso dei social network e le pratiche di dialogo e di interattività con i cittadini: criticità, come è noto, diffuse nella comunicazione della pubblica amministrazione»

Riferimenti

La ricerca “La comunicazione al centro: un’indagine sulla rete dei Centri di Servizio per il Volontariato” 

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali,“Quarto rapporto intermedio biennale sul volontariato”, 2011

La legge 266 del 1991 

Il D.M. 8 ottobre 1997
 

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