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Il tema dell’orientamento scolastico è certamente centrale nel nostro Paese, dove 2.190.000 ragazzi sono NEET, cioè non studano, non lavorano e non si formano. È il dato più alto d’Europa. L’Italia è inoltre il terzo Paese al mondo con il più alto disallineamento tra scelte di studio dei giovani ed esigenze del mercato del lavoro, il cosiddetto «skillsmismatch». Lo dimostra il fatto che il 45% dei diplomati, potendo tornare indietro, compierebbe una scelta diversa e solo 4 studenti su 10, dichiarano di avere in mano strumenti adeguati per fare una scelta consapevole (Fonte: ISTAT, Il Sole 24 Ore, AlmaDiploma, Skuola.net).

Il programma Push to Open di Jointly (di cui vi abbiamo già parlato qui) è nato nel 2015 proprio con l’obiettivo di supportare i ragazzi nella scelta del proprio percorso formativo futuro e ha già coinvolto 15.000 tra genitori e ragazzi. A conferma del valore dell’iniziativa, con Push to Open Jointly si è aggiudicato, nell’ottobre dello scorso anno, il 1° premio della IV edizione del premio "AIF – Adriano Olivetti" per la categoria Etica & Responsabilità Sociale, iniziativa nata dalla volontà dell’Associazione Italiana Formatori (AIF) di diffondere le buone pratiche riguardanti percorsi innovativi di apprendimento e valorizzazione delle persone e di sviluppo delle organizzazioni

Il progetto è un’iniziativa di welfare aziendale dedicata ai collaboratori che sono genitori, ai quali vengono offerti una guida e degli strumenti per supportare efficacemente i figli nelle scelte e accompagnarli nel percorso di crescita, aiutandoli inoltre a potenziare le competenze trasversali, sempre più richieste nel mondo del lavoro e migliorandone così l’employability. Il progetto si è negli anni esteso coinvolgendo scuole e territorio in un’ottica multi-stakeholder.

E ora Push to Open si sta ulteriormente rafforzando.
 

Un programma in evoluzione

Dopo i risultati molto positivi del primo report d’impatto (Jointly ha voluto sottoporre il progetto ad una rendicontazione di impatto affidata alla società di consulenza BDO), e per dare seguito alla volontà di farsi portatori di innovazione continua e impatto, nel 2018 Jointly ha deciso di investire in una nuova iniziativa: Push to Open Junior. Questo amplia il perimetro dell’intervento del progetto, prima previsto per la fascia di età delle superiori, a genitori e ragazzi del II e III anno delle scuole medie, con un Programma di orientamento alla scelta delle scuole superiori creato ad hoc. Push to Open si è così trasformato da singolo progetto a filiera di interventi a sostegno del percorso di education-to-employement.

In questa evoluzione, è stata mantenuta l’essenza multi-stakeholder del progetto, confrontando e mettendo a fattor comune le risorse provenienti dalle aziende, dalla scuola, dalle istituzioni più autorevoli in materia e dalle famiglie.

I principali risultati emersi dal secondo report di misurazione d’impatto

Il nuovo report d’impatto del progetto, presentato qualche giorno fa a Milano, è stato arricchito da una prima analisi di monitoraggio dei risultati di Push to Open Junior e dall’introduzione di nuove analisi ex ante/ex post.

In quest’anno scolastico 2018-2019 infatti è stato somministrato un questionario a due categorie di stakeholder – studenti e genitori – in due momenti differenti. L’obiettivo era comprendere, dal un lato, quali fattori (ad es. background scolastico e professionale dei genitori e opportunità lavorative locali) influenzano la scelta dello studente e in che modo; dall’altro lato, se e come la partecipazione al Programma Push to Open abbia avuto un impatto concreto sulle scelte dello studente e sul genitore.

Quest’anno hanno partecipato al programma Push to Open diplomandi 6.500 ragazzi e famiglie, 35 scuole sono state “adottate” tramite l’iniziativa Adotta una classe e sono state coinvolte 40 aziende. Il programma Push to Junior, agli inizi, ha esordito con 440 famiglie coinvolte e 6 aziende.

Le iniziative di welfare a sostegno dei genitori di figli adolescenti proposte da Push to Open sono estremamente apprezzate dal 98% dei genitori partecipanti. La quasi totalità dei genitori dichiara di aver soddisfatto le proprie aspettative:

  • aver aiutato concretamente il proprio figlio a fare una scelta (95%);
  • aver sviluppato le proprie competenze di genitore (77%);
  • aver significativamente ridotto la preoccupazione e ansia per il futuro (50%).

Grazie a ciò, 4 genitori su 5 al termine del programma dichiarano che è migliorata la fiducia verso l’azienda per cui lavorano. A conti fatti, Push to Open si è quindi dimostrato anche un servizio di welfare aziendale in grado di creare un vero engagement nei dipendenti.

Al contempo, il 93% dei ragazzi partecipare al programma ha avuto un impatto concreto sulla scelta. Il programma ha soddisfato nel 98% dei casi le loro aspettative e ha avuto un triplice effetto:

  • renderli più consapevoli di sé: i ragazzi migliorano la propria autostima e si sentono più autonomi nella scelta;
  • dargli una maggior chiarezza sul contesto e sul mondo del lavoro;
  • renderli capaci di scegliere: acquisiscono strumenti e criteri per scegliere, imparano dove cercare e come decodificare le informazioni.

Interessante notare che i ragazzi partono abbastanza sfiduciati nei confronti del Sistema Paese: il 41% di loro pensa che il Paese non favorisca la possibilità di intraprendere il percorso desiderato. Dopo il programma 1 ragazzo su 3 dichiara di aver nettamente aumentato la fiducia verso il sistema e le possibilità offerte (i giovani che per sfiducia hanno lasciato il nostro Paese nel 2016 erano circa 50mila).

Le scuole che sono state adottate, nel 100% dei casi consigliano Push To Open. In particolare:

  • nel 70% dei casi ha aiutato gli insegnanti a migliorare la loro capacità di dialogo e supporto agli studenti in merito alle scelte da fare
  • nell’88% dichiarano che Push To Open è stato anche un programma di alternanza estremamente efficace, che ha avvicinato i ragazzi al mondo del lavoro

L’impatto sociale del welfare aziendale

Il report ha avuto la finalità di calcolare l’impatto sociale del welfare aziendale basato sui bisogni delle persone. Il comune denominatore dei questi progetti promossi da Jointly, costruiti insieme alle aziende e con il coinvolgimento attivo delle reti di servizi territoriali, è il metodo: partendo dall’analisi dei bisogni delle persone che lavorano in azienda, il provider progetta le soluzioni, le propone ai destinatari, ne raccoglie costantemente i feedback e ne misura scientificamente l’impatto in termini di valore sociale complessivamente generato.

Come ha affermato Francesca Rizzi, CEO e fondatrice di Jointly, gli incentivi fiscali previsti dall’attuale normativa non devono essere il fine, ma il mezzo attraverso cui finanziare iniziative virtuose. I risultati emersi da questo report dimostrano che il welfare aziendale, quando è fortemente ispirato dal desiderio di dare risposte a bisogni reali dei dipendenti, diventa una leva potentissima per far crescere l’engagement delle persone che lavorano in azienda ed innescare circoli virtuosi tra azienda, collaboratori, famiglie dei collaboratori e territorio circostante.

Riferimenti

Il secondo report di Push to Open