PRIVATI / Aziende
E' qui Push to open?
Jointly attraverso il web mette in contatto aziende che vogliono condividere i servizi di welfare. Un esempio di sharing anche in campo sociale
09 novembre 2015

Il restringimento dello stato sociale e la proliferazione del secondo welfare si stanno trasformando in un’occasione per creare occupazione nel terziario all’insegna della sharing economy. Prendi l’esempio di Jointly, una start-up dell’innovazione sociale che ha avuto un’idea brillante: mettere in contatto le aziende che vogliono condividere i servizi di welfare. Una sorta di bacheca virtuale dove la domanda e l’offerta dei servizi di welfare delle aziende si incontrano, ma anche dove nascono nuovi progetti, si costruiscono reti. Insomma si uniscono le forze. Dopo la sharing economy è la volta dello “sharing welfare”?

Forse. L’esempio dei micro-nidi aziendali: “Alcune aziende sono troppo piccole per poterne costruire uno con le loro forze – spiega Francesca Rizzi, ceo di Jointly – poi magari ce ne sono altre che ce lo hanno già ma non lo utilizzano più, perché nel frattempo i dipendenti sono invecchiati”. Che fare? L’idea è semplice: far in modo che l’azienda grande lo metta a disposizione dell’azienda piccola, troppo piccola per poterselo permettere. Ma non solo: la piattaforma serve anche per raccogliere le esigenze delle aziende e “progettare assieme a loro delle soluzioni”, precisa Francesca Rizzi. “Le aziende entrano nella rete, condividono i loro servizi o ne progettano di nuovi – spiega – se un servizio deve essere creato ex novo andiamo a cercare i fornitori più competenti sul territorio”.

In altri casi invece è la stessa Jointly a fare da provider. E’ il caso di Push to Open, un progetto in procinto di partire e “condiviso” da dieci aziende, tra cui Unipol, Sace, Sea e le società assicurative del gruppo Crédit Agricole. Il servizio si pone come obiettivo l’avvicinamento al lavoro per i figli dei dipendenti iscritti al 4° o 5° anno delle scuole superiori tramite cinque webcast interattivi e un workshop in azienda. I cinque incontri virtuali daranno l’opportunità ai ragazzi di interagire con esperti e testimonial che offriranno le proprie storie lavorative come spunto di riflessione.

“L’idea nasce per avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro – spiega Francesca – il punto non è tanto orientali quanto dare loro gli strumenti per scegliere se entrare subito nel mercato del lavoro, aprire una start-up, continuare a studiare”. Quanto alla scelta del digitale, “nasce per venire incontro alle esigenze delle aziende, che sono sparse su tutto il territorio italiano, oltre che per coinvolgere i nativi digitali”, aggiunge Francesca.

Push to Open non è il solo progetto in cantiere per questa piccola start-up che in poco meno di un anno si è già guadagnata una rete di 20 aziende per un totale di 180mila dipendenti coinvolti. “Stiamo lavorando insieme alle aziende della rete su due progetti – precisa Francesca – il primo sul tema del counseling psicologico per dipendenti in situazioni di disagio, il secondo sul sostegno ai “care giver” di persone non autosufficienti, per poterli orientare nella scelta dei servizi alla persona più idonei alla loro situazione”.


Questo articolo è stato
pubblicato anche sulla Nuvola del Lavoro del 9 novembre

 


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