PRIMO WELFARE /
Welfare non «per» i poveri ma «dei» e «con» i poveri
Claudio Calvaruso, Avvenire, 6 dicembre 2016
07 dicembre 2016

«Finché vi mantenete nella casella delle politiche sociali, finché non mettete in discussione la politica economica o la Politica, "con la maiuscola", vi si tollera. Quell’idea delle politiche sociali concepite come delle politiche verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli, mi sembra a volte una specie di carro mascherato per contenere gli scarti del sistema». Queste sono le parole di Papa Francesco ha pronunciato al termine del terzo incontro con i movimenti popolari.

Se c’è esclusione sociale, infatti, vuol dire che esiste un soggetto che esclude, che scarta, e ciò non ha nulla di fatalistico o di necessario. Tutt’altro. Da qui deriva la necessità di un cambio di passo. E di riconsiderare un modello ormai superato del welfare state, quello che è stato per decenni punto di riferimento obbligato e la cui inadeguatezza, oggi, deriva non tanto dalla scarsità delle risorse quanto piuttosto dalla discrasia che si va man mano accentuando tra qualità dei nuovi bisogni sociali e risposte delle istituzioni.

Se infatti il welfare è in grado di rispondere ai bisogni materiali e istituzionali che hanno come bene-risposta i beni materiali e quelli che le istituzioni sono in grado di produrre (scuola, sanità servizi sociali); questo modello non è assolutamente in grado di rispondere ai bisogni di relazione che riguardano le domande di solidarietà, di condivisione, di affettività e di dignità che oggi attraversano in prevalenza le fasce dei deboli e degli esclusi.


Welfare non «per» i poveri ma «dei» e «con» i poveri
Claudio Calvaruso, Avvenire, 6 dicembre 2016