PRIMO WELFARE / Lavoro
Che lavoro fare nella vita? Quattro consigli (veri) per scegliere una professione
I punti cardinali di John Stuart Mill: una bussola vecchia di due secoli valida anche per la Generazione Z
12 aprile 2019

Pensavo che quella dei millennials sarebbe stata l’ultima generazione di giovani a cui avrei insegnato e dato consigli. Ora apprendo che alcuni dei ventenni che si rivolgono a me sono “genzeri”. Appartengono cioè alla Generazione Z, il nome affibbiato ai nati dopo il 1997 dal sempre fantasioso dibattito americano. Ormai il ritmo del cambiamento tecno-culturale è così intenso che occorre cambiare etichetta più o meno ogni dieci anni. Per me – nella mia veste di consigliere (pardòn, advisor) – non cambia molto. Quando m’imbatto in un giovane motivato, con una mente brillante, gli propongo una bussola orientativa vecchia di due secoli, ma sempre attuale: quella di John Stuart Mill, un grande pensatore liberale del XIX secolo.  Come in tutte le bussole, anche quella di Mill ha quattro punti cardinali, che ciascun giovane (e non solo) dovrebbe considerare e calibrare al fine di realizzare al meglio il proprio progetto di lavoro e di vita.


Osservare

Primo punto: imparare ad osservare. Sembra ovvio e banale, ma non lo è. I giovani guardano e si guardano continuamente. Soprattutto su internet e sui social. Ma “osservare” è un’altra cosa. Richiede metodo, strumenti appropriati, curiosità e attenzione. E, soprattutto, comporta il con-servare le cose rilevanti che si sono viste. Quando si finisce la scuola e soprattutto l’università, bisogna fare gli “osservatori”, drizzare le antenne per intercettare le opportunità e prima ancora le fonti di informazione. Molti miei studenti hanno seguito dei corsi sull’integrazione europea. Ma pochi di loro con-servano il suggerimento di consultare regolarmente il portale europeo EURES, la piattaforma più ampia di informazioni e servizi per trovare lavoro nei paesi Ue.


Ragionare

Secondo punto: ragionare e fare previsioni. In Toscana il primo termine è ancora oggi sinonimo di parlare, conversare (come in Dante). Nella bussola di Mill, vuol dire invece saper condurre un discorso secondo logica, trattare e discutere di un tema in modo razionale. Il primo passo che compio quando dò consigli agli studenti è proprio “farli ragionare” su di sé: sui propri obiettivi, le proprie competenze e gusti. Qualche tempo fa, dopo mezz’ora di colloquio “ragionante”, uno studente che cercava lavoro nella consulenza ha finalmente riconosciuto che la sua grande passione era l’enogastronomia. A quel punto abbiamo iniziato a “osservare” su internet i possibili percorsi di formazione post-laurea. Lo studente ha scoperto l’esistenza di un nuovo Master della RCS Academy in “food and beverages”, a Milano, la città in cui vuole restare per motivi personali. Ragionamento + previsione = l’inizio del percorso di vita più in linea con aspirazioni lavorative e personali.


Obiettivo

Terzo punto: attivarsi per raggiungere l’obiettivo. Dunque: mettersi all’opera, darsi da fare. In maniera non dispersiva ma finalizzata. Millennials e genzeri hanno a disposizione una risorsa che poi nella vita diventa sempre più scarsa: il tempo. Come dice il proverbio? Chi ha tempo non aspetti tempo. Io capisco subito se un giovane è intraprendente. Glielo leggo negli occhi quando – osservando e ragionando – individua un’opportunità. Si mette in gioco, non sta più nella pelle. Se l’opportunità è immediata, sa coglierla. Se non lo è (magari bisogna aspettare l’apertura di una selezione), programma una serie di passi che prevedibilmente lo aiuteranno ad arrivare la meta. Soprattutto cerca “esperienze. Quando gli studenti di Harvard lavorano alle casse dei supermercati non racimolano solo qualche dollaro, ma acquisiscono anche competenze pratiche.


La fermezza

Il quarto punto cardinale è la fermezza, unita alla capacità di discriminazione. Una volta presa una decisione (essendone convinti, è ovvio), bisogna tener saldo il timone. Il dubbio è una potentissima arma filosofica, ma nella pratica può diventare paralizzante. Hai accettato uno stage? Un contratto in prova? Dacci dentro e tieni duro. Le prime impressioni non sono mai una buona guida quando si è alla prima esperienza. Il mondo del lavoro non è come la scuola né come l’università. Non ci si può aspettare dai colleghi o dalla superiore la stessa comprensione ed empatia che trovi negli amici o nella mamma. Osserva, ragiona, attivati e aspetta almeno un po’ prima di “discriminare”. Ossia separare le cose positive e quelle negative, per decidere se si è fatta la scelta giusta. Millennials e genzeri sono i giovani più istruiti di tutta la storia umana. Sono anche i più interconnessi e «virtualizzati», cosmopoliti e «globalizzati ». C’è però il rischio della fuga in avanti: diventare un mago di videogiochi o di app, senza aver prima consolidato competenze linguistiche e di calcolo basilari. Prima ancora del saper “ragionare” occorre infatti saper parlare e scrivere in modo chiaro e appropriato. Negli Stati Uniti d’America, per accedere ad alcune posizioni lavorative bisogna dimostrare di saper fare un riassunto, consultare bene gli orari ferroviari a stampa degli anni Sessanta, eseguire a mano una divisione aritmetica. In genere, la metà dei candidati non riesce a superare la prova e dunque non viene neppure ammesso al colloquio.

 

Questo contributo è stato pubblicato su L'Economia del Corriere il 7 aprile 2019, ed è stato qui riprodotto previo consenso dell'autore

 


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