Un fondo UE contro la disoccupazione giovanile
Negli ultimi mesi Peter Hartz, l’ex dirigente della Volkswagen che ispirò le riforme del mercato del lavoro tedesche adottate fra il 2003 e il 2005, ha espresso valutazioni critiche circa il miracolo occupazionale della Germania e si è detto addirittura «indignato» di come l’Unione europea (non) stia reagendo al dramma della disoccupazione giovanile. Ora Hartz sta avanzando una proposta molto interessante per affrontare il problema: l’istituzione di una sorta di servizio «comune» per l’impiego, volto a promuovere la mobilità transfrontaliera dei giovani.
 
Aumentare l’occupazione femminile non basta. Bisogna migliorarne le condizioni
I numeri sono noti: se il paese riuscisse a centrare gli obiettivi di Lisbona con un’occupazione femminile al 60%, il Pil aumenterebbe di 7 punti percentuali. Se ciò è certamente corretto, resta però necessario interrogarsi sulla “qualità” di quell’occupazione femminile che si vuole aumentare. Non basta creare lavoro dunque ma occorre offrire pari opportunità nella scelta dei percorsi lavorativi e uguaglianza nella retribuzione tra uomini e donne, nonché un costante impegno sul fronte culturale nella decostruzione dei ruoli tradizionali di genere.
 
Le buone regole per favorire le assunzioni
Si fa sempre più acceso il dibattito sulla riforma del lavoro, in particolare sull’articolo 18. In attesa di valutazioni circostanziate della riforma Fornero, il governo può però fare molte altre cose in tema di relazioni contrattuali, in primis la semplificazione del codice del lavoro e la sperimentazione di nuove forme di assunzione a tempo indeterminato ispirate alle pratiche virtuose di altri Paesi e rispettose delle norme protettive previste dalla Ue.
 
Il gambero delle pensioni
Il decreto 90 sulla pubblica amministrazione è in fase di conversione in Parlamento. Maurizio Ferrera riflette sui possibili esiti di questa misura, l’ennesima sul fronte pensionistico, fronte dove spesso si opera con le modalità del gambero, cioè tornando indietro rispetto al punto in cui si è oggi. Se determinati aggiustamenti sono necessari al fine di correggere esiti sottovalutati, l’assenza di una giusta base tecnica rischia infatti di compromettere efficacia finanziaria ed equità distributiva.
 
Sanità lombarda: le prospettive innovative del secondo welfare
La Regione Lombardia ha scelto di mettere mano al proprio sistema sanitario: il primo passo è stata la pubblicazione del Libro Bianco sullo sviluppo del sistema sociosanitario in Lombardia, dove sono contenute le principali direttrici verso cui si orienterà la riforma. Salvatore Carubba, Presidente del Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi, analizza i risultati ottenuti dal sistema sanitario regionale negli ultimi anni, sottolineando la positività della strada intrapresa: espressione di sussidiarietà che ha offerto, offre (e si spera offrirà) prospettive interessanti per lo sviluppo del secondo welfare.
 
Sul lavoro non serve promettere la luna
Ora che Matteo Renzi siede nella stanza dei bottoni, il tempo degli annunci a effetto e dei richiami a Obama è definitivamente scaduto. Cosa c'è nel famoso Jobs Act? Che cosa si propone di fare il nuovo governo in tema di lavoro? A questo punto l'opinione pubblica ha il diritto di sapere: di leggere e valutare proposte concrete, con tanto di costi, tempi, obiettivi misurabili. Nell'impaziente attesa, è opportuno fermare qualche paletto sulle cose minime da fare.
 
La dittatura dei mandarini
In attesa di sapere cosa conterrà il famoso Jobs Act, in materia di occupazione imperversano le brutte abitudini: leggine, rinvii, catene interminabili di provvedimenti attuativi. Pochi giorni fa, ad esempio, è entrato in vigore un decreto ministeriale che definisce gli stanziamenti per gli sgravi contributivi «sperimentali» introdotti per il 2010. Più di tre anni fa. Nell’era della globalizzazione i mandarini della burocrazia costruiscono ancora labirinti di norme che ingabbiano lavoratori e imprese.
 
Italia: sei milioni senza lavoro
Pochi giorni fa l’Eurostat ha pubblicato nuovi dati relativi alla situazione occupazionale nei 28 Paesi dell’Unione. In base a queste rilevazioni il tasso di disoccupazione nel nostro Paese supererebbe di un punto abbondante la media UE, e già questo basterebbe per non stare tranquilli, ma i dati che fanno veramente tremare i polsi sono quelli relativi alla fascia di popolazione che, pur desiderando di lavorare, non possiede né è in cerca di un impiego.
 
Il welfare sprecato dalla burocrazia e il lavoro che non c'è
Dal 2008 a oggi risultano oltre due milioni e mezzo i lavoratori in forte difficoltà occupazionale nel nostro Paese. Molte di queste persone (e dunque le loro famiglie) non ricevono alcuna forma di aiuto. Le stime non sono facili, ma si situano nell’ordine di alcune centinaia di migliaia: la copertura dei nostri ammortizzatori sociali è fra le più basse in Europa. Come possiamo uscire da questa emergenza economica e sociale? Nell'immediato si potrebbero realizzare tante piccole cose concrete, ma per cambiare davvero serve una strategia che guardi lontano.
 
Una nuova agenda D
Alti tassi di inattività, bassa fertilità, povertà fra i minori ai massimi della classifica europea: questo circolo vizioso affligge da almeno due decenni il nostro Paese. Si tratta di una vera e propria trappola dalla quale è urgente uscire per imboccare il cammino di una crescita non solo women-friendly, favorevole alle donne, ma anche capace di valorizzare e far leva su competenze e talenti oggi trascurati e discriminati. In Italia, infatti, non è ancora stata vinta la battaglia della persuasione sul Fattore D (il lavoro femminile e il suo potenziale di crescita) nei confronti dell’opinione pubblica e di tutti i policy maker, compresi quelli più distratti e lontani dal tema. Cosa è possibile fare in questo senso?
 
La larga intesa tedesca per le donne. Un esempio che è possibile seguire
Il posto garantito al nido è da tempo una realtà nell’area nordica. La Germania è il primo Paese continentale ad approdare a questa meta, a partire dal primo agosto 2013. Si tratta di un encomiabile successo di Ursula Von der Leyden, ministra del Lavoro (Cdu) del governo Merkel. Ma il successo è stato possibile grazie a una felice combinazione di condizioni, sulle quali è opportuno riflettere.
 
Flessibilità nei contratti, ma garanzia ai giovani
Sappiamo che l’Italia dà il meglio di sé in prossimità di importanti scadenze: Expo 2015 è senz’altro una di queste. Si tratta di un evento che ci esporrà alla ribalta internazionale e che può diventare un vero e proprio volano di crescita. E’ dunque urgente creare le condizioni per sfruttare questa opportunità, soprattutto sul fronte dell’occupazione: la scadenza può essere occasione per affrontare congiuntamente tutte le sfide che contraddistinguono il nostro mercato del lavoro.
 
Lezione tedesca sull'apprendistato
Nella sua intervista al Corriere della Sera Ursula Von Der Leyen, ministro del Lavoro tedesco, ha chiarito la posizione della Germani sul tema dell'occupazione giovanile: la via maestra deve essere l'apprendistato, fiancheggiato da efficaci servizi per l'impiego. Tuttavia, contrariamente ai Paesi germanici e scandinavi, l'Italia non ha una consolidata tradizione formativa e il nostro sistema educativo è debolissimo per quel che riguarda i percorsi misti scuola-azienda. Quali misure occorrerà dunque sviluppare per avvicinarci al modello tedesco?
 
Una generazione da non perdere
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano intervistato da Clemente Mimun, direttore del Tg5, ha espresso tutta la sua preoccupazione per il sistema occupazionale italiano. Napolitano ha sottolineato l'assoluta necessità di tornare a investire sui giovani, garantendo loro le possibilità di accedere al mondo del lavoro. Maurizio Ferrera, a partire dalla parole del Presidente, ha analizzato le prospettive lavorative dei giovani italiani, proponendo alcune soluzioni per uscire da questa situazione drammatica.
 
Donne e giovani, i rischi del nuovo welfare
Un programma per la crescita che possa sostenere giovani e donne, le categorie che finora hanno avuto meno diritti e prospettive di avanzamento sociale. E' questo l'obiettivo del governo Letta, che sta mettendo a punto importanti misure che possano favorirne il raggiungimento in tempi brevi. Tuttavia, sulla strada del nuovo esecutivo non mancano diversi ostacoli con cui occorrerà fare i conti: tempistiche, risorse e, soprattutto, i vincoli imposti dall'Unione Europea.
 
Aiuti alle famiglie e contratto con l'Ue. Le priorità del nuovo governo
Quali sono le priorità che il nuovo governo dovrà affrontare? Contrastare la povertà delle famiglie attraverso un sistema di trasferimenti più efficace, ma anche servizi che possano favorire un'"inclusione attiva". Cercando, al contempo, un «accordo contrattuale» con Bruxelles che consenta di allentare i vincoli sul deficit e/o di ricevere maggiori risorse dal bilancio Ue. L'opinione di Maurizio Ferrera.
 
Riformare l’Isee per un welfare più equo ed efficace
E’ urgente l’approvazione della riforma dell’Indicatore della situazione economica del nucleo familiare (Isee), che consentirebbe allo Stato di risparmiare almeno 10 miliardi di euro l’anno combattendo sprechi ed evasione e potendo così finanziare un nuovo welfare più equo ed efficace.
 
Più liberi e più uguali con il neowelfare
In gran parte d’Europa sui temi del welfare va formandosi un nuovo consenso “post-neoliberista”, nel quale si intrecciano, in versione aggiornata, elementi classici delle tradizioni liberal-democratica, social-democratica e in parte cristiamo-popolare. Maurizio Ferrera ha identificato questa emergente sintesi ideologica col termine neowelfarismo liberale.
 

 
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