L'avventura di un mestiere
Secondo un’indagine di Intesa Sanpaolo sui distretti industriali italiani, antichi mestieri o professioni che richiedono manualità sono richiesti e non trovati da 6 aziende su 10 nei settori calzaturiero-pelletteria e meccanica e da 7 su 10 nei settori casa e moda. Sarti, magliai, rimagliatori, modellisti, operai capaci di fare rifinizioni a mano, fresatori e montatori di scarpe, allestitori, operatori del legno. Ma anche disegnatori tecnici e conduttori di macchine utensili. Secondo l’indagine della Fondazione Obiettivo lavoro le offerte di lavoro sono tante e in costante crescita, ma mancano le professionalità.
 
Anche in Italia arriverà il salario minimo
La decisione è presa: il salario minimo arriverà anche in Italia. Il nostro Paese si allineerà a quel "club" di Paesi avanzati che hanno stabilito asticelle minime sotto le quali, per legge, non si potrà più scendere per il pagamento di determinate prestazioni lavorative. Il governo per ora sarebbe orientato ad introdurre la misura solo nei settori che non sono già regolamentati da un contratto nazionale e, come da principio fissato nelle legge delega, ad applicarla transitoriamente anche ai contratti di collaborazione, in attesa del loro superamento. | Lorenzo Salvia, Corriere della Sera, 11 marzo 2015
 
Generazione Z: come saranno i nati negli anni 2000 dentro (e fuori) l'ufficio
Drogati di tecnologia, avranno maggiori difficoltà a concentrarsi sul lavoro. Saranno così, in ufficio, i futuri lavoratori della “generazione Z”, i nati negli anni 2000. O almeno così li descrivono osservatori e consulenti del lavoro inglesi, che hanno provato a tracciarne in anticipo un profilo professionale, da confrontare con le caratteristiche di chi oggi ha superato i 24 anni ed è già sul mercato del lavoro. | Silvia De Santis, Huffington Post, 8 marzo 2015
 
Decalogo del lavoro virtuale: consigli per chi non sta fisicamente in ufficio
Grazie alla tecnologia sempre più persone nel mondo lavorano a distanza, svolgendo di fatto quello che normalmente viene indicato come smart working. Per fronteggiare adeguatamente questa nuova tendenza Kelly Services Italia, agenzia per il lavoro, ha stilato una lista di consigli per chi deve sostenere colloqui da remoto e per chi lavora già con questa modalità. «Alcuni ruoli sono virtuali per loro stessa natura -recita il decalogo di Kelly Services- e tutto può cominciare da un colloquio di lavoro via Skype o in teleconferenza». | La Stampa, 9 marzo 2015
 
Conciliazione lavoro e famiglia: avanti a piccoli passi
Uno dei decreti attuativi del Jobs act contiene varie misure per la tutela della maternità e per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro. Ma il vero banco di prova per capire quanto il governo intenda investire sul lavoro delle donne saranno i decreti sugli incentivi fiscali.
 
Dalle quote allo smart-working Ecco perché la parità dei diritti stimola la crescita economica
Le donne hanno da anni superato gli uomini nei livelli di istruzione e il lavoro femminile è riconosciuto come il principale motore di crescita dell’economia mondiale degli ultimi decenni. Il nostro basso tasso di occupazione femminile può quindi essere letto anche come un’opportunità, che l’Italia deve sfruttare per far crescere il Paese. Tuttavia come è possibile trasformare questa opportunità in risultato? | Paola Profeta, La 27ª Ora, 5 marzo 2015
 
Lo smartworking piace solo al 7% degli italiani. Sarà vero?
Solo il 7% degli italiani crede che lo smart working possa portare benefici alla propria occupazione. È quanto da una recente ricerca condotta da Citrix, società che si occupa di lavoro in mobilità e offre servizi cloud alle aziende, su un campione di 1200 italiani tra i 25 e i 54 anni, che per lavorare si connettono a internet. In attesa della pubblicazione integrale dello studio, che dovrebbe avvenire a marzo, Antonio Sgobba di Wired ha intervistato Benjamin Jolivet, country manager di Citrix Italia, nel corso della Social Media Week di Milano. A lui è stato chiesto di analizzare le tendenze indicate dai primi dati resi disponibili. | Antonio Sgobba, Wired, 24 febbraio 2015
 
Jobs act: il governo non dimentichi il decreto sulla conciliazione
I temi che riguardano la conciliazione famiglia-lavoro la fanno spesso da Cenerentola. Ora in realtà al Ministero del Lavoro qualcosa si sta muovendo, e proprio col Jobs Act potrebbe aprirsi una finestra di opportunità per recuperare il terreno perso in questi anni di crisi sui temi del work life balance. | Rita Querzè, La 27ª Ora, 16 febbraio 2015
 
#Diamociunamano: da febbraio i cassintegrati possono fare i volontari
Cinque milioni di giornate di volontariato in due anni. Da febbraio chi è in cassa integrazione o usufruisce di una misura di sostegno al reddito potrà decidere di fare il volontario per aiutare cittadini e compaesani. Una sorta di servizio civile senza età per chi ha perso il lavoro o non riesce a trovarlo, e l’assicurazione la paga lo Stato. Le competenze acquisite verranno certificate e potranno così essere sfruttate per cercare un altro lavoro. | Lidia Baratta, Linkiesta, 2 febbraio 2015
 
Ue: quali programmi su lavoro e politiche sociali?
Lo scorso novembre si è ufficialmente insediata la nuova Commissione Europea. Quali sono i programmi che la commissione di Juncker ha in serbo per i prossimi 5 anni in materia di occupazione e affari sociali? Quali obiettivi si è prefissata e quali strumenti si intendono impiegare per il loro perseguimento?
 
Carcere, coop “fuori” dalle mense. Il terzo settore sostiene il lavoro dei detenuti
Da pochi giorni il servizio mensa di molte carceri di nuovo in gestione all’amministrazione penitenziaria dopo una sperimentazione di successo durata oltre un decennio. Ora le cooperative saranno costrette a licenziare, a meno che non si possa raggiungere un accordo con Santi Consolo, nuovo capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), che ha convocato le coop in un incontro che si terrà il prossimo 21 gennaio. | Eugenio Terrani, Corriere Sociale, 17 gennaio 2015
 
Via il lavoro dal carcere? Un errore che aumenterà la recidiva
“La riconciliazione tra chi ha commesso un crimine e la società è il terreno su cui occorre costruire, mettendo da parte obiezioni che nascono da una gestione meramente burocratica delle carceri”. Lo dice al Sussidiario Luciano Violante, ex presidente della Camera dei deputati ed ex presidente della Commissione Nazionale Antimafia, a proposito del recente caso relativo al lavoro nelle carceri.
 
Ammortizzatori sociali generosi e un mercato del lavoro forte possono coesistere
Welfare benefits generosi e tasse alte incidono negativamente sui livelli di occupazione: un presupposto che trova applicazione, almeno in parte, nelle riforme avviate in diversi paesi europei, tra cui l’Italia. Allo stesso tempo però negli Usa si discute del contrario, cioè di come un sistema più generoso di ammortizzatori (in particolare sul piano delle politiche familiari), potrebbe invece favorire l’occupazione. Alcuni dei più alti tassi di occupazione a livello globale si trovano infatti in Paesi con le imposte più alte e i modelli di welfare più generosi – nello specifico i paesi scandinavi -, mentre al contrario Paesi come gli Stati Uniti, con imposte inferiori e reti di welfare circoscritte, attualmente presentano tassi di occupazione relativamente inferiori. Un risultato che – con le dovute contestualizzazioni, evitando semplicismi – mostrerebbe una correlazione positiva tra gli investimenti in welfare e la percentuale di occupati e induce a pensare a nuove combinazioni tra imposte e spesa pubblica diretta come leva per l’occupazione. Questo perché quando l’obiettivo è aumentare l’occupazione, ciò che conta in materia di welfare è soprattutto “come” si spende, più che “quanto” si spende.
 
Italia Lavoro, dai white jobs 2.5 milioni di occupati
Sono 2,5 milioni gli occupati, in Italia, nei cosiddetti white jobs, ovvero lavori nei servizi sanitari, sociali e di cura volti a garantire la salute e il benessere delle persone. Un settore che, nel 2020, potrebbe arrivare a circa 3 milioni di persone e che attualmente produce circa 98 miliardi di valore aggiunto, pari al 7% del prodotto complessivo del Paese. E' quanto emerge dal Rapporto di Italia Lavoro sui White Jobs, presentato oggi a Roma. | Adnkronos, 19 novembre 2014
 
Poletti: “Sono solo scioperi politici. Il Jobs Act per me non si cambia”
Su La Stampa Alessandro Barbera intervista il Ministro del Lavoro e del Welfare Giuliano Poletti, affrontando in particolare il tema del Jobs Act e le relative tensioni emerse nelle ultime settimane. | Alessandro Barbera, La Stampa, 4 novembre 2014
 
Minori indennità, più certezza di giudizio: sì al Jobs act alla tedesca
Michele Salvati e Marco Leonardi riflettono sulle prospettive del Jobs Act, che dovrebbe iniziare il suo iter alla Commissione Lavoro del Senato proprio in questi giorni. Al centro del dibattitto mediatico c'è, come sempre, l'articolo 18 che, tuttavia, risulta essere in linea con il modello tedesco a cui vorrebbe ispirarsi la riforma. Dove quindi ha più senso agire per ridare ossigeno al nostro mondo del lavoro? | Michele Salvati e Marco Leonardi, Corriere della Sera, 7 settembre 2014
 
Modello spagnolo o modello tedesco: qual è il migliore?
Realizzata la prima parte con il decreto Poletti, ora il resto del Jobs Act è in discussione in Commissione al Senato. Cosa conterrà il pacchetto? Nella sua intervista al Sole 24 Ore, Renzi ha detto che sul lavoro il modello di riferimento sarà quello tedesco e non quello spagnolo. Linkiesta ha cercato di capire meglio le peculiarità dei due sistemi, le potenzialità e i punti di deboli. | Linkiesta, 3 settembre 2014
 
Donne e lavoro: se la crisi rende schiave del part time
Pur di tenersi il lavoro, dall’inizio della crisi a oggi, le italiane si sono adattate a qualunque tipo di flessibilità. Avete presente il tanto agognato part time? Bene, oggi le donne sono diventate schiave del tempo parziale. In moltissimi casi non è più una scelta ma un obbligo. Perché la vera ambizione sarebbe lavorare a tempo pieno, se non altro per far quadrare meglio i conti della famiglia.| Rita Querzè, La 27esima Ora, 7 luglio 2014
 
Una politica per welfare e occupazione, la Carta va cambiata
Cambiare. Il titolo V della Costituzione. Anche per ciò che concerne il lavoro. E' questa la parola d'ordine dell’ottavo Congresso Nazionale dei Consulenti del Lavoro di Fiuggi, durante il quale verrà presentata la proposta di riforma dell’art. 117 della Costituzione. Secondo la Categoria, infatti, è urgente e doverosa una revisione del titolo V che dopo la riforma del 2001 ha creato numerosi problemi. Solo così sarà possibile restituire efficienza allo Stato e garantire costi minimi ai cittadini. | Isidoro Trovato, Corriere della Sera, 25 giugno 2014
 
Sabbadini: "Donne lavoratrici e pilastro del welfare, ma pagano un caro prezzo"
Linda Laura Sabbadini, alla guida del dipartimento Statistiche sociali, snocciola cifre e letture dei dati in un'ottica di genere. Il gap occupazionale con gli uomini, la necessità di scardinare il 'breadwinner' e la rigidità dei ruoli, la necessità di rifondare il welfare italiano sono al centro della sua visione. Con un plauso alle quote: "Utili a rompere il monopolio maschile".
 

 
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