IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA /
L'accoglienza è un mestiere
Nonostante la propaganda governativa il taglio ai famosi 35 euro favorisce solo chi specula sull’immigrazione, mentre mortifica la professionalità degli operatori e la qualità dei percorsi
21 febbraio 2019

In Migrazione è una Società Cooperativa Sociale nata nel 2015 dalla volontà di persone impegnate nella ricerca, nell’accoglienza e nel sostegno agli stranieri in Italia, come si legge sul sito della cooperativa. Di recente In Migrazione ha pubblicato un documento di analisi del nuovo schema di capitolato per la gestione dei Centri di Accoglienza Straordinaria per Richiedenti Protezione Internazionale, i cosidetti CAS che negli anni passati hanno ospitato più del 90% delle persone inserite nel sistema. Lo schema di capitolato coerentemente con la Legge di Bilancio 2019, come già commentato in un precedente articolo, prevede pesanti tagli economici al sistema di accoglienza.

L’analisi di In Migrazione lancia l’allarme sullo schema di capitolato che prevede tagli pesanti agli importi a base d’asta fissati per i bandi di gara, stimati in pro die pro capite: fondi per persona accolta al giorno. Secondo In Migrazione chi sarà maggiormente penalizzato saranno le cooperative e le associazioni che propongono forme di accoglienza diffusa, ovvero l’accoglienza in piccoli appartamenti e unità immobiliari rivolta a piccoli numeri di persone. Queste forme virtuose negli anni passati non hanno riguardato soltanto il sistema dello SPRAR ma anche molti CAS gestiti con maggiore attenzione alla qualità dei percorsi di integrazione.

La riduzione per i piccoli centri da 35 a 21,35 euro per ogni persona accolta al giorno renderà questa forma di accoglienza diffusa assolutamente insostenibile. Per i centri di accoglienza collettiva ci sarà una riduzione da 35 a 26,35 euro (sino a 50 utenti accolti) e a 25,25 euro (da 51 a 300 richiedenti asilo accolti). Come si legge nel documento: “L’entità dei tagli (pesanti) ai piccoli centri è praticamente uguale a quella prevista per le grandi strutture”.

È chiaro che più un centro è grande maggiori sono i margini per fare economie di scala. I piccoli centri, le sistemazioni in appartamenti per piccoli numeri, meno impattanti sul territorio e più funzionali all’integrazione, non potendo fare economia di scala rischiano dunque di scomparire a fronte di tagli così pesanti.

Ho chiesto a Simone Andreotti, Presidente della Cooperativa In Migrazione, un commento rispetto al quadro tratteggiato nel documento:

L’effetto combinato tra i tagli e il Decreto Sicurezza che introduce permessi di soggiorno di un anno, dunque più brevi, produrrà una maggiore pressione sulla macchina organizzativa, sulla filiera della domanda di asilo, mai potenziata. Dunque il problema è che i migranti sosteranno nella prima accoglienza, dunque nei CAS, molti mesi senza più poter usufruire di nessun percorso di integrazione. Quindi questo significa che la seconda accoglienza, una volta accettata la domanda, si ritroverà a fronteggiare situazioni sempre più problematiche, perché nel frattempo non si è intervenuti e le situazioni di vulnerabilità potranno essersi aggravate, un ritorno indietro. Mentre nel sistema di accoglienza di questi ultimi anni la seconda accoglienza portava a compimento percorsi già avviati durante la prima fase, ora dovrà ricominciare tutto da zero…”.

Ma facciamo un passo indietro. Nel Rapporto “Straordinaria accoglienza” In Migrazione ha messo in evidenza alcune delle esperienze più virtuose realizzate negli ultimi anni, analizzando i bandi di gara lanciati dalle prefetture. Quattro sono i punti qualificanti di un bando per la gestione della prima accoglienza individuati dal Rapporto: la presenza di incentivi all’apertura di centri di piccole dimensioni; la quantità e la qualità dei percorsi di integrazione; la professionalità, la formazione ed l’esperienza del personale; la valutazione della proposta complessiva e metodologica. Analizzando tutti i bandi pubblicati rispetto al periodo della ricerca (maggio-giugno 2018), il Rapporto “Straordinaria accoglienza” individua alcuni casi tra i più virtuosi in Italia: Rieti, Ravenna e Siena. La prefettura di Rieti, per limitarci al primo posto, ha emesso un bando vietando esplicitamente CAS con più di 30 ospiti, ha valorizzato la necessità di avere un personale altamente qualificato, e ha richiesto una descrizione accurata degli aspetti organizzativi e metodologici. Questi esempi virtuosi - si legge nel Rapporto - dovrebbero essere lo spunto per il Ministero dell’Interno per uniformare e migliorare le gare d’appalto in tutto il Paese.

Nel 2018 sono stati spesi complessivamente 2 miliardi di euro per la gestione dei CAS; una cifra che può sembrare elevata ma che non è eccessiva(basti pensare che nel 2017 il recupero dell’evasione fiscale ha fatto guadagnare allo Stato 20 miliardi di euro). Ci sarebbe un modo per generare un reale risparmio per il sistema di prima accoglienza: potenziare la filiera della domanda di asilo (uffici immigrazione delle Questure, Commissioni Territoriali per la valutazione delle domande di protezione internazionale, segreterie delle stesse per la produzione e la trasmissione dei verbali e degli atti, tribunali per il ricorso dei diniegati) e quindi velocizzare l’iter della domanda di asilo. Si risparmierebbero così, secondo In Migrazione, 620 milioni di euro all’anno.

Lungi dal rendere più efficiente il sistema, la strada scelta attualmente rischia di acutizzare i problemi, invece di mitigarli. A fronte di tagli così ingenti, infatti, i nuovi bandi indetti dalle Prefetture per gestire i Centri di Accoglienza Straordinaria non spingeranno certamente gli enti gestori a offrire corsi di italiano, supporto per l’audizione nelle Commissioni Territoriali, percorsi di formazione professionale e programmi di gestione positiva del tempo libero com’è avvenuto negli ultimi anni.

Anzi sparirà lo psicologo, diminuiranno drasticamente le ore dell’assistente sociale con conseguente rischio di abbandono dei soggetti più vulnerabili. In media ogni ospite potrà incontrare l’assistente sociale 86,4 minuti al mese e il mediatore culturale per 48 minuti, media che scende a 19 minuti nei centri più grandi (che prevedono dai 150 ai 300 ospiti). Nei centri grandi, il medico sarà presente 19 minuti a settimana, con l’effetto non solo di negare il diritto alla salute ma anche di esporre la collettività a maggiori rischi. Le ore di presenza degli operatori non garantirà neanche la funzione di controllo e presidio con il rischio di trasformare i centri in luoghi di occupazione e degrado.

Eliminati i servizi volti all’integrazione cosa diventerà l’accoglienza? Mera assistenza, fornitura di vitto e alloggio, speculazione sui grandi numeri, mentre la qualità dei percorsi verrà cancellata. I tagli produrranno inoltre una riduzione dei posti di lavoro, specialmente degli operatori più qualificati, che si stima nell’ordine di 18.000 posti. Nuovi disoccupati che probabilmente costituiranno un costo per il welfare a fronte di un sistema dell’accoglienza che ne avrebbe bisogno e che così ridimensionato amplificherà le tensioni sociali (che quindi genereranno futuri costi per la società).

Su questo tema il 21 Marzo si svolgerà a Roma il Convegno “I nuovi bandi delle prefetture per i CAS a seguito del combinato disposto del "decreto sicurezza" e dell'ultimo schema di capitolato di gara”, organizzato dalla stessa cooperativa In Migrazione.


Riferimenti

In Migrazione (2018), La nuova (mala) accoglienza. Radiografia del nuovo schema per gli appalti dei centri di accoglienza straordinaria per i richiedenti asilo

In Migrazione (2018), “Straordinaria accoglienza”. Ricerca su i centri di accoglienza straordinaria dedicati a richiedenti protezione internazionale attivati dalle prefetture sul territorio nazionale

 


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