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La Fondazione Welfare (e la città di Milano) di fronte all'emergenza Coronavirus
Nel corso delle ultime settimane la Fondazione ha attivato misure interessanti anche per il contrasto agli effetti del Covid-19. Ne abbiamo parlato con il Direttore Generale, Romano Guerinoni.
07 maggio 2020

La Fondazione Welfare Ambrosiano è un ente non profit che promuove iniziative e interventi a favore dei lavoratori della Città di Milano in difficoltà economica. Istituita nell’autunno del 2009 dal Comune di Milano insieme alla Città Metropolitana di Milano, alla Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi, alle organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL, è pienamente operativa dal 2011.

La Fondazione si rivolge a quei soggetti che risiedono o che svolgono attività lavorativa/professionale nella Città Metropolitana di Milano e per i quali non esistono o non sono già disponibili forme di protezione pubblica o privata. La sua mission è offrire sostegno alle persone, e alle loro famiglie, che vivono situazioni di disagio causate da eventi particolari o inaspettati e che corrono il rischio di scivolare in condizioni di povertà. L’aiuto fornito non è di tipo assistenziale: l’obiettivo infatti è la riattivazione delle persone nel tessuto sociale.

In questi quasi dieci anni di attività la Fondazione è cresciuta molto e ha ampliato l’insieme degli interventi, tra cui la recente misura anti-Covid Partita AttIVA (ve ne abbiamo parlato qui), a disposizione dei soggetti più vulnerabili e si è immediatamente attivata anche in questa fase di crisi economica e sociale causata dal Coronavirus. Abbiamo chiesto al suo Direttore Generale, Romano Guerinoni, di raccontarci quali azioni hanno messo in campo ma anche di condividere con noi alcune riflessioni sul futuro della città di Milano in questa fase 2 e nel lungo periodo.


Dal vostro osservatorio quali ritieni siano i soggetti più colpiti dall’emergenza Coronavirus in una Città Metropolitana come Milano?

Il virus non ha fatto distinzioni. Tutti ne sono colpiti anche se credo che imprenditori e lavoratori di alcuni settori pagheranno più di altri. Erano già molti i nuclei familiari che ancor prima dell’emergenza galleggiavano tra le difficoltà perché la crescita economica e l’occupazione erano stagnanti. Tutte le crisi economiche vanno a modificare principalmente lo status di quelle persone che non sono né ricche né povere facendole scivolare verso la povertà e i dati lo dimostrano. Occorrono interventi di emergenza ma anche iniziative di promozione economica e sociale di medio e lungo periodo.


Quali iniziative ha messo in campo la Fondazione Welfare per mitigare gli effetti della pandemia di Covid-19? Chi sono i destinatari di queste misure?

In primo luogo, abbiamo fatto sospendere per sei mesi il pagamento delle rate del nostro microcredito e stiamo proponendo alle banche convenzionate di prevedere la possibilità di finanziare tutti i nuclei familiari toccati dall’emergenza Covid. Vale per le famiglie come per i singoli lavoratori, anche autonomi cui abbiamo dedicato anche uno specifico progetto chiamato “Partita attIVA”, aiuti che si aggiungono ai vari bonus governativi. Sull’anticipo delle casse integrazioni offriamo un servizio di assistenza ai lavoratori per aiutarli a presentare la richiesta alle banche, cercando di rendere il più accessibile possibile l’accordo nazionale. Con la nostra agenzia della locazione “Milano Abitare” stiamo portando avanti con il Comune di Milano un sostegno all’affitto di 1.500 euro che porterà all’erogazione del contributo entro metà giugno.


Avete già qualche dato sull’efficacia di queste misure?

Siamo in una tale situazione in cui possiamo solo dire che le richieste sono in netto aumento e, nonostante si stia operando da remoto, intercettiamo centinaia di persone al giorno.


Quali diresti siano i punti di forza di queste iniziative?

Le nostre azioni sono sempre improntate al coinvolgimento responsabile delle persone. Per statuto non possiamo fare assistenza, tranne nel caso dei progetti condivisi con il Comune di Milano sul tema casa, e quindi la caratteristica principale delle nostre attività è l’accompagnamento sia all’imprenditorialità sia alla gestione del bilancio familiare. Riuscire a sostenere il reddito è fondamentale ma anche sostenere un percorso di uscita dall’emergenza è decisivo perché le persone che si rivolgono a noi desiderano salvaguardare la loro dignità riconquistando anche l’autonomia economica.


In vista della fase 2 e anche pensando al Piano Milano 2020 promosso dal Sindaco Sala quale potrebbe essere il ruolo della Fondazione nei prossimi mesi?

La Fondazione è operativa dal 2011 per aiutare le persone in temporanea difficoltà economica e sociale e la nostra missione si conferma e si intensifica in questa situazione di emergenza. Dobbiamo riproporre ora più che mai il welfare territoriale delle opportunità. L’assistenza alle persone in difficoltà e il contrasto alla povertà resteranno sempre azioni di prima linea ma il compito della nostra Fondazione è dare delle chance a tutte quelle persone che non chiedono assistenza ma vogliono strumenti che li aiutino a recuperare il loro reddito e status sociale. È la cultura dell’accompagnamento, non la presa in carico, la sfida che abbiamo davanti, anche perché le risorse pubbliche non sono infinite e comunque alla fine qualcuno deve sostenerle. Nel Piano Milano 2020 la Fondazione è indicata come una esperienza positiva a cui la città guarda con interesse e noi faremo di tutto per non deludere.


E guardando al lungo periodo, alla fase post-Covid, ritieni che potrà uscire rafforzata o indebolita la capacità di risposta della città alle sfide sociali?

La nostra città è per sua natura generosa e aperta e lo diceva già Sant’Ambrogio. Il Covid ha fatto capire chiaramente che la cultura del liberismo economico non coniugata con il bene comune è iniqua e inefficace. Per far fronte alla crisi lo Stato e le istituzioni pubbliche sono diventati i protagonisti a cui tutti si sono rivolti. Occorre vivere questa situazione rimettendo in ordine i valori della nostra convivenza civile, compreso il modello di sviluppo. Papa Francesco lo dice da tempo: occorre cambiare registro e la crisi ci dice che da soli nessuno ne esce. Lo Stato chiamato oggi a dare le risposte non deve diventare il centro dell’azione sociale, deve invece coinvolgere e valorizzare la società civile nelle sue varie forme di rappresentanza. È proprio con la fiducia nel mondo del sociale, del volontariato e di tanta gente per bene che ancora c’è che riusciremo ad uscire rafforzati da questa durissima prova.

 


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