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Per dare gambe allo zero-sei servono azioni di sistema, a partire dalla dimensione professionale
A dirlo è Maura Striano in occasione del secondo appuntamento di "La Città in Crescita", dedicato al tema "Il nuovo curriculum professionale 0-6 anni"
23 ottobre 2019

"La Città in Crescita" è un progetto che intende dar vita a una “Comunità Educante” nell'ambito del Sistema Integrato zero-sei sul territorio del Comune di Salerno. L'obiettivo dell'iniziativa, promossa da diversi stakeholder locali e nazionali (tra cui Percorsi di secondo welfare) grazie al supporto di Fondazione Banco di Napoli per l'Assistenza all'infanzia, è immaginare servizi sempre più rispondenti ai reali bisogni del territorio, coinvolgendo già nella fase di elaborazione tutti gli attori territoriali che sono a vario titolo interessati al tema. Il progetto, tra le altre cose, prevede la realizzazione di alcuni seminari, curati da esperti del tema zero-seri, aperti a educatori, insegnanti, genitori, referenti educativi e coordinatori dei servizi per l'infanzia. Dopo l'incontro sul cosiddetto Tuscan Approach, il 23 ottobre si è svolto il secondo appuntamento, dedicato il tema "Il nuovo curriculum professionale 0-6 anni". A coordinare il seminario è stata Maura Striano, docente di Pedagogia Generale presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. L'abbiamo intervistata. 
 

Professoressa Striano, sulla carta il Sistema Integrato zero-sei offre grandi opportunità per i bambini e le loro famiglie, ma presenta ancora limiti notevoli, come ad esempio i diversi percorsi formativi previsti per chi lavora nei nidi e chi invece si occupa di scuole dell’infanzia. Oggi come si sta affrontando questo tema?

Come specificato nella Circolare interpretativa n. 14176 dell’8 agosto 2018, nelle more dell'attivazione degli indirizzi specifici della Laurea L-19 e dei corsi di specializzazione per i laureati in Scienze della formazione primaria e sino al recepimento da parte degli Atenei di quanto previsto dal D.M. n. 378/2018, continuano ad avere validità ai fini dell’accesso alla professione di educatore per i servizi educativi i titoli riconosciuti in precedenza validi dalle normative regionali alla data del 31 maggio 2017 (anche se conseguiti successivamente a tale data ma prima dell'attivazione dei suddetti corsi). Si tratta di titoli di diversa tipologia che variano da regione a regione; i più ricorrenti sono il "Diploma magistrale", compreso quello rilasciato al termine dei corsi sperimentali di Liceo psico-pedagogico, il Diploma di liceo delle scienze umane, la Laurea in Pedagogia, il Diploma di assistente per l'infanzia, il Diploma di dirigente di comunità, il Diploma di scuola magistrale (3 anni) o delle scuole preparatorie. Oltre ai titoli riconosciuti validi dalla normativa regionale, continuano ad avere validità, ai fini dell’accesso alla professione, i titoli conseguiti all'interno della classe L-19, pur in assenza dell’indirizzo specifico di cui al D.M. n. 378/2018, e i titoli di laurea quinquennale a ciclo unico in Scienze della formazione primaria (LM-85bis), pur in assenza dell’integrazione del corso di specializzazione per complessivi 60 CFU.

Come si vede, ci troviamo di fronte ad un panorama estremamente articolato, nel cui contesto non è facile identificare con chiarezza le competenze che connotano la professionalità di chi opera nei contesti educativi per l’infanzia anche alla luce del Quadro Europeo per le Qualifiche Professionali. Siamo di fronte a due ordini di questioni: la qualificazione o la riqualificazione professionale per raggiungere un livello di competenza coerente almeno con un sesto o settimo livello del quadro europeo delle qualifiche, che corrisponde ad un livello di laurea triennale o magistrale, e la qualificazione o la riqualificazione per coloro che non posseggono un titolo di studio di livello superiore.

Credo quindi che, allo scopo di uniformare i livelli professionali sia necessario identificare uno specifico referenziale di competenze, che possono essere certificate e validate sulla scorta di indicatori e descrittori chiaramente riconosciuti e costruire i percorsi di formazione e di sviluppo professionale su questo referenziale. Mancano, inoltre, figure di interfaccia e di coordinamento che abbiano specifiche conoscenze e competenze di gestione, di management, in relazione alla prima infanzia. Per questa tipologie di professionisti si potrebbero prevedere percorsi di sviluppo professionale co gestiti tra Enti locali ed agenzie di alta formazione qualificate, come le Università.


In linea generale qual è il suo punto di vista sull’attuale stato di attuazione della riforma sullo zero-sei nel nostro Paese?

È interessante notare che sul sito del Miur ancora viene rappresentato un sistema educativo in cui non vi è nessun riferimento alla prima infanzia ma che comincia con la scuola dell’infanzia. Ciò la dice lunga sul fatto che c’è ancora tanta strada da fare. Siamo ancora molto indietro, anche se vedo che a livello locale alcune Regioni e molti Comuni si stanno attrezzando almeno nella definizione di linee guida e di indicazioni (anche se di ordine generale) per la costruzione di un curricolo 0-6. Il problema è che tutto è rimasto sostanzialmente sulla carta e non sono state avviate azioni di sistema in cui siano coinvolti gli enti locali, i servizi per l’infanzia, le Università in una logica di co-progettazione di obiettivi educativi.


A suo avviso su quali aspetti occorrerebbe quindi intervenire prioritariamente affinché lo zero-sei diventi un elemento effettivo del sistema educativo italiano?

Innanzitutto bisognerebbe intervenire sul sistema a livello locale, mettendo in evidenza la necessità di elaborare una logica di continuità, che possa accompagnare cambiamenti culturali ed organizzativi lungo una traiettoria dotata di senso. Lo zero-sei è un segmento essenziale nell’ambito del sistema formativo e quindi bisogna valorizzarne la portata in termini pedagogici e didattici proprio in quanto incubatore di crescita. Un fenomeno di grande rilevanza è la resistenza da parte dell’utenza a “guardare” i servizi per l’infanzia come a servizi educativi anziché come servizi di ordine assistenziale. Si tratta quindi di operare uno switch culturale e mentale che determina una chiara messa a fuoco di paradigmi di ordine educativo a guida dell’agire che verrà messo in campo anche sulla base di specifici elementi.


Qui è scaricabile il paper “Il curricolo 0-6 e la formazione degli educatori dei servizi per l'infanzia” curato da Maura Striano come contributo al percorso della "Comunità Educante" di "La Città in Crescita".


Questo approfondimento è parte del Focus ZeroSei 

 


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