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Questo articolo è uscito sul numero 1/2022 di Rivista Solidea, pubblicazione promossa dall’omonima Società di mutuo soccorso e parte del network del nostro Laboratorio.

 

A partire da recenti esperienze e riflessioni, in questo articolo presentiamo quattro spunti per attivare e animare una comunità educante territoriale: occorre condividere un’idea-progetto di comunità educante; va co-definito un repertorio di azioni praticabili che la nutrano; è necessario co-costruire e comunicare il disegno e le proposte per amplificare le collaborazioni possibili; è utile dotarsi di strumenti per accompagnare l’esordio e il radicamento della comunità educante.

Confrontarsi e condividere un progetto di comunità educante

Per attivare una comunità educante, per favorire adesione e consenso intorno al progetto di animazione, per raccogliere contributi, è innanzitutto necessario esplicitare e condividere cosa intendiamo con questa espressione. Per comunità educante possiamo intendere un progetto informale condiviso, sostenuto da un tessuto di relazioni solidali e collaboranti, costituito e alimentato da coloro che vivono in un territorio e hanno a cuore la responsabilità dell’educare insieme.

Sono parte della comunità educante coloro i quali – a partire da sensibilità e riferimenti diversi – si sentono impegnati a contribuire alla crescita educativa, culturale e sociale delle bambine e dei bambini, degli adolescenti e dei giovani, degli stessi adulti: chiunque desideri promuovere conoscenza, incontro, bellezza, memoria, convivenza, natura, sport, condividendo risorse che aprono spazi di crescita creativa.

La comunità educante è un raccordo aperto, costituito dai processi di collaborazione dei soggetti locali in dialogo, che con intensità diverse condividono l’impegno nel promuovere prospettive e pratiche educative rispettose, inclusive, generative. Soggetti che riconoscono il potenziale educativo della cooperazione: genitori, insegnanti, associazioni di volontariato, culturali e sportive, organizzazioni religiose, attori economici e istituzioni.

La scuola (aperta al territorio) è un punto di riferimento per la comunità educante: spazio per studiare e imparare, per partecipare e crescere, per favorire dialogo e coesione.

Nella comunità educante ci si confronta sui riferimenti e sulle proposte educative; si promuove un approccio basato sulla ricerca, sulla comprensione dei problemi, sull’apprendimento, sulla valorizzazione delle esperienze positive; si sviluppa un paziente lavoro di rigenerazione delle relazioni; si sostiene un ecosistema capace di accogliere, di integrare, di rispettare le differenze, di affrontare i cambiamenti sociali, culturali, economici, evitando semplificazioni.

Co-definire un repertorio di azioni praticabili

Per favorire consenso e aggregazione intorno alla comunità educante, è importante tracciare un’agenda di obiettivi e un repertorio di impegni che diano concretezza al progetto, che rendano comprensibile da tutti il disegno. In questo modo, diventa più facile immaginare ed esplicitare attività e interventi puntuali e realizzabili, valorizzare esperienze già in campo, raccogliere nuove proposte, prefigurare sperimentazioni possibili.

Prendendo spunto dall’esperienza sviluppata tra il 2018 e il 2021 in tre valli del Trentino con la comunità dell’Altopiano della Paganella, la comunità della Val di Fassa e la comunità della Valsugana e Tesino (nell’ambito del progetto #Fuoricentro: coltiviamo le periferie), abbiamo individuato nove obiettivi intorno ai quali articolare le azioni concrete che possono dare corpo a una comunità educante e articolarne lo sviluppo. Naturalmente in altri contesti locali gli indirizzi di fondo potranno essere declinati in modo diverso, ma qui ci preme sottolineare quanto sia fondamentale concordare una cornice che orienti l’impegno dei diversi attori.

Ecco dunque 9 obiettivi che una comunità educante può assumere ed esplicitare:

  1. mettere al centro infanzia e adolescenza
  2. promuovere scuole aperte al territorio
  3. sostenere il protagonismo delle famiglie
  4. rendere vivo il territorio
  5. prendersi cura dei beni comuni
  6. valorizzare sport e associazionismo
  7. animare il patrimonio culturale e di tradizioni
  8. tutelare e prendersi cura della natura
  9. collegare progetti e iniziative in un disegno che rafforzi proposte e attività.

Nella figura seguente, i nove obiettivi sono declinati e sviluppati in un repertorio di impegni che nelle comunità educanti del Trentino ha preso la forma di un vero e proprio Manifesto (ne avevamo parlato qui, ndr).

 

 

La stesura del Manifesto (una dichiarazione pubblica di obiettivi e impegni), è stata realizzata nelle tre valli del Trentino nell’ambito di un percorso partecipato che ha consentito di mettere in relazione soggetti diversi delle comunità educanti coinvolte. Attraverso un articolato ciclo di incontri, attori appartenenti a mondi anche non immediatamente riconducibili al sistema educativo tradizionale si sono confrontati sull’agenda-manifesto costruendola via via, prefigurando nuove collaborazioni, mettendo a punto piste di lavoro concrete, immaginando attività in spazi non convenzionali, dando visibilità a iniziative già in corso, avviando un piano di lavoro basato sull’integrazione di contributi diversi.

Comunicare per ampliare la collaborazione

L’esperienza realizzata in Trentino indica quanto investire in comunicazione sia decisivo per allargare la rete delle alleanze e dei coinvolgimenti possibili. I percorsi partecipativi, realizzati in Paganella, in Val di Fassa e in Valsugana-Tesino, sono stati la base per la redazione a più mani di di un Manifesto e di una Carta delle comunità educanti che non solo (come detto sopra) costituiscono l’agenda e il repertorio necessari per dare una cornice al lavoro comune, ma che rappresentano gli strumenti per comunicare il disegno e per ampliare e consolidare le collaborazioni.

Il Manifesto presenta una sintesi e una visione complessiva delle piste di lavoro che possono essere sviluppate da una comunità educante. Rende espliciti e pubblici i temi sui quali si intendono ricercare alleanze e impegni e costruire progetti e attività. Esposto negli spazi pubblici e nelle sedi associative, il Manifesto si rivolge a insegnanti, animatori, educatori, bibliotecari, assistenti sociali, allenatori, amministratori, genitori ricordando gli impegni comuni. Appeso alla parete, accanto al tavolo da lavoro, può essere utilizzato come mappa per fissare idee e spunti innovativi, per raccogliere osservazioni e proposte, per suggerire campi di intervento, per avviare laboratori progettuali a partire da uno sguardo d’insieme sugli impegni condivisi.

La Carta declina gli indirizzi del Manifesto in attività puntuali che possono essere concretamente realizzate e in indicazioni operative per coinvolgere la comunità. Si configura come un patto educativo, esito di un percorso di redazione partecipata, nel quale i principali attori si riconoscono: è un documento che valorizza le esperienze in essere, le rende visibili, le connette, le promuove; è un prontuario di attività possibili che possono essere messe in campo, è una sintesi degli stili educativi, delle modalità di collaborazione, dei luoghi che diventano beni comuni. Chiama in gioco gli attori sociali, educativi, culturali, che trovano nella Carta una mappa di concrete proposte educative percorribili.

Accompagnare i percorsi di avvio e di sviluppo

Ideazione, messa a punto, redazione e comunicazione di un manifesto e di un’agenda di azioni rappresentano passi fondativi e operativi: è nell’ambito del percorso di elaborazione partecipata che le comunità educanti si aggregano, si riconoscono e si costituiscono. Di seguito alcuni spunti per favorire elaborazioni progettuali coinvolgenti.

  • Concordare azioni concrete. È importante mettere a punto non solo gli obiettivi di massima ma anche le concrete modalità di coinvolgimento degli attori, di pianificazione operativa delle attività e di valutazione dei risultati. Si tratta di definire modalità di intervento, tecniche e strumenti per animare, facilitare, progettare insieme.
  • Attivare i decisori. È fondamentale coinvolgere nella comunità educante chi nella comunità ricoprire ruoli di responsabilità. Si tratta riconoscere il ruolo dei decisori pubblici (sindaci e amministratori locali) e delle figure che hanno il potere di prendere decisioni (dirigenti scolastici, dirigenti di parchi, biblioteche, servizi alla persona, rappresentanti di gruppi e di associazioni, autorità locali) in modo da agganciare lo sviluppo della comunità educante allo sviluppo delle politiche locali.
  • Informare e coinvolgere gli attori locali. È vitale mantenere vivo un approccio basato sul coinvolgimento e sul principio della porta aperta. Incontri periodici, pubblici e animati, aperti ai diversi attori consentono di rinnovare progetti, energie e collaborazioni. Invitare caldamente alla presentazione di un progetto, rivolgere proposte alla comunità, aggiornare sugli sviluppi, raccogliere esperienze, riflessioni, indicazioni di lavoro, ridefinire gli obiettivi educativi: ogni opportunità è buona per favorire concrete occasioni di incontro, di crescita delle relazioni, di amplificazione delle energie di cui dispone.
  • Valorizzare i raccordi preesistenti. Per mettere a sistema opportunità e risorse non vanno sottovalutate i raccordi preesistenti, le collaborazioni storiche, le alleanze trasversali, le reti locali, le polarità culturali e di appartenenza: favorire l’incontro e la collaborazione è l’esito di una tessitura paziente, non definita una volta per tutte, dinamica e aperta a novità e apporti. Si tratta di un lavoro di raccordo volto a valorizzare esperienze locali, ad attivare il capitale sociale sopito, a riconoscere le risorse istituzionali locali e sovralocali, a evidenziare luoghi e tempi della comunità che hanno importanti valori simbolici.
  • Attrezzarsi con un repertorio di strumenti. È arricchente favorire l’incontro e lo scambio di idee e proposte, accogliere chi si affaccia per la prima volta, dare spazio a chi porta proposte a prima vista singolari, far sentire tutti parte del progetto. Per questo occorre arricchire la cassetta degli attrezzi con competenze da giocare sul versante della comunicazione, del coinvolgimento, della partecipazione (rivitalizzando gli strumenti tradizionali della ricerca sociale: interviste, focus-group, questionari) . Dotarsi di competenze di facilitazione favorisce coinvolgimento, promuove dialogo, valorizza apporti di diversi attori.
  • Assicurare supporti e coordinamento. Divergenze di opinioni fra visioni sono parte dei processi di collaborazione e possono rallentare i processi di cambiamento ricercati. Per non idealizzare il progetto di comunità educante vanno messe in campo energie per affrontare i conflitti cercando di attingere dai contrasti per aprire nuove prospettive di azione, per dare spazio alle aspettative, per coinvolgere, animare, valorizzare la ricchezza di energie e apporti che una comunità può esprimere, promuovendo un clima disponibile e accogliente, che ricerca elementi comuni nella varietà di idee, sensibilità, culture. Si tratta di assicurare un supporto di coordinamento, di conoscere e raccordare i tempi delle diverse organizzazioni, di accompagnare, di favorire il collegamento fra attori ed esperienze presenti nel contesto, di animare momenti di co-progettazione e di valutazione partecipata.

Promuovere comunità educanti per aprire nuove prospettive

Condividere un progetto di comunità educante, co-definire repertori di azioni praticabili, comunicare per ampliare le collaborazioni, dotarsi di modalità e strumenti di facilitazione e accompagnamento: si tratta di azioni impegnative, che richiedono investimento e persistenza, ma che possono aprire a nuove e promettenti prospettive di sviluppo locale. Una comunità educante che si riconosce come tale è un ecosistema fertile che favorisce lo sviluppo di progetti via via più strutturati e stabili. Documenti di indirizzo costruiti in una prospettiva partecipativa (come il Manifesto e la Carta descritti in questo articolo) possono fare da sfondo e da supporto per accompagnare l’elaborazione di documenti formali quali Patti educativi di comunità, Patti di collaborazione, Piani giovani, Piani per le politiche familiari, Piani dell’offerta formativa, Piani di sviluppo locale. Scuole, agenzie educative e promozione locale, associazioni locali, istituzioni culturali, enti locali che accrescono la fiducia reciproca nell’ambito di processi partecipativi creano le basi per la messa a punto di progetti progressivamente più ambiziosi, per candidarsi a bandi di finanziamento, per riprogettare spazi educativi e scolastici ed extrascolastici riempiendoli di nuovi contenuti e funzioni.

 

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