TERZO SETTORE /
Welfare Society e partecipazione civica nel Mezzogiorno
Uscito il nuovo numero di Quaderni di Economia Sociale, rivista pubblicata da SRM - Studi e Ricerche per il Mezzogiorno
01 marzo 2016

SRM - Studi e Ricerche per il Mezzogiorno presenta il nuovo numero della pubblicazione semestrale Quaderni di Economia Sociale, il dossier realizzato in collaborazione con la Fondazione con il Sud e con la partecipazione di Banca Prossima che analizza l’identità sociale ed economica del Non profit, le sue funzioni, gli strumenti della finanza e delle politiche d’investimento nel sociale.

Nonostante i primi segnali di ripresa dalla crisi economico-finanziaria, si è ancora lontani da un cambiamento sociale radicale viste le dinamiche opposte di una spesa in contrazione per la scarsità di risorse, e l’ampliamento del ventaglio di bisogni sociali, che incide su persone e famiglie sempre più vulnerabili e a rischio di precipitare in condizioni di povertà severa.

La crisi economica ha peraltro manifestato proprio nei contesti urbani europei i suoi effetti più significativi e questi si combinano con l’invecchiamento della popolazione, con il calo demografico e con i fenomeni migratori. Le trasformazioni economiche, sociali, ambientali in atto modificano dunque i territori (città), ma dall’evoluzione di questi ultimi dipende a sua volta il futuro della società, dell’economia, dell’habitat naturale. C’è soprattutto la difficoltà di individuare nuovi modelli di sostenibilità. Per superare la precarietà servono non soluzioni tampone ma una nuova società che superi l’individualismo per fondare un’economia diffusa, basata sull’interazione e collaborazione.

Le società dei paesi più avanzati del mondo occidentale stanno rivedendo priorità e modalità di erogazioni dei servizi sociali aprendosi a un nuovo modello di welfare society che prevede un maggior coinvolgimento della società civile ed in particolare un ampliamento degli spazi riconosciuti al volontariato e ai privati. In tale contesto di crisi sistemica il Terzo Settore, quindi, nella sua accezione più ampia, può ancora una volta rappresentare la pietra angolare per la costruzione di un nuovo tipo di società più equa e più unita da più saldi principi di comunione e solidarietà. Numerose sono le buone pratiche dell’operato del non profit. Negli ultimi anni si assiste con sempre maggior frequenza allo sviluppo di esperienze di secondo welfare, ovvero mix di protezioni e investimenti sociali a finanziamento non pubblico forniti da attori economici e sociali collegati in reti dal forte ancoramento territoriale che vanno progressivamente affiancandosi al primo welfare in una sorta di “incastro virtuoso”.

Le sperimentazioni di secondo welfare al Sud restano piuttosto contenute, - tuttavia in crescita – come testimonia la nascita degli empori, che sono solo alcuni degli esempi – segno di un fermento nel settore che deve però essere adeguatamente supportato dalle istituzioni e dagli organismi come le fondazioni di comunità. Molti operatori infatti riportano una grande creatività e capacità di dar vita a nuove iniziative, ma difficoltà nel fare rete e di resistere nel tempo. Si tratta dunque di cogliere e coltivare questo fermento, ed usarlo come volano per il rilancio del territorio.

L’attenzione va rivolta direttamente alle imprese del terzo settore che producono e utilizzano contenuti e prodotti culturali affinché si innovino, crescano le occasioni di integrazione interna al settore e di confronto con i mercati, affinché siano stimolate a fare Rete.

Nella II sezione dedicata al ruolo, funzioni e strumenti di finanza si analizzano le nuove frontiere della filantropia e dell’investimento sociale. Sembra possibile sostenere che il processo di diffusione di pratiche connesse al fenomeno della finanza sociale può trovare un significativo riscontro anche in Italia. Il contributo che il fenomeno della finanza sociale sta infatti offrendo a questo mondo è chiaro: ci sono imprese sociali che sono in grado di generare elevati impatti sociali e al tempo stesso possiedono quei requisiti essenziali per garantire sul medio-lungo termine un qualche seppur minimo rendimento Un investimento su queste realtà, permettendo la loro crescita, salvo il caso di patologiche distorsioni, si tradurrebbe potenzialmente in un maggiore impatto sociale. In riferimento ai nuovi strumenti di finanza, molto interessante si profila la discussione su un emendamento alla legge di Stabilità che propone l’introduzione in Italia delle B-Corp, le benefit corporation, imprese profit che perseguono finalità sociali e sono certificate per questo.

Ci si domanda se le organizzazioni del terzo settore italiano e le imprese o cooperative sociali nazionali sono pronte a gestire risorse ingenti ed ancor più a farlo in una logica di investimento e non di contributo a fondo perduto o di donazione liberale. Il problema è quello di dotare l’impresa sociale italiana delle risorse umane e degli strumenti che le servono per farsi trovare pronta a un vero cambiamento dello scenario del nostro ecosistema di imprenditorialità sociale.

Si apre un approfondimento sul microcredito che negli ultimi tempi sta diventando un importante strumento economico per la sua capacità di risposta ai bisogni di una società sempre più segnata dalla particolare congiuntura storica sociale ed economica . Il dibattito sui temi della microfinanza e del microcredito non è ancora riuscito a formulare una definizione unica e condivisa di questi due strumenti finanziari. Vengono illustrate le principali differenze dello strumento microcredito rispetto al credito ordinario, i punti di forza e le criticità della cosiddetta “finanza informale” e del prestito di gruppo. Si esprimono poi alcune considerazioni sulle principali caratteristiche della offerta e della domanda di microcredito e l’importanza dello strumento per l’area meridionale .

Viene affrontato poi l’attualissimo tema della presenza migratoria in Italia ed in particolare in Campania. Oggi, sono circa 60 milioni i migranti nel mondo, mossi da aspettative di vita migliori, forzati da drammi bellici o tragedie naturali. Il fenomeno migratorio in Italia cresce seppur di poco, mentre sembrano decisamente in aumento quelle manifestazioni -matrimoni misti, nuove nascite, acquisizioni di cittadinanza, alunni stranieri a scuola, ecc.- che danno stabilità alla popolazione migrante già presente. Tuttavia, sembrano crescere le discriminazioni nei confronti dei migranti nonché le difficoltà insite nell’orientare, adeguatamente, i processi d’inclusione sociale dei migranti. La cecità istituzionale, che subisce il fenomeno senza riuscire a governarlo adeguatamente, sta seriamente minando il lavoro che associazioni e movimenti avevano realizzato nel corso degli anni. In Campania, l’inserimento dei migranti risulta meno agevole che in altre aree del Paese. Tuttavia, a dispetto delle evidenti difficoltà, cresce la presenza migratoria e si vanno consolidando sempre più nuclei familiari con un progetto migratorio di medio/lungo termine, spesso collegato all’avvio d’una attività imprenditoriale.

Nella sezione voce del territorio infine si racconta l’esperienza di Meridonare, una start-up innovativa a vocazione sociale nata non per caso, ma frutto di un processo che ha coinvolto diversi stakeholders (come Fondazione Banco di Napoli, Fondazione di Comunità del Centro Storico di Napoli, L.I.V.E.S.), che condividono e conoscono le sfide e i problemi del territorio e che hanno scelto di costituirsi in una rete stabile per promuovere lo sviluppo del Meridione attraverso l’attivazione di nuove risorse, non solo economiche ma anche ideative, umane, organizzative e tecnologiche. Una delle cause del suo successo è il supporto diretto di una molteplicità di attori (es. fondazioni, istituzioni locali, incubatori). Questo fa sì che l’elemento “ecosistema territoriale sia più forte e rende più facilitata (per alcuni versi) la capacità dell’impresa di sfruttare le risorse messe a disposizione dai diversi attori del territorio (pubblici e privati) e di attivare relazioni importanti.

In conclusione possiamo dire che nonostante i numerosi progressi sociali e finanziari che interessano il terzo settore, il Mezzogiorno continua a scontare una scarsa diffusione rispetto al Nord ed una, pur presente ed in crescita, ancora debole comunità civica. Serve quindi un radicale cambio di approccio che porti a focalizzare l’intervento non sulla elargizione di risorse finanziare ma piuttosto sulla promozione della coesione sociale, investendo sulla cultura, sull’aggregazione di comunità e sul terzo settore.

 

* Questo articolo è l’editoriale del nuovo numero di Quaderni di Economia Sociale (n.1/2016), il dossier semestrale che SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno realizza in collaborazione con la Fondazione con il Sud e con la partecipazione di Banca Prossima. Il dossier contiene anche tre contributi a cura dei ricercatori del nostro laboratorio: “Il secondo welfare a otto anni dalla crisi: evidenze di consolidamento”, di Franca Maino, “Secondo welfare e capitale sociale nel Mezzogiorno: le potenzialità degli Empori della solidarietà”, di Chiara Lodi Rizzini e Paolo Pantrini, “Innovazione sociale e spazi di sviluppo per l’industria del credito: le nuove frontiere della filantropia e il paradigma del social investment come terreno fertile di crescita”, di Giulio Pasi.

 


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