TERZO SETTORE /
Verso un web etico: Lilo, il motore di ricerca solidale
Riversare i profitti del web per finanziare delle associazioni italiane. La scelta agli utenti: la promessa concreta di un'economia digitale responsabile
06 luglio 2018

"Un giorno, racconta la leggenda, scoppiò un grande incendio nella foresta. Tutti gli animali rimasero pietrificati e non sapevano cosa fare. Solo un piccolo colibrì cominciò a fare da spola tra una pozza d’acqua e l’incendio per cercare i spegnerlo. Vedendolo, il grande elefante lo schernì: «Ma colibrì! Sei matto? Non spegnerai l’incendio solo con la tua piccola goccia d’acqua!». E il colibrì gli rispose: «Lo so, ma io ho fatto la mia parte»."


Lilo.org è un nuovo motore di ricerca che si pone come alternativa etica ai colossi del settore come Google, Yahoo e Bing. Lilo, infatti, riserva il 50% dei suoi profitti a progetti dal valore sociale e ambientale che possono essere scelti direttamente dall'utente che utilizza la piattaforma. L'obiettivo? Sensibilizzare e coinvolgere direttamente chi utilizza la piattaforma nella promozione di uno spazio digitale più inclusivo e capace di generare valore comune. Per approfondire la questione abbiamo intervistato Federica Fusco, Business Developer di Lilo in Italia.


Dottoressa Fusco, ci può spiegare come funziona Lilo.org e quali sono le sue peculiarità rispetto ad altri motori di ricerca?

Sempre più spesso si tende a vedere la tecnologia ed internet come qualcosa di estraneo, strumenti non vicini all’uomo. In particolare, pensando ai motori di ricerca, si potrebbe rimanere spiazzati alla scoperta che ognuno di noi, semplicemente con le proprie ricerche quotidiane, genera circa 30 euro all’anno per i grandi colossi del web.

Come? Attraverso i link commerciali e le pubblicità che ci vengono presentate dopo ogni ricerca effettuata, il motore di ricerca profila i nostri interessi e guadagna una somma. Oltre al concetto sul rispetto della privacy degli utenti, si apre subito un’altra questione: la cifra di 30 euro all’anno potrebbe sembrare modesta ma, se moltiplicata per il numero di utenti internet in Italia (e nel mondo), diventa una cifra enorme. Cosa succederebbe se questi profitti venissero riversati a delle buone cause, a progetti che agiscono tutti i giorni per portare benefici alla società e all’ambiente? Perché non utilizzare questo denaro per scopi più etici e che impattino positivamente su tutti noi? Potremmo utilizzare la tecnologia al servizio della comunità.

È dall’intuizione della necessità di cambiare il modello economico dei motori di ricerca che nasce Lilo! Lilo.org è un nuovo motore di ricerca solidale, che funziona allo stesso modo di Google, Yahoo o Bing (dai quali affitta l’algoritmo di ricerca, assicurando la pertinenza di risultati), ma si pone come alternativa etica: riversa il 50% dei propri profitti a progetti sociali e ambientali. Il restante 50% viene suddiviso in 30% impiegato per il suo management e in 20% dedicato ad una comunicazione di sensibilizzazione su temi sociali e ambientali e attorno ai progetti sostenuti.

La volontà dietro Lilo è creare delle comunità di persone che supportano e credono fortemente nei valori e nelle azioni delle associazioni sostenute. “Lilo” significa “generoso” in hawaiano, e da qui deriva il suo particolare business model e ciò che da subito mi ha affascinato.

Questo nuovo motore di ricerca ha deciso di “rimettere l’umano su internet” e far scegliere direttamente agli utenti quali progetti Lilo finanzierà. Il concetto è semplice: l’utente genera un valore per il motore di ricerca, l’utente può prender parte alle decisioni grazie al “sistema delle gocce d’acqua”. Infatti, ogni qualvolta si compie una ricerca su Lilo, si otterrà una goccia d’acqua sullo schermo, simbolo del denaro generato per il motore di ricerca. A mano a mano che si continuano le ricerche, si potranno collezionare simboliche gocce d’acqua da distribuire ai progetti presenti sulla piattaforma (attraverso un contatore di facile utilizzo). A fine di ogni mese, Lilo trasformerà queste gocce d’acqua in denaro per tali iniziative.


Quindi, in estrema sintesi,  l'obiettivo è rendere il web più etico e sociale...

Si. Ma l’etica di Lilo non si limita a sostenere i progetti. Si concretizza anche attraverso il rispetto della privacy dell’utente, non trattenendo né rivendendo a terzi i dati dei suoi internauti e disattivando automaticamente il tracking pubblicitario. Su Lilo quindi non si trova pubblicità intrusiva ma solo i link commerciali, legati alla ricerca specifica che si sta facendo e che servono per produrre i ricavi per i progetti.

Lilo si presenta quindi come un’impresa sociale capace di perseguire una sostenibilità economica e sociale, di stimolare comunità attive, responsabili e coinvolte attorno ai progetti. Gli utenti dietro Lilo sono persone consapevoli dell’impatto che un semplice gesto come una ricerca su internet può generare e vogliono contribuire a fare la propria parte per un bene comune. Non si tratta quindi esclusivamente di una piattaforma digitale che permette di cercare informazioni nel web, Lilo crea valore sociale. Gli utenti di Lilo credono e promuovono valori come la condivisione, la solidarietà e a partecipazione attiva al cambiamento comune.

L’innovazione sociale non si concretizza semplicemente fornendo nuove tecnologie al Terzo Settore; è essenziale consentire alle persone di generare autonomamente valore e di dimostrare la possibilità di cambiare positivamente e attivamente la realtà in cui viviamo. Il motore di ricerca Lilo ed i suoi utenti sono la dimostrazione che un’economia digitale inclusiva può essere in grado di generare valore comune.


Quindi nella pratica cercate anche di promuovere un consumo critico. Ma da dove nasce la vostra esperienza?

Durante i miei studi in Francia sento parlare di questo modello di navigazione responsabile. Quindi decido di incontrare gli ideatori di "Lilo", che è stato fondato nel 2015, e di proporgli di svilupparlo insieme anche in Italia. Detto, fatto!

Nell’estate del 2017, solo qualche mese più tardi, lanciamo una fase pilota coinvolgendo le prime 4 associazioni italiane. A febbraio 2018 partiamo con lo sviluppo di Lilo in Italia ed oggi, con quasi 300.000 ricerche mensili, gli utenti italiani hanno permesso di raccogliere più di 12.000 euro per i progetti della piattaforma italiana. In Francia, a tre anni dalla creazione, il modello di Lilo ha raccolto quasi 1 milione di euro e finanzia un centinaio di progetti.

L’obiettivo è sicuramente accogliere un numero sempre maggiore di progetti locali ed impegnati nel campo sociale o ambientale e creare delle vere e proprie comunità dietro i progetti sostenuti per portare un volto più umano ad internet. La presenza di iniziative come Lilo permette a tutti di sentirsi parte attiva del cambiamento, di un cambiamento etico e di un consumo critico.


Riferimenti

Lilo.org

 


Pubblicata la VII edizione dell'Osservatorio UBI Banca sui fabbisogni finanziari del Terzo Settore

Italia non Profit lancia un nuovo motore di ricerca per conoscere la Filantropia Istituzionale

Le nuove tecnologie influenzano anche la donazione

La tecnologia al servizio del non-profit per generare cambiamento sociale

EyeOnBuy: la responsabilità sociale si premia con un click

Meridonare: crowdfunding per l’infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno