TERZO SETTORE /
Oltre lo sterco: cosa ha detto Papa Francesco al mondo della cooperazione
Il Pontefice ha incontrato i rappresentati di Confcooperative. Vi raccontiamo quello che ha detto, al di là dei titoli da prima pagina.
02 marzo 2015

Il 28 febbraio Papa Bergoglio ha incontro i rappresentati di Confcooperative in Vaticano. In questa circostanza Francesco ha tenuto un lungo e accorato discorso in cui ha sottolineato pregi, opportunità e rischi che contraddistinguono le cooperative che operano nel nostro Paese. Parole chiare e significative che hanno toccato molte delle questioni di cui si occupa anche Percorsi di secondo welfare: dalla cooperazione alle nuove forme di intervento sociale, dal valore aggiunto delle reti alla conciliazione fino al ruolo delle comunità nel contrasto alla crisi. Eppure – senza che questo debba stupire eccessivamente - sulla maggior parte degli organi di stampa la notizia più ripresa è stata quella del riferimento fatto dal Pontefice al denaro come “lo sterco del diavolo”. Che il Papa usi espressioni un po' colorite come questa non è certo cosa da tutti i giorni, ma se da un lato occorre ricordare che Francesco si è limitato a citare un suo omonimo - San Francesco di Assisi -, dall’altro il rischio è che concentrandosi su questo passaggio si lascino nell’ombra alcuni temi molto più significativi. Di seguito segnaliamo quali, a nostro modo di vedere, sono gli spunti più interessanti che sono stati rivolti dal Papa alle cooperative italiane e, indirettamente, a tutto il mondo non profit italiano.

Più cooperative, più lavoro

Francesco ha sottolineato come le cooperative debbano continuare ad essere “il motore che solleva e sviluppa la parte più debole delle nostre comunità locali e della società civile”. Oggi per incidere nella società non basta “il sentimento”, ma occorrono realtà che creino opportunità di lavoro che oggi non ci sono, soprattutto per le categorie più penalizzate: giovani, donne e disoccupati “maturi”. Oltre a pensare alla nascita di imprese cooperative ex-novo, il Papa ha sottolineato anche l’importanza del c.d. fenomeno dei workers buy out, ovvero la riconversione di aziende che sono in difficoltà attraverso l’acquisto delle stesse da parte dei lavoratori. “Nella mia lingua, si dice empresas recuperadas, aziende salvate. E io, come ho detto ai loro rappresentanti, sono un tifoso delle empresas recuperadas!”.

Il sostegno a un nuovo welfare

Un secondo invito - “ma non per importanza” ha sottolineato il Papa - è che le cooperative diventino protagoniste nella realizzazione di nuove soluzioni di welfare, “in particolare nel campo della sanità, un ambito delicato dove tanta gente povera non trova più risposte adeguate ai propri bisogni”. Alle cooperative è infatti dato un compito importante: “inventare soluzioni pratiche” che aiutino a mettere in relazione le diverse risposte, e che facciano funzionare le reti di solidarietà “nelle situazioni concrete delle comunità locali”. Il Papa ha sottolineato come “nel linguaggio della dottrina sociale della Chiesa questo significa fare leva sulla sussidiarietà con forza e coerenza”: significa mettere insieme le forze per rispondere a bisogni cui singolarmente non si riuscirebbe a rispondere.

Uno più uno fa tre

Bergoglio ha parlato anche del rapporto tra la cooperazione e il mercato, sottolineando come questa relazione debba essere impostata in modo tale che l’obiettivo ultimo sia sempre “la giustizia sociale, con la dignità e il valore delle persone”. Per Francesco non bastano le politiche redistributive da parte dello Stato o il ricorso alla responsabilità sociale delle imprese per risolvere i problemi del nostro tempo, occorre una nuova capacità: “far crescere le persone in tutte le loro potenzialità”. “Occorre che l’impresa gestita dalla cooperativa cresca davvero in modo cooperativo, cioè coinvolgendo tutti. Uno più uno tre! Questa è la logica”. Il Papa ha spiegato come nell’etimologia latina cooperari significhi proprio questo: operare insieme, cooperare, e quindi lavorare, aiutare, contribuire a raggiungere un fine. Questa consapevolezza, ha detto Francesco, può essere l’elemento che cambia il modo di affrontare tutti i problemi organizzativi che contraddistinguono il mono del lavoro, può essere una vera soluzione.

Il mondo cooperativo e la conciliazione famiglia-lavoro

Francesco ha ricordato come molte cooperative offrano servizi e formule organizzative, come asili nido e forme di assistenza domiciliare, che andando verso le esigenze delle donne incontrano le esigenze di tutti. "Il movimento cooperativo può esercitare un ruolo importante per sostenere, facilitare e anche incoraggiare la vita delle famiglie". "Realizzare la conciliazione, o forse meglio l’armonizzazione tra lavoro e famiglia, è un compito che avete già avviato e che dovete realizzare sempre di più”. Per il Papa continuare a far questo significa aiutare le donne a “realizzarsi pienamente nella propria vocazione e nel mettere a frutto i propri talenti”. Le donne infatti devono essere “libere di essere sempre più protagoniste, sia nelle imprese sia nelle famiglie”.

Le cooperative autentiche e il rapporto col denaro

Il Papa ha sottolineato come per le cooperative oggi sia sempre più difficile ottenere denaro per colmare la scarsità di risorse pubbliche e realizzare le proprie opere, ma “per fare tutte queste cose ci vuole denaro!”. Il Papa ha quindi invitato a una maggiore collaborazione tra cooperative bancarie e imprese, in modo che ci siano maggiori risorse “per far vivere con dignità e serenità le famiglie, pagando i giusti salari ai lavoratori, investendo soprattutto per le iniziative che siano veramente necessarie”. Francesco ha sottolineato quindi come questo rapporto con non sia sempre facile, citando in questo senso la famosa frase “il denaro è lo sterco del diavolo”. Bergoglio ha spiegato che se il denaro diventa un idolo determina le scelte dell’uomo, lo rende un servo, lo rovina. La cooperativa, “se è una cooperativa autentica, dove non comanda il capitale sugli uomini ma gli uomini sul capitale” ha le caratteristiche per impedire che questo avvenga. E in forza di questa posizione bisogna “contrastare e combattere le false cooperative, quelle che prostituiscono il proprio nome di cooperativa per ingannare la gente con scopi di lucro contrari a quelli della vera e autentica cooperazione”.

Le cooperative e il mondo: come affrontare la globalizzazione

Secondo Papa Francesco l’economia cooperative può essere un elemento risanatore nel mare insidioso dell’economia globale, “la nuova grande globalizzazione, che riduce alcuni squilibri ma ne crea molti altri”. Serve quindi un impegno di tutti i cooperatori per riflettere su questo grande tema che nei prossimi anni sarà sempre più pressante e centrale. “Il movimento cooperativo non può rimanere estraneo alla globalizzazione economica e sociale. Le cooperative non possono rimanere chiuse in casa, ma nemmeno uscire di casa come se non fossero cooperative”. Occorre avere il coraggio e la fantasia di costruire la strada giusta per integrare, nel mondo, lo sviluppo, la giustizia e la pace. Bisogna individuare un modo originale che permetta alle cooperative di affrontare le nuove sfide del mercato globale, partecipando allo sviluppo nella salvaguardia dei principi di solidarietà e giustizia che ne hanno determinato la nascita.

Creare un’Alleanza composita, senza paura

Concludendo il proprio discorso Francesco ha sottolineato che per rispondere ai bisogni emergenti nelle “vecchie e nuove periferie esistenziali” serve collaborazione tra le varie realtà che operano in questi ambiti. Bergoglio ha quindi lodato l’iniziativa intrapresa con l’Alleanza delle cooperative (LINK) che mette insieme esperienze legate al mondo cattolico con realtà che provengono da altre storie, anche molto distanti. Il Papa ha ricordato come i fattori di divisione per lungo tempo siano stati più forti di quelli che, invece, accomunano e uniscono gli sforzi delle realtà cooperative italiane, ma che ora questa nuova forma associativa lascia bene sperare in un sistema associativo sempre più solido, forte e articolato.

 

Riferimenti

Il testo del discorso di Papa Francesco ai rappresentati di Confcooperative

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Palmiro | 06.03.2015
Premetto: non mi sono mai piaciuti i preti. Detto questo, non si può non condividere una visione del genere. Se tutto il mondo della cooperazione decidesse di muoversi così non assisteremmo più a scempi come quelli visti a Roma. Ma tutto il mondo della cooperazione vuole muoversi così? Ho diversi dubbi in merito.
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Giuliano | 04.03.2015
Complimenti e grazie per questa splendida "sintesi".
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