TERZO SETTORE /
Le false cooperative, il lavoro ed il mercato dei servizi di welfare
Presentata in Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare per contrastare le false cooperative. Quali sono gli obiettivi?
22 giugno 2015

Nelle scorse settimane l’Alleanza delle Cooperative Italiane ha depositato in Corte Suprema di Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare per contrastare le false cooperative. Dal momento del deposito in Cassazione i promotori hanno sei mesi di tempo per raccogliere almeno 50 mila firme che verranno poi consegnate al Parlamento. In questi giorni in tutto il territorio nazionale si susseguono pertanto momenti di sostegno all'iniziativa, con un significativo impegno di tutto il movimento cooperativo.

Con questa proposta di legge l’Alleanza delle Cooperative chiede al Parlamento di approvare una legislazione più severa ed incisiva per contrastare il fenomeno delle false cooperative, imprese che utilizzano strumentalmente la forma giuridica della cooperazione perseguendo finalità estranee a quelle mutualistiche. Situazioni diffuse in tutto il territorio nazionale nelle quali non c’è democrazia interna e spesso i lavoratori sono sfruttati e malpagati. Si crea così un oggettivo danno a tutte le imprese sane, a partire dalle imprese cooperative, che devono competere con concorrenti che non rispettano le leggi ed i contratti di lavoro e praticano, in modo sistematico, un vero e proprio dumping sociale, a volte con la complicità dei committenti, pubblici o privati, interessati a ridurre il costo dei servizi e delle prestazioni acquistate. In particolare, la proposta di proposta di legge popolare prevede:

  • la cancellazione dall’Albo delle Cooperative e la conseguente perdita della qualifica di cooperativa, per le imprese che non siano state sottoposte alle revisioni/ispezioni;
  • definizione di un programma di revisioni, in via prioritaria, per quelle cooperative che non siano state sottoposte da lungo tempo alle revisioni o alle ispezioni, così come per le cooperative appartenenti ai settori più a rischio;
  • tempestiva comunicazione dello scioglimento delle cooperative all’Agenzia delle Entrate per contrastare il fenomeno di cooperative che nascono e cessano l’attività nel giro di pochi mesi accumulando debiti nei confronti dell’Erario;
  • creazione di una cabina di regia al Mise che coordini i soggetti chiamati a vigilare sulle cooperative evitando sovrapposizioni e duplicazioni di adempimenti attraverso intese che consentano di coordinare revisori provenienti anche da altre Amministrazioni.

Il contrasto alle false cooperative è collegato in modo più ampio a percorsi di emersione del lavoro nero e si lega indissolubilmente alle politiche di regolazione messe in campo dagli attori pubblici al fine di garantire il rispetto delle leggi e dei contratti di lavoro.

Nel settore del welfare, inoltre, quello del “lavoro” è uno dei temi centrali. A fronte dei crescenti bisogni sociali legati, in primo luogo, al progressivo invecchiamento della popolazione, in presenza di importanti programmi pubblici incentrati sui trasferimenti monetari gestiti direttamente dall’INPS e vista la contrazione delle risorse pubbliche destinate a finanziare i servizi del “welfare sociale” si è sviluppato in Italia un importante mercato delle assistenti familiari (Catanzaro e Colombo 2009), che in alcuni casi è legato all’informalità ed alimenta un vero e proprio “mercato nero” del lavoro.

Contemporaneamente è cresciuta la pressione sul versante dei costi da parte degli attori pubblici nei confronti dei fornitori privati di servizi sociali e socio-sanitari, in primo luogo le cooperative sociali, ai quali è stato chiesto un continuo efficentamento che è stato ottenuto puntando sulle economie di scala e comprimendo il costo del lavoro che rappresenta per molte organizzazioni anche il 90% dei costi totali (Bernardoni e Picciotti 2013). A titolo di esempio, frequentemente nei casi di cambio appalto l’impresa subentrante, che spesso ha vinto la gara effettuando un importante ribasso sulla base d’asta, scarica sui lavoratori neo assunti e sui beneficiari finali del servizio, il costo del ribasso effettuato.

In questo contesto sono utili interventi di policy capaci di orientare la domanda privata delle famiglie e la domanda pubblica di servizi sociali e socio-sanitari in modo da rafforzare il mercato privato dei servizi di welfare, regolare in modo innovativo quello pubblico ed innalzare il livello di tutele e diritti dei lavoratori del sociale. A tal fine si ritiene utile:

1. superare il divieto per gli assistenti domestici ad esercitare il proprio lavoro in forma cooperativa, in modo da sostenere percorsi di professionalizzazione e di auto imprenditorialità capaci di generare benefici per l’intera comunità;
2. vincolare parte dei trasferimenti monetari erogati alle famiglie dall’INPS all’acquisto di servizi di cura forniti da parte di fornitori accreditati, introducendo un incentivo implicito all’emersione del lavoro nero ed uno stimolo al rafforzamento del mercato privato dei servizi di welfare;
3. superare lo strumento delle gare di appalto per la selezione dei fornitori dei servizi di welfare riconoscendo le specificità di questa tipologia di servizi e puntando su modelli di regolazione innovativi del mercato dei servizi di welfare che in alcune aree del paese già rappresentano una realtà;
4. prevedere, nei casi in cui l’appalto deve essere mantenuto, il superamento del massimo ribasso, vietando in modo esplicito i ribassi sul costo del lavoro.


Riferimenti

Bernardoni A. e Picciotti A. (2013), Le dinamiche competitive nel settore socio-assistenziale negli anni della crisi: i comportamenti delle imprese sociali, Working Paper presentato nel corso del Colloquio Scientifico Annuale sull’Impresa Sociale organizzato da Iris Network, 7-8 giugno 2013, Università degli Studi di Torino.

Catanzaro R. e Colombo A. (2009), Badanti & Co., Bologna, Il Mulino.

Potrebbe interessarti anche:

Riforma Terzo Settore: l'impresa sociale diventa un bersaglio

L'impatto dell’impresa sociale in Italia e in Europa

Impresa sociale: “Vera sfida è qualità dei servizi. Ecco perché filantropia non basta”

 

Torna all'inizio

 
NON compilare questo campo
 

riccardo | 01.10.2015
Io lavoro in una cooperativa legalmente riconosciuta ma gli stipendi sono sotto i mille euro pur facendo un lavoro pesante. Inoltre non vedo ispezioni o revisioni di tale azienda per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro e trasparenza su lavoro dato a persone esterne e su come è calcolato ore e tipo di lavoro. C'è chi timbra il cartellino e chi no . Dunque se sono questi i controlli o revisioni. .. alcune volte qualcuno lavorava per 15 ore al giorno.
  976

Lara | 30.06.2015
Perché non parlare anche delle false associazioni di volontariato? Dal momento che l'unico discrimine per vincere un bando è garantire il servizio al costo più basso e appetibile, molti servizi alla persona e alle famiglie vengono gestiti da associazioni di volontariato, che appunto possono garantire tali costi perché non possono avere personale retribuito tra i soci, ma solo volontari a rimborso spese. Così l'associazione di volontariato si trasforma con il bene placido dell'amministrazione pubblica, in una sorta di agenzia interniale, senza però tutti i costi relativi alla tutela e regolarizzazione dei dipendenti. I servizi per loro natura, struttura e organizzazione sono lavoro e quindi non possono essere gestiti ed erogati da volontari. Stiamo favorendo un sistema che mercifica e mortifica il sociale e i lavoratori sociali e che in maniera molto schizofrenica sta producendo quelle problematiche e disagi che intende rimuovere.
  1139