TERZO SETTORE /
Come cambiano i fabbisogni finanziari di cooperative e fondazioni
Nella terza edizione dell'Osservatorio UBI Banca sulla finanza e sul terzo settore informazioni utili a comprendere le dinamiche in atto
28 ottobre 2014

UBI Banca, con il supporto scientifico di AICCON (Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit), ha presentato la terza edizione dell’Osservatorio UBI BANCA sulla Finanza ed il Terzo Settore, indagine volta ad approfondire diversi aspetti legati al fabbisogno finanziario del Terzo Settore. La ricerca quest’anno si è concentrata in particolare sul ruolo della cooperazione sociale, alla quale erano già state dedicate le precedenti edizioni dell’indagine, e su quello delle fondazioni, prendendo in considerazione un campione di 500 cooperative sociali e 250 fondazioni.


I fabbisogni finanziari delle cooperative sociali

Il focus dedicato ai rapporti tra cooperative sociali e istituti bancari ha evidenziato una crescita delle realtà che negli ultimi anni hanno sviluppato rapporti pluribancari (ovvero con due o più banche contemporaneamente), mentre è diminuito il numero di coloro che hanno rapporti con una sola banca. La percentuale di realtà cooperative che intrattengono rapporti con più istituti bancari è passata dal 66% del 2012 al 70% del 2013, mentre il numero di cooperative che hanno rapporto con una sola banca è passato dal 34% al 30%.

L’indagine rivela un’altra interessante tendenza, già emersa nelle precedenti edizioni dell’Osservatorio, relativa al livello di soddisfazione dei cooperatori a riguardo dei loro rapporti con gli istituti di credito. Si dichiarano soddisfatti o molto soddisfatti dei rapporti con la propria banca il 54,8% dei soggetti interpellati, con una crescita di 12 punti percentuali rispetto al 2012 e di 16 rispetto al 2011. Cresce inoltre, anche se di poco, il numero di coloro i quali si dichiarano soddisfatti della creazione di servizi e modelli di valutazione che tengono in considerazione le specificità dell’esperienza di cooperazione sociale.

Rispetto allo scorso anno la percentuale di cooperative che intende effettuare investimenti nei prossimi 12 mesi aumenta leggermente, passando dal 37.2% al 40.3%. Tuttavia, in linea con le rilevazioni precedenti, il numero di organizzazioni che intende avvalersi di finanziamenti da parte delle banche resta abbastanza basso: il 25.2% sostiene infatti che ricorrerà a finanziamenti pubblici, il 44.2% a forme di autofinanziamento e solo il 30.6% a finanziamenti bancari. Anche se in generale si registra dunque un aumento della fiducia nei confronti del sistema, la maggior parte delle cooperative sembra mantenere una posizione “difensiva” nei confronti delle banche, preferendo non ricorrere a finanziamenti derivanti dagli istituti di credito per realizzare le proprie attività.


I fabbisogni finanziari delle fondazioni

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat (Censimento delle Istituzioni Non Profit 2011) a livello nazionale esistono 6.220 fondazioni, che impiegano complessivamente 91.783 addetti, e che assommano annualmente circa 1 miliardo e mezzo tra sussidi, contributi ed erogazione a soggetti terzi. Nell’ultimo anno, tuttavia, il 35.6% delle fondazioni ha diminuito le proprie erogazioni, il 42.2% è riuscito a mantenerle stabili e solo il 22.2% è riuscito ad aumentarle. Il 2013 è stato quindi un anno difficile anche per le fondazioni, soprattutto a causa degli effetti generati dalla crisi. Per l’anno a venire le fondazioni rivelano però previsioni un po’ più rosee: il 38% afferma che le erogazioni a sostegno di iniziative per il Terzo settore aumenteranno, il 46.7% che resteranno stabili e solo il 15.6% prevede diminuzioni in questo senso.

In merito ai rapporti con gli istituti di credito, il 48% delle fondazioni dichiara di intrattenere rapporti con una sola banca, mentre il 25% ha rapporti con due o più banche. Il 68% delle fondazioni si dichiara soddisfatto o molto soddisfatto dei rapporti con i propri istituti, un dato probabilmente riconducibile alla percezione che le banche possiedano strumenti e metodi di valutazione specificamente dedicati alle esigenze delle fondazioni medesime.

Per quanto riguarda la copertura dei fabbisogni finanziari futuri, solo una piccolissima quota di fondazioni interpellate (5%) afferma che ricorrerà a prestiti finanziari da parte delle banche, il 49.4% rivela che reperirà risorse dalla gestione del patrimonio, il 20.3% da donazioni, il 25.5% da finanziamenti pubblici. Il 74.5% delle fondazioni vorrebbe tuttavia che, al di là degli aspetti di finanziamento, le banche garantissero loro supporto nella raccolta fondi (74.5%), nella gestione degli investimenti (52.1%) e nella fidelizzazione degli stakeholder (40.4%).


Perché occorre “insistere” col Terzo Settore

Nonostante il terzo settore italiano riveli ancora una certa disaffezione, e in parte una certa diffidenza, nei confronti del sistema bancario, è indubbio che questo segmento della nostra economia non possa più essere trascurato dagli istituti di credito. Rossella Leidi, Chief Business Officer di UBI Banca, ha sottolineato come “il mondo dell’impresa sociale si conferma un settore vitale per l’economia e per lo sviluppo del nostro Paese. Si tratta di un modello che è cresciuto molto negli ultimi anni, rivelatosi capace di mantenere alti tassi di occupazione, soprattutto puntando su due elementi: imprenditorialità e innovazione. Oggi il ruolo delle istituzioni finanziarie è fondamentale per sostenere il mondo del non profit e in particolare le scelte di investimento e l'operatività dell’imprenditoria sociale chiamata ad operare in nuovi mercati e a favore di nuovi utenti beneficiari dei servizi offerti”.

A confermare questa impressione è stato Paolo Venturi, direttore di AICCON: “l’impresa sociale italiana in questi anni ha dimostrato una resilienza e una propensione all’innovazione superiore alla media delle imprese”. “I dati dell’osservatorio ci confermano che tale attitudine è correlata alla propensione al rischio: più le imprese sociali affrontano la sfida dell’imprenditorialità, più innovano. Per sostenere questa sfida il ruolo degli istituti di credito e della finanza è decisivo”.

Di questo avviso è anche Guido Cisternino, responsabile Enti Associazioni e Terzo Settore del Gruppo UBI, che commentando l’indagine ha sottolineato come “gli ultimi dati ISTAT confermino la validità della scelta di UBI di guardare sempre con maggiore interesse al Terzo Settore” soprattutto attraverso “un approccio dedicato e l’utilizzo di strumenti personalizzati con l’intento di dare valore a quegli elementi tipici delle organizzazioni non profit altrimenti ‘invisibili’ se osservati con una chiave di lettura finanziaria tradizionale e standardizzata”.


Riferimenti

Terzo Osservatorio UBU Banca su Finanza e Terzo settore

Il focus completo sulla cooperazione sociale

Il focus completo sulle fondazioni


Potrebbe interessarti anche:

Il secondo rapporto UBI Banca su Finanza e Terzo Settore

Risultati e prospettive dei social bond di UBI Banca

Una finanza "buona" per favorire crescita e lavoro

 

Torna all'inizio

 

 
NON compilare questo campo